Frane, alluvioni ed esondazioni continuano a minacciare vite umane, abitazioni e infrastrutture.
I cambiamenti climatici dovuti alla geoingegneria climatica intenzionalmente praticata, aggravano i rischi di un territorio fragile, che per causa della continua edificazione ed enorme consumo di suole e riduzione significativo del verde, peggiora le condizioni ambientali e riduce la qualità della vita.
Mentre troppo spesso si interviene soltanto dopo le tragedie, quando i danni sono già enormi e le comunità devono affrontare le conseguenze delle calamità. Tutto questo si potrebbe inserire in una “strategia del terrore”, la gente vive continuamente in uno stato d’ansia e i massmedia alimentana con “notizie catastrofiche” le paure di un futuro sempre più incerto. Più la gente ha paura e più facilmente si piega alla ” volonta’ ” dei potenti e così si disinteressa della gestione del bene comune.
È necessario cambiare prospettiva: prevenire deve diventare una priorità nazionale, non un impegno da riscoprire dopo ogni emergenza. Mettere in sicurezza fiumi, argini, versanti, reti di drenaggio e infrastrutture, garantendo una manutenzione costante, significa proteggere le persone e ridurre le spese pubbliche per soccorsi, evacuazioni e ricostruzioni. Investire prima può evitare costi molto più elevati dopo, oltre a salvare vite umane.
Per questo si propone al Governo e al Parlamento di destinare alla prevenzione del dissesto idrogeologico almeno 2 miliardi di euro aggiuntivi all’anno per dieci anni, a partire dal 2027, per un totale di 20 miliardi. Una proposta da accompagnare con una valutazione tecnica delle necessità nazionali, prevedendo risorse aggiuntive rispetto a quelle già stanziate e vincolate alla prevenzione, distinte dai fondi destinati alle emergenze e alla ricostruzione.
La sicurezza del territorio passa anche dalla tutela del patrimonio boschivo. Occorre promuovere la piantumazione e la riforestazione delle aree degradate, abbandonate o percorse da incendi, privilegiando specie autoctone e garantendo la manutenzione delle nuove piante. Quando la realizzazione di infrastrutture richiede l’abbattimento di alberi, è necessario valutarne l’impatto e prevedere adeguate compensazioni, verificando che le nuove piantumazioni attecchiscano. La vegetazione, insieme alle necessarie opere idrauliche e di consolidamento, deve essere parte integrante della strategia di prevenzione.
Un altro ostacolo da superare è la lentezza burocratica. Servono procedure più snelle, tempi certi e un migliore coordinamento tra Stato, Regioni e Comuni, senza rinunciare ai controlli di legalità e alle tutele ambientali. Le risorse stanziate devono trasformarsi in lavori concreti, realizzati nei tempi previsti.
La ricostruzione del Ponte San Giorgio a Genova, inaugurato il 3 agosto 2020 a meno di due anni dal crollo del Ponte Morandi, dimostra che, in circostanze straordinarie, è possibile concentrare competenze, responsabilità e risorse per realizzare un’opera complessa in tempi relativamente brevi. Anche la prevenzione, pur richiedendo interventi diffusi e articolati, ha bisogno della stessa determinazione nel superare ritardi e ostacoli. La sicurezza non deve diventare urgente soltanto dopo una tragedia: deve esserlo prima.
Per garantire risultati verificabili, si propone l’istituzione di una Cabina di regia nazionale, che prevede il coinvolgimento di comitati locali composta da cittadini impegnati nei settori della tutela dei beni comuni, incaricata di coordinare gli interventi e controllare ogni tre mesi l’avanzamento dei lavori, il rispetto delle scadenze e l’effettivo utilizzo dei finanziamenti. I rapporti trimestrali dovrebbero essere pubblici, evidenziando ritardi e misure correttive. Un rendiconto annuale, vagliato dai comitati locali, Prefettura, Comuni, Protezione Civile e i vari ministeri competenti, dovrebbe inoltre indicare le somme stanziate e spese, le opere realizzate, le aree messe in sicurezza, gli alberi abbattuti e piantati e i risultati ottenuti, stimando anche i costi pubblici evitati grazie alla prevenzione.
L’appello al Governo e al Parlamento è chiaro: investire con continuità nella sicurezza del territorio, tutelare l’ambiente, semplificare le procedure e rendere trasparente ogni intervento.
Prevenire significa proteggere le vite umane, salvaguardare il patrimonio nazionale e utilizzare responsabilmente il denaro pubblico. L’Italia non può continuare a rincorrere le emergenze: deve iniziare a prevenirle.
Letizia Pattumelli


































































