Tullio Marchetti, il centenario di Ladispoli

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Compie oggi un secolo di vita Tullio Marchetti, un arzillo anziano che ci ha raccontato la vera storia del nostro territorio
di Giovanni Zucconi

Non è facile conoscere un centenario. Così come non è facile descrivere le sensazioni che può regalarti l’incontro con uomo che ha vissuto ed è stato segnato da cento anni di storia, come Tullio Marchetti. Te li vedi tutti quegli cento anni. Ti parlano anche senza le parole deboli e un po’ trascinate di quel bambino con la memoria di anziano. Sono davanti a te, alla tua presenza. Tutti. Hanno degli occhi dolci, un po’ lucidi, e ti sembrano più belli di quello che sono effettivamente stati. Anni di miseria, di fame, di guerre feroci e dopoguerra di sacrifici. Di lavoro duro, spesso sufficiente solo per il sostentamento. Ma sono li, e ti sembrano bellissimi se sono riusciti a forgiare quell’uomo mite, che continua a ringraziare la Democrazia Cristiana per avergli permesso di crescere quattro figli con il duro lavoro su una terra che l’Ente Maremma gli aveva assegnata, dopo averla “tolta” al Principe Ruspoli. Un pastore, un muratore e un contadino che non ha potuto studiare, ma che ha letto più libri di tanti giovani di oggi che hanno frequentato l’Università. Letto e scritto tanto. Centinaia di poesie, che non rappresentano solo il sentire della sua anima pura di uomo mite e di principi che oggi non sappiamo più neanche riconoscere. Rappresentano la sua vita di tutti giorni. Ha scritto una poesia per ogni evento, piccolo o grande, bello o brutto che gli è capitato in questi lunghi 100 anni. E’ la sua memoria storica che i suoi figli, nipoti e pronipoti custodiranno gelosamente e che leggeranno, o le faranno leggere, quando vorranno ricordare o far conoscere nonno Tullio. Oggi, 17 febbraio 2017, il signor Tullio Marchetti compie 100 anni, circondato dall’affetto dei suoi figli e dei suoi numerosi nipoti e pronipoti. L’Ortica ha voluto festeggiare e onorare quest’uomo semplice, questo monumento alla Memoria, intervistandolo nella sua casa di Ladispoli. L’incontro è stato molto lungo, e i racconti si sono svolti a più voci, perché tutti, figli e nipoti, hanno voluto partecipare alla celebrazione di questo importante traguardo. Per aiutarlo a ricordare? Anche. Ma un uomo di cento anni che ancora ti recita a memoria dei passi dell’Inferno di Dante, non è che abbia bisogno di tantissimo aiuto.

Signor Marchetti, come è arrivato a Ladispoli?

“Io sono nato ad Ardea, dove mio padre faceva il pastore, ma sono originario di Leonessa, in provincia di Rieti. Mi sono sposato a Leonessa e abbiamo cominciato a venire a Ladispoli nel 1940. Sono quasi 77 anni che frequento questa città.”

Come mai siete venuti a Ladispoli?

“Avevamo dei parenti che ci hanno aiutato ad andare avanti i quegli anni difficili. Io facevo il pastore e il muratore”.

E poi?

“Poi nel 1947, hanno fatto la riforma agraria, e nel 1956 ci hanno assegnato questa terra che era del Principe Ruspoli. Non c’era nulla, solo rovi. Abbiamo dovuto lavorare sodo per rendere questa terra coltivabile. Questa casa ce la siamo costruita noi.”

Riusciva a mantenere i suoi 4 figli con il lavoro della terra?

“Coltivavo carciofi e avevo una vigna. Ma non bastava. Facevo anche il muratore. Facevo due lavori per mantenere la mia famiglia.”

Quale è il segreto per diventare centenario?

“Nessuno. Non ho mai fatto nulla di particolare. Sono sempre andato d’accordo con la mia famiglia e ho lavorato sempre. Anche lontano da casa. Ho fatto tanti sacrifici, perché per il lavoro una volta ci si doveva arrangiare. Adesso si sta meglio. La vita è più facile adesso. Mi sono sempre accontentato del poco. Non ho mai fatto stravaganze.”

Quindi il suo segreto è il senso del sacrificio.

“E della Santa Caterina che lo ha sopportato per 70 anni.”, risponde scherzando uno dei suoi figli. Caterina era la moglie di Tullio Marchetti, purtroppo morta il 7 novembre scorso.

Lei è sempre stato in salute?

“Si. Ho avuto solo cose normali”. E attacca a recitare una poesia sugli anziani che ha scritto qualche anno fa.

Da quando scrive poesie?

“Da sempre. Quando facevo il pastore, avevo molto tempo per leggere e per scrivere. Leggevo tutto quello che mi capitava: L’Ariosto, la Gerusalemme liberata, il Torquato Tasso, i Promessi sposi, Dante, la Divina Commedia (e qui cita un verso a memoria dell’Inferno). Non c’era altro divertimento se non leggere e scrivere. Ho scritto centinaia di poesie”

Legge anche l’Ortica?

“Certo. L’ho sempre letta. Ma adesso ci vedo poco e me la devo fare leggere”.

Troppo facile adesso scherzare e dire che chi legge L’Ortica campa cento anni. Ma le faccio una domanda seria. Vivere cento anni vuole anche dire vedere morire quasi tutti gli amici e le persone più care. Non è una specie di maledizione con la quale deve convivere?

Il signor Marchetti a questo punto parla di altro e non risponde alla domanda. Una sua nipote cerca di ripeterla credendo che non l’avesse capita. Ma i suoi occhi, improvvisamente pieni di lacrime, testimoniano che lui la domanda l’ha capita benissimo. “Questa è una cosa che non ci interessa…”, dice con una voce rotta, e non insistiamo più. Ho fatto una domanda che non dovevo fare. La nipote gli asciuga gli occhi e mi dice: “Da quando è morta la moglie dorme molto poco. Ma non è solo paura di morire. E’ paura di rimanere solo.”

Finiamo qui questa intervista, con un po’ di tristezza. Perdonateci. Potevamo ancora parlare di tanti episodi che ci ha raccontato. Potevamo parlare della sua prigionia in Germania e della sua passione politica di Socialista. Ma vogliamo chiudere così, con l’immagine di un uomo forte che è riuscito a superare tutte le difficoltà e i sacrifici di 100 lunghi e duri anni, ma che si presenta oggi con tutta la fragilità di un animo sensibile, segnato dagli anni passati e dalla paura di quelli futuri, e con ancora tanta voglia di raccontarsi con delle poesie intime e delicate.

foto centenario