Santa Marinella, scandalo a luci rosse

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LoTIDEI: «DENUNCIO TUTTI, SCRIVERÒ PURE AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA NORDIO, PER QUANTO HO SUBITO»

Si sente violato nella sua privacy e nel mirino di una vendetta politica Pietro Tidei, sindaco di Santa Marinella, finito nel tornado per un video in cui fa sesso in Comune con due donne diverse, una alla volta, fuori dall’orario e con gli uffici non aperti al pubblico.

Filmati hot, che per il primo cittadino appena 77enne, sposato con 4 figli, dovevano essere bloccati dal pm di Civitavecchia perché non attinenti con le intercettazioni e l’inchiesta su un altro caso giudiziario. Filmati concessi poi a un consigliere comunale implicato in quel processo e relativo a un tentativo di corruzione, dove la “vittima” sarebbe lo stesso sindaco Tidei. In sintesi, il sindaco si è sempre rifiutato di concedere dei cambi di destinazione d’uso, soprattutto in una zona in cui si trova un noto albergo e ristorante a Santa Severa, dell’imprenditore Fabio Quartieri, proprietario anche dell’“Isola del Pescatore”.

Lo stesso Quartieri che secondo l’ipotesi della Procura, avrebbe pagato 100mila euro alcuni consiglieri comunali per far decadere Tidei ed ottenere il cambio di destinazione d’uso. Come da prassi sono state chiuse le indagini, il processo non è ancora iniziato quindi è necessario mantenere tutti i condizionali possibili, ma gli avvocati degli indagati intanto hanno chiesto naturalmente di poter accedere agli atti, comprese le intercettazioni. Ed è in quelle intercettazioni che ci sarebbero dei video registrati dalle telecamere piazzate dagli inquirenti in Municipio a caccia di eventuali prove, ma che avrebbero anche registrato gli incontri a luci rosse del sindaco non con una bensì con due donne a distanza di giorni. «Non è normale che la persona che io ho denunciato e che è indagata ha ottenuto dalla Procura quel video mentre il sottoscritto non può vederlo».

Tidei, esponente del Pd, è stato confermato alla guida del Comune nel maggio scorso. Ma in passato è stato anche consigliere provinciale, deputato e sindaco a Civitavecchia tra il 2001 e il 2012. Ora è bufera su di lui. Al di là della moralità di questa storia, che comunque non è di poco conto soprattutto per ciò che attiene la sua famiglia o la sfera pubblica soltanto se venisse accertata la motivazione per cui Tidei, eventualmente, abbia intrattenuto rapporti osé con queste donne, si parla di atti che non potevano essere divulgati, ma che, di sicuro, qualcuno ha fatto girare e dato poi in pasto alcuni organi di informazioni. Intercettazioni che evidentemente, e questo verrà chiarito in separata sede, non dovevano nemmeno finire nelle mani di altre persone direttamente da qualcuno della Procura in contrasto con quanto sancito dalla legge Cartabia sul rilascio dei materiali, o meglio sul non rilascio dei materiali irrilevanti.

Ma chi è stato? È ipotizzabile pensare che ci fosse una sorta di talpa? Pietro Tidei senza troppi giri di parole ha puntato l’indice contro il consigliere comunale Roberto Angeletti, tra gli indagati appunto della storia legata alla tentata corruzione, consigliere che è stato già sottoposto a una perquisizione della stessa magistratura di Civitavecchia. Da quanto trapela però quest’ultimo è pronto a rispondere al fuoco denunciando il sindaco per diffamazione e perciò sostenendo di non aver mai consegnato ad altre persone i filmati sessuali con Tidei e le sue amanti. Una storia da soap opera o da cinepattone che però sta scuotendo non poco la politica e la comunità locale e non. Intanto i carabinieri sono piombati in casa di Angeletti per sequestrare il materiale informatico e avrebbero trovato nella memoria le immagini “hot” del sindaco santamarinellese.

Gli inquirenti hanno dato incarico a un perito di analizzare comunque i dispositivi elettronici del consigliere indagato per capire se e a chi abbia inviato i video con le scene di sesso. Sul lato politico la maggioranza regge, nel senso che avrebbe blindato Tidei nonostante la richiesta di dimissioni arrivata da più parti. Un caso che però sembra non essere chiuso qui, nemmeno a livello politico.