La dimenticata necropoli del Sorbo a Cerveteri

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Vi raccontiamo l’incredibile storia di una importante testimonianza archeologica rimasta sepolta dalle costruzioni modernedi Giovanni Zucconi

Cosa può spingere una città a volere distruggere una grande e prestigiosa necropoli presente sul proprio territorio? Trovate strana questa domanda? Alla fine di questo articolo la troverete un po’ meno strana. E avrete delle sorprese.

Per contestualizzare la nostra storia, cominciando dalla fine, leggiamo cosa c’era scritto sul sito Internet del Comune di Cerveteri:

“Ben poche presenze rimangono della necropoli del Sorbo, quasi interamente sepolta con le costruzioni moderne. Si sono conservate solamente alcune tombe a dado e la famosa Tomba Regolini-Galassi”.

Credo che pochi ormai conoscano la non più visibile Necropoli del Sorbo. Facciamo quindi un piccolo richiamino. Il grande Raniero Mengarelli, negli anni 20 del Novecento, aveva portato alla luce, con scavi sistematici, una grande necropoli utilizzata per secoli dagli abitanti di Caere, soprattutto nel periodo villanoviano. Una necropoli non monumentale come quella della Banditaccia, ma molto estesa e articolata, con centinaia di tombe e cinerari, come possiamo vedere nella pianta disegnata dallo stesso Mengarelli. Una necropoli che raccontava, con le sue tombe e i corredi che esse avevano restituito, un pezzo di storia della Caere più antica. Una necropoli studiata da grandi archeologi e oggetto di conferenze e pubblicazioni fin dal 1913.

Premesso questo, tutti conoscono la storia di come la Necropoli del Sorbo sia stata seppellita da un moderno quartiere di alti palazzi. Una storia incredibile e vergognosa. Un vero e proprio crimine contro l’Umanità, rimasto impunito. Uno degli atti più gravi perpetrati, in tempo di pace, contro il patrimonio archeologico e contro la memoria storica di un popolo. Solo l’ISIS ha saputo fare di meglio.

Siamo nel 1966. Una bella mattina, chi percorreva la via Settevene Palo, notò che, proprio nell’area della Necropoli del Sorbo, era stata eretta un’alta recinzione provvisoria che impediva l’accesso e la vista su quello che accadeva al suo interno. Solo dopo si seppe che era stata eretta dal costruttore ceretano Paolucci, e che, al coperto da occhi indiscreti, stava aprendo un cantiere per la costruzione delle diverse palazzine che avrebbero poi dato origine all’attuale quartiere del Sorbo.

Questa storia la conosciamo tutti, soprattutto perché lo scempio ce lo abbiamo ancora sotto gli occhi Tutti i giorni. Ma quanti sanno che questo è stato solo il terzo tentativo, riuscito, di distruggere la Necropoli del Sorbo? La volontà di demolire il sito archeologico si era manifestata a Cerveteri almeno altre due volte negli anni 20 del secolo scorso. Furono una specie di prova generale, che testimoniano il distacco e l’indifferenza della comunità cerveterana nei confronti del suo patrimonio archeologico. Quello che vi racconteremo adesso sembra quasi incredibile, ma purtroppo è storia vera.

Siamo nel 1927, il Prefetto di Roma ordina a tutti i Comuni di creare un “Bosco del Littorio” a uso e beneficio dell’opera dei Balilla. Anche il Podestà di Cerveteri, tale Giuseppe Staffa, risponde alla richiesta, proponendo a Raniero Mengarelli di realizzare questo bosco su un’area detta “Vocabolo Sorbo” (“Vocabolo” è un’unità della toponomastica più piccola di una “frazione”). Stiamo proprio parlando del nostro Sorbo. Ma l’illuminato Podestà, antesignano di tanti nostri illuminati Sindaci, anticipa al Mengarelli che, purtroppo, ci sarebbe un problema. È che su quell’area c’è un vincolo archeologico (mannaggia). Ma aggiunge che sicuramente il Ministero della Pubblica Istruzione potrà facilmente togliere il vincolo, sia per la nobiltà del fine e, soprattutto, perché “riteneva” che nel passato fossero stati eseguiti su questo terreno alcuni saggi di scavo, che non fecero emergere nessun reperto archeologico. Non saprei dire se questo signor Staffa fosse più un cialtrone, un ignorante o un bandito. Lui “riteneva” che ci fossero stati dei saggi di scavo che avevano dimostrato che li, proprio nella Necropoli del Sorbo, riportata alla luce diversi anni prima, non ci fossero reperti o strutture archeologiche. E lo scrive al Mengarelli… Divertente vero? Adesso sappiamo chi sono stati i maestri dei nostri amministratori del dopoguerra. Posso immaginare la faccia di Raniero Mengarelli quando lesse la proposta del Podestà. Lui che, naturalmente, aveva partecipato personalmente agli scavi effettuati nella Necropoli. La sua risposta è bellissima, e va letta tutta integralmente. Ricordiamo che, in quegli anni, il Mengarelli è il Direttore dell’Ufficio per gli Scavi dei mandamenti di Civitavecchia e Tolfa, che comprendeva anche Cerveteri e Tarquinia.

Le parti più significative verranno sottolineate in grassetto.

“Sarei ben lieto se potessi dare parere favorevole per l’impianto del “Bosco del Littorio” nel terre­no di proprietà dell’Università Agraria di Cerveteri in contrada “Sorbo”, nelle immediate vicinanze dell’abitato di Cerveteri. Ma tale parere favorevole non posso dare per le seguenti ragioni:

1 – nel detto terreno si estende la Necropoli arcaica di Caere, a mezzogiorno dell’antica città. Tale necropoli arcaica già diede importantissimi risultati nell’esplorazione metodica che io stesso ne feci entro il fondo di Rosa Chiani sino al confine del terreno della Università Agraria ove il “Bosco del Littorio” dovrebbe sorgere. I materiali provenienti dallo scavo hanno grandissimo valore archeologico, e sono depositati nel Museo di Villa Giulia. Al Congresso Etrusco di Firenze dello scorso anno io resi nota al mondo scientifico la “Necropoli del Sorbo”, la cui illustrazione costituì una rivelazione notevolissima. Il mio rapporto, fortemente condensato, sulla “Necropoli del Sorbo” è pubblicato negli atti del Congresso, ove son destinate ad essa ben 7 tavole;

2 – nell’area ove il Comune di Cerveteri vorrebbe creare il “Bosco del Littorio” aprii alcune Tombe arcaiche a fossa e a pozzetto in occasione della visita del Congresso Internazionale di Archeologia nel 1913; e quelle tombe furono visitate da molti congressisti. Ma il sepolcro ivi si estende denso, e fra le tombe a inumazione e a incinerazione vi sono anche delle tombe a camera di varie età. Negli anni successivi al 1913 io feci in quel luogo, a intervalli, compatibilmente con lo svolgimento del programma di scavo nella parte monumentale della necropoli etrusca, poche altre esplorazioni, le quali diedero risultati notevoli, sebbene effettuate sopra una superficie pic­colissima.”

Ma l’imbarazzante risposta non termina qui, e riserva un’altra bacchettata al Podestà e ai suoi predecessori:

“Io smisi ogni ulteriore scavo per gli ostacoli che incontrai da parte degli amministratori del Comune in quel tempo, e che non ridondano a onore di essi. Per la quarta parte del valore dei materiali archeologici rinvenuti nella limitatissima esplorazione, parte che spettava alla pro­prietaria Università Agraria, furono a questa liquidate L. 400.

La stima odierna di tale parte sarebbe molto più elevata. Pertanto il Podestà di Cerveteri è stato molto male informato quando ha scritto nella sua deliberazione del 16/7/1927 n. 134 che i “sag­gi eseguiti in quel terreno non diedero alcun risultato”. Né è da dimenticare che negli scavi di sepolcreti arcaici i risultati scientifici hanno un valore di gran lunga maggiore di quelli economici;”

Diciamo che il Mengarelli si diverte a ridicolizzare l’inetto Podestà di Cerveteri. E con esso un’intera classe dirigente espressa negli anni dal nostro Comune.

Parlavamo di un terzo tentativo di costruire sopra la Necropoli del Sorbo. Ce lo rivela sempre il nostro amato ingegnere, nella sua risposta al Podestà:

“Nell’occasione mi permetto far presente a cotesto On. Ministero che già il precedente Podestà, Colonnello Mazza, aveva fatta a me domanda per togliere il vincolo archeologico al terreno del “Sorbo” della Università Agraria, a fine di stabilirvi il nuovo cimitero. Io risposi negativamente, con lettera d’ufficio, esponendo le ragioni predette.

La “pratica” relativa, molto recente, non può essere ignota al nuovo podestà, il quale, in questa nuova occasione, ha fatto mostra di non conoscerla, e di non conoscere nemmeno me.”

Appare chiaro che la Necropoli del Sorbo sia sempre stata considerata dai Cervetrani, amministratori o no, come una semplice area su cui costruire qualcosa. E alla fine ci sono riusciti a sotterrare tutta la memoria storica in essa custodita. Una specie di maledizione che, nel 1966, ha finalmente avuto compimento.

Purtroppo, come dico sempre, i grandi mali di Cerveteri vengono da lontano, ma sono sempre stati a Cerveteri. All’interno della stessa comunità. Scrive sempre il Mengarelli al Ministero:

“…Credo che sarebbe utile se cotesto On. Ministero volesse ricordare al Podestà e al Prefetto che, per i grandi lavori di esplorazione che hanno ormai reso celebre Cerveteri, e nei quali s’impiegano notevoli somme con annui stanziamenti, mentre io dò ad essi un’attività intensa, il Comune di Cerveteri, che trae da tutto ciò utile e decoro, non dovrebbe mai creare difficoltà all’azione di tutela archeologica, e dovrebbe anzi adoperarsi per rimuovere quelle sollevate da enti e da privati.”

Concludiamo dicendo che, se nel 1966 ci fosse stato Raniero Mengarelli al posto dell’allora Soprintendente Mario Moretti, lo scempio del Sorbo non sarebbe sicuramente mai avvenuto. Ma la Comunità di Cerveteri non ha mai amato i personaggi che hanno osato cercare di trasformare il proprio Paese in una prestigiosa e ordinata area archeologica, anche dal punto di vista turistico. A ulteriore dimostrazione di questo, voglio ricordare che a Mario Moretti è stata dedicata la prestigiosa piazza davanti l’ingresso della Necropoli della Banditaccia. Mentre a Raniero Mengarelli, solo nel 1992, gli è stata dedicata una piccolissima via, seminascosta, quasi un parcheggio, sita in un recente complesso residenziale. Costruito proprio sulla collina del Sorbo.

La vendetta e la beffa finale al solerte e onesto, troppo onesto, ing. Mengarelli, è stata così servita…