Il Comune di Santa Marinella deve pagare 1 milione di euro alla famiglia Odescalchi

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Una nuovo e inaspettato ciclone si è abbattuto sulle casse del Comune di Santa Marinella in dissesto che entro un mese dovrà trovare un milione di euro, debito fuori bilancio, per risarcire Amelia Lante della Rovere, Innocenzo Odescalchi, Carlo Odescalchi, Giulia Odescalchi e Federico Odescalchi in base ad una sentenza del luglio 2015 pronunciata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.E’ questa la conclusione di una lunghissima vicenda urbanistica nella quale in questi ultimi 10 anni il Comune è stato totalmente assente,  voltando le spalle a tutti i vari passaggi che hanno portato a tali infauste conseguenze. A reclamare la somma è ora la Presidenza dl Consiglio dei Ministri che obbliga il Comune a  versare  entro 30 giorni dalla notifica in favore dello Stato, la somma di € 1.005.000,00  con imputazione al capo X — capitolo 2368 — articolo 6 del bilancio statale. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto,  esaminate le circostanze della causa e cioè “l’incertezza e l’inesistenza di ricorsi interni effettivi che possano rimediare alla mancanza di indennizzo”, che “durante tutto il  periodo interessato, i ricorrenti siano rimasti in una totale incertezza per quanto riguarda la sorte della loro proprietà”, osservando che “l’Amministrazione non aveva espropriato durante il periodo di validità dell’autorizzazione all’esproprio”, laddove “Una volta scaduta quest’ultima, nel 1980 il terreno poteva essere oggetto di una nuova autorizzazione all’esproprio in qualsiasi momento.”.

Da ciò la conclusione che i ricorrenti hanno dovuto sostenere “un onere speciale ed eccessivo, rompendo il giusto equilibrio che deve essere mantenuto tra, da una parte, le esigenze dell’interesse generale e, dall’altra parte, la salvaguardia del diritto al rispetto dei Beni ex articolo 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione”.

Il Sindaco Tidei, preso atto della sentenza e dell’invito a provvedere ha dato mandato all’avv.to Izzo affinchè impugni l’atto del MEF dinanzi al TAR del Lazio, per sperare di interrompere almeno i termini e discutere nel merito una sentenza che riteniamo assurda perché emessa in contrasto con la legislazione vigente italiana.

Tentativo tardivo ma necessario.