L’EQUISETO CAMPESTRE (ARVENSE)

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equiseto campestre

PER MANTENERSI GIOVANNI E FORTI …

L’equisetum arvense è anche chiamato coda cavallina o “argilla vegetale”. Quest’ ultima denominazione si riferisce alla composizione e alle proprietà della pianta. L’appellativo di CodaCavallina non mi trova d’accordo.

Equiseto deriva dal altino equs(cavallo) saeta (crine), ossia setola, il pelo grosso del cavallo (criniera) ma anche del cinghiale, del maiale. Quindi la denominazione corretta sarebbe “criniera cavallina”.

Arvense deriva dal latino “arvum” (campagna, campestre). Perdonatemi questa disquisizione etimologica (dal greco etymos, vero senso di una parola, e logos, scienza) che tuttavia non rende giustizia a questa pianta di tradizione antichissima, appartenente al genere pteridofite (gli equiseti assieme alle felci ed ai licopodi sono i primi vegetali comparsi sulla terra).

La famiglia equisetaceae è diffusa in tutto il mondo (ad eccezione dell’Australia), soprattutto nei luoghi umidi. Gli equiseti hanno rizomi e fusti articolari con una struttura alquanto singolare per la presenza di particolari canali, o lacune, che sono piene di acqua e di aria. Mentre altre piante, pervenutaci dalla tradizione popolare, dopo prove biologiche e sperimentazioni cliniche sono entrate a far parte della farmacopea attuale, l’Equiseto è stato, fino all’inizio del 1900, ignorato, relegato alla medicina popolare tradizionale.

Eppure sin dall’antichità si apprezzava la sua azione diuretica ed emostatica. Solo all’inizio del 1900, come dicevo, venne studiato a fondo, sia dal punto di vista clinico che farmacologico.

La moderna fitoterapia ha evidenziato scientificamente una sua triplice azione diuretica, emostatica e remineralizzante.

I principi attivi sono sali minerali (potassio, manganese, selenio), saponosidi (equisetonina), acido silicico, flavonoidi. Il potere remineralizzanteè dovuto all’elevato contenuto in acido silicico. <Solo il silicio organico è un silicio che può ricalcificare, accelerando la comparsa del callo osseo> (Kervran, esperimenti clinici su ratti. 1975).

Il silicio facilità la ricalcificazione, accelerandone i tempi. Somministrando solo calcio non si osserva nessun miglioramento subitaneo e solo dopo meno di 20 giorni il callo osseo appare appena agli inizi. Per questi motivi l’Equiseto trova indicazioni nell’osteoporosi, fratture, menopausa, ossa fragili. Ma non solo.

E’ di grande utilità nella fragilità degli annessi cutanei (caduta di capelli, unghie fragili). Si deve a tutto il “concerto sinfonico del fitocomplesso” sia l’azione diuretica (eliminazione di solo acqua non sali minerali) e soprattutto emopoietica – emostatica.

<L’Equisetumarvensis T.M.  è una pianta dalla notevole azione remineralizzante che si sposa bene con l’Urtica dioica (Ortica) in quanto particolarmente utile nei pazienti con tendenza alla caduta dei capelli, fragilità delle unghie, soprattutto alcuni tipi di anemie: non solo sideropeniche, post – traumatiche, da fragilità capillare ma, in particolar modo, nell’anemia da insufficienza midollare. Posologia T.M. 50 gtt, 3 volte al giorno> (Ercoli A. Clinica medica in fitogemmoterapia e omeopatia. Tecniche Nuove Milano 2002).

Impiego terapeutico: anemie secondarie, fratture, osteoporosi, unghie e capelli deboli (uso interno) alcune dermatiti, piaghe, pelli grasse, seborroiche (uso esterno). Altra indicazione clinica che si è aggiunta più recentemente riguardo l’aterosclerosi e la degenerazione dei tendini.

Il silicio pur presente in tutto il nostro organismo lo è in particolare misura nel tessuto aortico e nei tendini. Un invecchiamento delle fibre elastiche nel tessuto aortico può essere prevenuto nella cura dell’arteriosclerosi. Per uso esterno la pianta è molto utilizzato in cosmetologie al fine di prevenire rughe, invecchiamento cutaneo, cellulite.

Forme farmaceutiche e posologia.

Polvere; 1-2 gr al giorno prima dei pasti

Equisetumarvensis: T.M. 50 gtt tre volte al giorno.

Tossicologia. Alle dosi terapeutiche non sono segnalati effetti secondari.

P.S. Quella singolare struttura che troviamo solo nelle radici e nei fusti di questa pianta(lacune o canali ripiene di acqua e di aria) potrebbe essere un segnale naturale di vitalità per l’essere umano, per non decadere invecchiando o fratturandosi. Senza aria e acqua non può esserci vita.

ortica
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli