Torre Flavia,  non solo incendi e degrado

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foto di Paolo Tundo

di Silvio  Vitone

Laggiù dove via Roma di Ladispoli sembra perdersi nel canneto  e dove cercare  un parcheggio è fatica  improba, oltre che pericolosa, cerca di sopravvivere un’area  protetta meglio conosciuta  come  la palude di Torre Flavia. Sono visibili, ancora purtroppo, lungo la strada, i segni dell’incendio che nella notte del 16 luglio, ultimo scorso,ha messo a repentaglio questo fragile ecosistema.  Ho potuto, però constatare che le cannucce stanno riprendendo vita e stanno crescendo cosicchè da formare nuovamente una barriera  e limitare il disturbo  all’avifauna.

E questo è un buon segno a dispetto dei menagramo e soprattutto a dispetto di  chi si ostina contro (anche a costo di incendiarlo) un relitto palustre, che meriterebbe ben altre attenzioni e tutela.

Ma c’è dell’altro perché, a margine della godibile e grandiosa spiaggia,  quasi a ridosso delle strutture balneari, sottoposte a chiusura dall’autorità giudiziaria, stanno  tornando a “fiorire” le dune. Qui, infatti,  ha attecchito tutta una flora spontanea, in genere graminacee, che opponendosi  all’azione del vento, ha permesso la costituzione di nuovi accumuli sabbiosi.

Un tempo – e non bisogna andare molto indietro negli anni –  anche il nostro litorale, verso  nord, tra Ladispoli  e Campo di Mare, poteva vantare quelle meravigliose formazioni naturali, i caratteristici “montarozzi” alti in alcuni casi anche sei o sette metri  che orlavano la spiaggia e riparavano dal maestrale gli stagni salmastri dell’ interno.

Le nostre dune erano ricche di vegetazione e di fauna e quasi potevano far invidia a quelle più splendide e celebrate dalla letteratura e dall’ arte dei Macchiaioli,  della costa toscana.

Poi la pressione antropica, che è quanto dire il calpestio di migliaia di bagnanti, nella loro veloce e frenetica corsa al mare, gli insediamenti, a volte abusivi,( campeggi, rimessaggi, ricoveri per barche ed attendamenti balneari )  hanno cominciato un’inesorabile opera di demolizione, tanto che un autore come il Mantero nel suo libro “ tra terra ed acqua” ( e siamo nel 1986 ) deve riconoscere che ormai le dune “nostre” sono ridotte a “deboli accumuli terrigeni”.

Ed inoltre ci si è messo anche il fenomeno dell’erosione, con la sua azione devastante soprattutto nei mesi invernali.  Mi sembra superfluo ricordare che l’erosione, in ultima analisi, ha ben poco di naturale ed è indirettamente  collegabile all’azione umana.

Provvidenzialmente, però possiamo assistere ad un’inversione di tendenza – sperando che duri! Il merito è da attribuirsi oltre alla minore presenza umana per la già ricordata chiusura di strutture prospicienti la palude,  anche all’opera del volontariato, capitanato dal coraggioso ed instancabile dr. Battisti Corrado, responsabile tecnico dell’oasi “Palude di Torre Flavia”, dai suoi collaboratori e dal gruppo  “ Amici di Torre Flavia”. I volontari  da anni  sono presenti, a vario titolo, per la sopravvivenza dell’area protetta. Sono loro che hanno posto delimitazioni, cartelli, realizzato appositi sentieri di attraversamento ed hanno permesso di ridurre lo sconsiderato calpestio.

Ed eccoli al lavoro i nostri volontari  con i nastri ( quelli che si usano per le costruzioni edilizie ) spaghi e corde ed altre modi fantasiosi ed improvvisati  per recintare una zona ( quella davanti alla torre ) .Poi verso fine luglio la recinzione è diventata più “organica” con pali metallici, cordone marinaro e nuovi cartelli . Il bello è che su questa dunaun uccellino, il fratino ( Charandrius alexandrinus ) a rischio di estinzione,  fortemente minacciato nel suo habitat, ha deciso di metter su famiglia proprio in giugno 2017 e di nidificare.  La particolarità di questo volatile è di deporre le uova nella sabbia ad una certa distanza dalla battigia. Dopo qualche tempo  le uova  si sono schiuse ed ora una famigliola di fratini scorrazza liberamente  sulla spiaggia  per la gioia non solo di operatori ed ambientalisti ma anche di quei turisti e bagnanti meno presi dalla frenesia del mare.

Questa rinaturalizzazione ( chiamiamola così ) è destinata a durare ? è giusto parlare di una ‘ “ stabile inversione di tendenza” ? Per ora la chiusura dei campeggi e degli insediamenti abusivi indirettamente la favorisce. Ma in seguito ?