Uova: le 5 cose che forse non sai

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L’inchiesta: la vita crudele delle galline in gabbia. 

Sono passati esattamente 4 anni dall’inchiesta di Piergiorgio Giacovazzo, giornalista del TG2, su un allevamento di galline ovaiole del Nord Italia. Le galline in gabbia. Un’inchiesta vista da più di 2 milioni di spettatori, che ha portato in luce quanto l’industria delle uova sia crudele con loro. Ma le galline, a centinaia di migliaia, continuano a vivere l’incubo delle gabbie. Per questo torniamo a parlarne.

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L’indagine fece molto scalpore, lo stabilimento in cui sono entrati era un capannone sporco e infestato da acari rossi e blatte, illuminato da una luce fioca. Stipate nelle gabbie le galline, ricoperte di pidocchi, acari, con le zampe deformate dalla vita in gabbia. Lontanissime dalle immagini a cui ci hanno abituato le pubblicità.

Così riporta AnimalEquality:”Hanno ulcere evidenti, la pelle rovinata dall’ammoniaca che si deposita nelle gabbie a causa delle deiezioni mai pulite, e molte hanno anche perso gran parte del piumaggio. Sono costrette a camminare sui corpi delle compagne morte, perché i cadaveri non vengono raccolti ma lasciati in putrefazione in mezzo agli animali vivi. E questa è la parte ‘visibile’ della loro sofferenza, ma poi c’è tutto il resto:

  • Anche se la legge lo vieta, spesso in alcuni allevamenti le galline vengono private di acqua e cibo per diversi giorni, una pratica detta ‘muta forzata’ che accelera il processo di deposizione delle uova, ma che ignora totalmente i loro bisogni di base a scapito della loro salute.
  • Soffrono di ernie, di stress, di un deperimento rapidissimo del corpo causato dall’iper sfruttamento, di comportamenti aggressivi e autolesionisti: tutte conseguenze della vita in gabbia.
  • Una pratica standard dell’industria consiste nel debeccare le galline a pochi giorni dalla nascita, per impedire che si attacchino fra di loro a causa delle condizioni di stress estremo a cui sono costrette.

GUARDA L’INCHIESTA 
Per questo stiamo lottando affinché le gabbie siano vietate, una volta per tutte. Per questo, chiediamo che le aziende adottino delle politiche che riducano la loro sofferenza. E tutti devono sapere che anche quando su una confezione di uova si trova scritto ‘allevate a terra’ non significa affatto che le galline sono libere di scorrazzare all’aperto o che non subiscono maltrattamenti. Anzi.

LA SOFFERENZA DIETRO UN UOVO: LE 5 COSE CHE FORSE NON SAI