INCONTINENZA URINARIA

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L’emissione involontaria di urine, ossia l’incontinenza urinaria, necessità di un anamnesi accurata da parte del medico curante perché molteplici possono essere le cause.

Un diario minzionale redatto dal paziente può esserci di aiuto. E’ una semplice incontinenza da sforzo o da stress (è dovuta ad un improvviso aumento della pressione all’interno dell’addome che si ripercuote sulla vescica a seguito di uno sforzo improvviso, una risata, un colpo di tosse)? Oppure trattasi di un’incontinenza da urgenza (causata da improvvisa ed incontrollabile esigenza di urinare)? O ancora di un’ incontinenza di tipo misto (stress più urgenza)? Una ritenzione urinaria cronica, inveterata e recidivante può infine essere responsabile di un’incontinenza da rigurgito (detta anche iscuria paradossa). Il termine iscuria è un sostantivo femminile che deriva dal greco (arrestare l’urina), un arresto del flusso urinario dovuto al fatto che gli ureteri ed i condotti urinari non permettono il passaggio del liquido secreto dai glomeruli. E’ importante distinguere l’incontinenza urinaria nella donna rispetto a quella dell’uomo. Nel primo caso l’anamnesi urinaria, ostetrica ginecologica, può rivelarci una cistite, una alterazione del pavimento pelvico dovuto alla menopausa, degli esiti di interventi ostetrici. Negli uomini l’incontinenza può essere dovuta ad un’ostruzione uretrale secondaria ad ipertrofia della prostata, ad esiti di interventi chirurgici vescicale o prostatici (chirurgia endoscopica, istillazione endovescicale). Anche esiti di trattamento radioterapici pelvici, fistole o patologie neurologiche di pertinenza non urologica possono essere responsabili, in entrambi i sessi, di incontinenza urinaria. Quali analisi richiedere dopo l’anamnesi? Un esame completo delle urine con eventuale urinocoltura ed antibiogramma, un’ecografia dell’apparato urinario, un uroflussimetria con valutazione del residuo post – minzionale. Poi indipendentemente dall’eziologia è importante la correzione di atteggiamenti che trattengono l’urina (ritensionistici); una riabilitazione del pavimento pelvico tramite fisiochinesiterapia oppure biofeedback, cosi come la regolarizzazione dell’alvo. Qual è la terapia medica? Prima di utilizzare l’approccio farmacologico dobbiamo sempre valutare se vi sia un’insufficienza renale tale da ridurre il dosaggio dei farmaci al fine di non aggravarla. Per poi valutare il beneficio occorre che la terapia non sia inferiore a tre mesi. Nei soggetti con grave insufficienza epatica o severa compromissione della funzionalità renale (GFR inferiore a 30 ml/min) il Detrusitol (un anticolinergico, la talteradina), che nei soggetti normali, viene raccomandato al dosaggio di 2 mg due volte al giorno, deve essere dimezzato (1 mg due volte al giorno), ripeto protrattO per tre mesi. Più complesso è il trattamento con la fesoterodina (Toviaz). La dose iniziale raccomandata è di 4 mg una volta al giorno che può essere raddoppiata (8 mg) sulla base della risposta individuale senza però mai superiori questo dosaggio. Già dopo 2 – 8 settimane si può osservare un effetto completo del trattamento. Altro farmaco antocolinergico utilizzato è l’ossibutinina cloridrato (Ditropan). Il dosaggio è di 5 mg una compresa al giorno. Può essere aumentato sino a due compresse/die per almeno sei mesi. Nei pazienti affetti da ostruzione uretrale da ipertrofia prostatica si può ricorrere alla solifenacina più tamsulosina (Vesomil 6 mg/ 0.4 mg una compressa al giorno) oppure alla propiverina (Mictonorm 15 mg una compresa due volte al giorno). Nell’incontinenza “ da sforzo” o “da stress” è bene rivolgersi a centri specialistici al fine di una riabilitazione del pavimento pelvico o di un’eventuale terapia chirurgica. Nell’iscuria paradossa è necessario il catetere vescicale per un periodo determinato di tempo.

Dottor Professor
Aldo Ercoli
Specializzato in Cardiologia e Broncopneumatologia e esperto in Malattie Infettive.
Cardiologo già docente in Microbiologia ambientali, Medicina Naturale e di formazione dei medici di medicina di base.