Made in Italy sì, ma la qualità viene prima di tutto

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In questi giorni, ma non solo, assistiamo a numerose manifestazioni di solidarietà nei confronti di agricoltori e trasportatori, accompagnate da un invito che condividiamo: acquistare prodotti Made in Italy per sostenere la nostra economia, le aziende agricole e le eccellenze del territorio. Un messaggio giusto e importante, che merita però una riflessione: siamo davvero sicuri che tutto ciò che è italiano sia sinonimo di qualità?

Perché acquistare arance provenienti dal Sudafrica quando abbiamo le buonissime arance siciliane? Perché scegliere olio tunisino quando il nostro olio extravergine d’oliva rappresenta una delle eccellenze della produzione agroalimentare mondiale? E perché preferire mandorle californiane a quelle di Toritto, apprezzate per le loro caratteristiche organolettiche?

Tutto vero e condivisibile, ma il problema non si risolve semplicemente scegliendo un prodotto italiano al posto di uno straniero. Non basta la provenienza a garantire la qualità. Una parte del Made in Italy, infatti, è tutt’altro che eccellente, nonostante un’immagine costruita negli anni attorno ai concetti di tradizione, genuinità e rispetto della natura.

Come dobbiamo comportarci, allora, quando facciamo la spesa? La risposta è semplice, anche se richiede un po’ di attenzione: informarci, leggere le etichette, conoscere i metodi di produzione e, quando possibile, affidarci a produttori e negozianti di fiducia.

Facciamo qualche esempio. La pasta di Gragnano è giustamente famosa per la sua tradizione e per le caratteristiche della lavorazione. Ma una pasta prodotta a Gragnano può utilizzare grano proveniente da diversi Paesi, come indicato dalla dicitura «UE e non UE». La provenienza italiana del prodotto finito, quindi, non implica necessariamente che anche la materia prima sia italiana. Lo stesso vale per alcuni succhi d’arancia: le immagini e i richiami alla Sicilia possono attirare il consumatore, ma è fondamentale verificare che cosa riporti effettivamente l’etichetta sull’origine della frutta (spesso Sud Africa).

Anche quando acquistiamo carne e uova dovremmo porci qualche domanda in più. Il pollo allevato in Italia può provenire da sistemi intensivi e da razze selezionate per crescere molto rapidamente e sviluppare soprattutto il petto (polli Broiler), la parte commercialmente più richiesta. Analogamente, una grande quota delle galline ovaiole e dei bovini è allevata in sistemi intensivi, con differenze importanti nelle condizioni di vita degli animali e nella gestione degli allevamenti. L’origine nazionale, da sola, non racconta tutta la storia.

E che dire dell’agricoltura? In Italia oltre l’80% dell’agricoltura fa uso di pesticidi, fertilizzanti di sintesi e diserbanti. Non tutti i metodi agricoli sono uguali e non tutte le produzioni hanno lo stesso impatto ambientale. Per questo è riduttivo pensare che un prodotto coltivato in Italia sia automaticamente più sano, sostenibile o rispettoso della natura rispetto a uno proveniente dall’estero.

Il discorso si estende ai prodotti confezionati. Spesso il consumatore è attratto dalla scritta «Made in Italy», senza soffermarsi sulla lista degli ingredienti. Eppure, dietro confezioni accattivanti e richiami alla tradizione, possiamo trovare prodotti con numerosi ingredienti aggiunti, aromi sintetici, coloranti, ingredienti OGM, conservanti e altri additivi. La presenza di questi ingredienti dovrebbe invitarci a leggere, confrontare e scegliere con maggiore consapevolezza, senza fermarci alle promesse pubblicitarie.

Attenzione, quindi: non vogliamo screditare il Made in Italy, anzi, ma difenderne il valore autentico. Le nostre eccellenze agricole e alimentari meritano di essere sostenute, così come meritano rispetto i produttori che investono nella qualità, nella biodiversità, nella cura degli animali e nella salvaguardia del territorio. Proprio per questo, però, non possiamo mettere tutti i prodotti sullo stesso piano soltanto perché italiani.

Un prodotto biologico certificato, italiano o straniero, può rappresentare una scelta preferibile rispetto a un prodotto convenzionale ottenuto con metodi meno sostenibili. La certificazione biologica prevede regole specifiche, non utilizza pesticidi e fertilizzanti di sintesi e vieta l’uso di OGM nella produzione biologica e non utilizza metodi intensivi di allevamento. Non significa che ogni prodotto biologico sia necessariamente superiore sotto tutti i punti di vista, ma offre garanzie su determinati metodi di produzione che il consumatore dovrebbe conoscere e valutare.

Naturalmente, anche nel biologico è importante informarsi: provenienza, freschezza, ingredienti, trasparenza del produttore e modalità di conservazione restano aspetti fondamentali. Non dobbiamo sostituire un preconcetto con un altro, ma imparare a valutare ogni alimento nel suo insieme. Infatti alcuni prodotti del supermercato, nonostante la certificazione bio, non sono di alta qualità.

La spesa non dovrebbe essere una scelta dettata dalla bandiera, dal prezzo più basso o da uno slogan pubblicitario. Dovrebbe essere il risultato di una valutazione consapevole, che tenga conto della qualità, della provenienza delle materie prime, dei metodi di produzione, dell’impatto ambientale e del rispetto degli animali.

Sostenere l’economia italiana è importante, ma lo è altrettanto premiare le aziende che lavorano bene, producono con responsabilità e offrono alimenti di qualità. È questa la strada per valorizzare davvero il nostro patrimonio agroalimentare e distinguere le eccellenze dalle produzioni che puntano soprattutto sul richiamo commerciale dell’italianità.

Il nostro invito, quindi, è semplice: informiamoci, leggiamo le etichette, facciamo domande e togliamoci i paraocchi. Non acquistiamo un prodotto soltanto perché italiano e non scartiamone un altro soltanto perché straniero. Impariamo a scegliere con la nostra testa, premiando la qualità, la trasparenza e la sostenibilità.

Made in Italy, certamente. Ma non a qualsiasi costo e non a prescindere. Perché, quando si tratta di ciò che portiamo in tavola, la qualità deve venire prima della provenienza.

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Fisioterapista – Educatore alimentare
“BEN DI BIO” – Prodotti biologici e articoli ecologici
Via Ancona, 170 – Ladispoli

Alfonso Lustrino