Chiara Di Marziantonio, l’infallibile tiratrice al piattello di Cerenova

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di Giovanni Zucconi

Cerveteri, lo sappiamo, ospita diversi atleti olimpici, che hanno partecipato in varie discipline olimpiche. Oggi vi parleremo di una ragazza di cui siamo molto orgogliosi, e che parteciperà, ne siamo sicuri, alle Olimpiadi di Parigi 2024. Stiamo parlando di Chiara Di Marziantonio, che ha vinto una medaglia d’oro alle Universiade di Napoli, svoltesi nel mese di luglio, battendo avversarie molto qualificate. L’ha vinta nella disciplina dello Skeet, che è una specialità del Tiro al Piattello, divenuta specialità olimpica da Città del Messico 1968. Chiara è una ragazza che nasconde dietro la sua naturale dolcezza una grinta e una determinazione che spiegano perfettamente lo splendido risultato che ha raggiunto alle Universiadi. È una ragazza che ha saputo pianificare il percorso che l’ha portata a vincere una medaglia d’oro in una gara internazionale con una lucidità impressionate. La stessa lucidità con la quale sta pianificando la sua partecipazione alle Olimpiadi di Parigi 2024.

È nata e vissuta, da sempre, a Cerenova. “…in estate ci vivo benissimo, anche se in inverno un po’ meno. Ma in questo paese ho le mie radici e il mio cuore…”.

L’abbiamo intervistato Chiara fresca di medaglia d’oro. Ci aspettavamo una brava dilettante, e invece ci siamo trovato davanti una determinata “professionista”.

Cominciamo con una domanda scontata. Come hai iniziato a praticare questo sport, che non è proprio una disciplina che solitamente sognano di praticare le ragazze?

“Nel 2008, ho visto in TV le Olimpiadi di Pechino. Nella gara di Skeet vinse la medaglia d’oro l’italiana Chiara Cainero. Ne rimasi molto colpita, e ho subito chiesto a mio padre: “Papà, perché non mi porti a sparare”. Lui ha detto di sì. E da quel giorno non ho più smesso.”

Ma tuo padre spara? È una tradizione di famiglia?

“No. Io sono la prima della famiglia a praticare questo sport.”

Hai cominciato ad allenarti a Cerveteri?

“Si. Ho iniziato a sparare a Cerveteri, da Luca Stella, nella disciplina dell’elica. Ci andavo la domenica, a “sparare qualche botta”. Ma l’elica non è la disciplina che pratico io, e quindi adesso mi alleno a Castel di Guido.”

Quale è esattamente la tua disciplina?

“Lo Skeet, che è una specialità del Tiro al Piattello. Nella nostra disciplina, per ogni piattello abbiamo a disposizione un solo colpo.”

Ci sono altri ragazzi che praticano la tua stessa disciplina a Cerveteri?

“Ho saputo che c’è una ragazza che ha iniziato da poco a sparare, ma non so come si chiami. È una ragazza molto giovane. Oltre lei, non ci sono altri ragazzi a Cerveteri.”

Il fatto che tu sia una ragazza ti crea difficoltà in un mondo frequentato in prevalenza da uomini?

“No, assolutamente. È vero, è un mondo prevalentemente maschile. Noi donne siamo poche. Però in allenamento e in gara non ci sono mai differenze tra uomini e donne.”

Lo sport che pratichi non è proprio di massa. Lo testimonia che a Cerveteri siete solo in due ragazze che lo praticate. È anche uno sport individuale. Che come tutti gli sport richiede lunghe e frequenti sessioni di allenamento. Questo non ti penalizza nella nascita e nello sviluppo delle amicizie?

“Dipende sempre dalle persone. Come è nella vita, lo stesso vale anche in questo mondo che un po’ più ristretto. Nel mio caso direi proprio di no. Il mio ragazzo fa il mio stesso sport (sorride).”

Lo hai conosciuto praticando lo Skeet?

“Si. L’ho conosciuto proprio negli allenamenti di tiro. Lui però non è di Cerveteri. È di Arezzo.”

Quindi praticare questo sport non solo ti ha favorito nelle amicizie, ma addirittura ti ha fatto incontrare l’Amore. Tu quali sacrifici sei costretta a subire per praticare, ad alti livelli, questo sport? Immagino che per arrivare dove sei arrivata, gli allenamenti non possono essere fatti quando capita

“Sicuramente no. Gli anni più duri sono stati quando avevo 17, 18, 19 anni. Perché le gare importanti sono quasi sempre d’estate, e quindi non mi potevo godermi appieno le vacanze con i miei amici. Però alla fine è stato solo quello. Quando andavo a scuola, mia madre mi veniva a prendere quando uscivo, e mi portava al campo di tiro. Mi allenavo e poi tornavo a casa a studiare. Tutti i giorni così. Poi, facendo l’Università, questo ritmo si è un po’ allentato. Perché non frequentando, mi potevo gestire meglio gli allenamenti.”

Ti alleni tutti i giorni?

“Sì, mi alleno tutti i giorni. Perché adesso lo faccio per lavoro.”

Per lavoro? Come per lavoro. Sei diventata una professionista nella tua disciplina?

“No. Sono nel gruppo sportivo dell’Esercito Italiano.”

Interessante. In quale caserma sei stata destinata?

“Alla Cecchignola, a Roma. Ma ho il distacco a casa, non avendo lì la possibilità di allenarmi. Ci alleniamo dove è possibile.”

Adesso hai tutto l’appoggio dell’Esercito Italiano. Non hai quindi più problemi con le attrezzature o con gli allenamenti.

“Sicuramente adesso ho un grande aiuto dall’Esercito nel praticare la mia disciplina. Ma ce l’ho solo da quest’anno. Io mi sono arruolata da civile, e ho fatto il RAV (Reggimento Addestramento Volontari). Sono stata tre mesi ad Ascoli Piceno, a fare addestramento, e poi mi hanno trasferito nel gruppo sportivo. Questo solo da marzo 2019”

Ti sei arruolata già con l’intenzione di praticare meglio la tua disciplina sportiva? Avevi dall’inizio l’obiettivo di entrare nel gruppo sportivo dell’Esercito?

“Si. Avevo questo obiettivo. Adesso sono felice.”

Bisogna riconoscere che sei stata proprio brava e determinata. Adesso puoi aspirare ad altri, più importanti, traguardi. Oltre la medaglia che hai vinto

“Io, come credo tutti gli atleti del mondo, spero fortemente di arrivare a fare le Olimpiadi. E di vincere un oro olimpico. Quello è il mio sogno.”

Adesso la possibilità di arrivarci ce l’hai. Io, prima dell’intervista, mi immaginavo per te una situazione molto dilettantistica. Invece ti sei costruita una situazione nella quale tutti gli obiettivi ti sono possibili. Dipenderà solo da te, adesso. E dalla tua bravura.

È vero. Ma quest’anno, e nel 2020, sicuramente non ci posso aspirare. Ma mi sto facendo strada tra le più grandi. E spero che alla prossima io ci possa andare. E vincere.”

Come ci sia arriva alle Olimpiadi? Si deve fare un punteggio particolare nell’anno?

“Devi rompere tanti piattelli (ride). Per noi non c’è un limite che devi superare. Noi spariamo 125 piattelli, nelle gare. Se poi vai in finale, se ti dice bene, ne spari altri 60. Con questi arrivi a fare oro e argento. Bisogna lavorare tanto. Allenarsi tanto. E fare tesoro degli errori che si compiono nelle gar.e”

Quindi ti vedremo a Parigi 2024

“Speriamo di sì. Anzi sì.”

Faremo il tifo per te… A quanti piattelli spari ogni giorno?

“Dipende se sono in allenamento o sotto una gara. Dipende da molte cose. Diciamo che, di media, mi sparo tra i 125 e i 150 piattelli al giorno, in allenamento. Se sono sotto gara, o ho qualche aspetto da migliorare, posso sparare anche di più. Dipende dal periodo.”

L’obiettivo più grande da sportiva, ce lo hai detto. Quello della tua vita?

“Mi voglio realizzare come donna, in primis. Voglio riuscire a prendere la Laurea, e crearmi una famiglia. Il lavoro, fortunatamente, adesso ce l’ho, e quindi non è più un problema. Vogli realizzarmi, piano piano, in tutte queste cose.”

Che Laurea intendi conseguire?

“Sto studiano “Tecnologie alimentari”, che è un ramo di Agraria dell’Università di Viterbo. Speriamo di laurearmi presto.”

 Hai già un grado militare adesso?

“Sono un soldato”

Anche dopo la laurea, immagino che rimarrai sempre nell’Esercito

“Si, si”

Quale sarà la tua prossima gara importante?

“Sarà la coppa del mondo in Finlandia. Partiremo il 17 di agosto e torneremo il 23”

Cosa ti aspetti da questa gara?

“Mi aspetto una bella gara, e ce la metterà tutta per arrivare in finale. Anche se già so che combatterò contro big a livello internazionale. Contro donne fortissime. Però ce la metterò tutta. Ovviamente in ogni gara l’obiettivo è lo stesso: mettercela tutta e rompere più piattelli possibile. Per poter vincere una medaglia.”

C’è complicità tra le donne italiane in gara?

“Nel campo, quando si gareggia, siamo tutte avversarie, anche se qualche volta si creano delle amicizie. Appena finita la gara, si ritorna amiche (sorride). Con qualcuna ci frequentiamo anche fuori delle gare. Con altre no.”

Quando hai vinto la medaglia alle Universiadi a chi hai pensato per primo? A chi l’hai dedicata?

“Ai miei genitori. L’ho dedicata a loro la mia medaglia. Loro mi hanno sempre aiutato e supportato. Hanno fatto dei sacrifici per portarmi fino a questo punto, ed è giusto dedicare a loro questo bellissimo risultato.”