C’è BIO e BIO

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C’è BIO e BIO
Come difendersi dalle truffe e riconoscere
un prodotto biologico di qualità?

Diciamoci la verità: il bio in questo momento “tira” e molti se ne stanno approfittando. Così si moltiplicano le scritte “BIO” su tantissimi prodotti che di biologico hanno poco o nulla.

Nel mercato, infatti, si insinuano i cosiddetti ecofurbi che si appropriano ingiustamente di una immagine green che rende i loro prodotti appetibili, al pari di chi produce davvero nel rispetto dell’ambiente e della salute. Esistono produttori che, grazie ad un packaging gradevole e dai colori neutri e naturali, inducono a pensare che il singolo prodotto o l’intera linea commercializzata siano naturali, bio ed ecologici. La pratica è conosciuta come Greenwashing e consiste appunto nel confezionare un’immagine fittizia verde e limpida del Brand. È bene comunque ricordare che i Brand in questione non infrangono la legge e formalmente non fanno niente di sbagliato, perché ad oggi le certificazioni ambientali non sono obbligatorie e non ci sono restrizioni all’uso a parole come parole “puro”, “naturale”, “bio” per citarne alcune.

Questi prodotti sono accompagnati da altri che effettivamente hanno la certificazione biologica, ma che al loro interno contengono ingredienti discutibili.

Facciamo un esempio pratico: esiste in commercio un sugo pronto “bio” che viene presentato come un prodotto di eccellenza particolarmente adatto ai bambini, ma leggendo gli ingredienti spicca la presenza di zucchero di canna. Che ci fa lo zucchero in un prodotto per bambini? Il fatto è che nonostante si tratti di un prodotto certificato bio, la presenza superflua dello zucchero, lo declassa decisamente a livello qualitativo. Un sugo già gustoso di per sé non dovrebbe utilizzare dolcificanti che alterando il gusto mira a creare consumatori “dipendenti” dai gusti tipici dei prodotti industriali, alterati spesso con aromi, dolcificanti e insaporitori vari. Il risultato è che i bambini (e poi gli adulti) non vorranno più mangiare il cibo naturale.

Altro esempio è una nota marca di creme solari che nel nome stesso richiama al biologico. Ma analizzando la composizione si evidenzia la presenza di ben 13 ingredienti da bollino rosso (fonte biodizionario.it). Eppure l’ignaro consumatore è convinto di comprare un prodotto di fascia alta. Una crema biologica “certificata”, evidentemente non può contenere alcun ingrediente tossico per la pelle o per l’ambiente.

Altra “frode camuffata” riguarda quei prodotti che, a discapito di una scritta “bio” in grossa evidenza, in realtà di biologico hanno solo il principio attivo, mentre tutti gli eccipienti sono tutt’altro che biologici. Questi prodotti hanno sull’etichetta la scritta “biologico” accompagnata da un asterisco.

Anche la semplice azione di lavarsi i denti può nascondere delle insidie. Oltre alle tante sostanze “discutibili” (es. fluoro, PEG, triclosan, microsfere ecc) si è rilevata la presenza di saccarina in tre note marche di dentifricio. Il nome di una di queste, inoltre, farebbe pensare che si tratti di prodotto completamente naturale ottenuto secondo le antiche tradizioni dell’erboristeria. Il sodium saccarin è stato il primo dolcificante artificiale, 300 volte più dolce dello zucchero. Su wikipedia si trova scritto: “fin dalla sua introduzione la saccarina è stata al centro di preoccupazioni sulla sua potenziale nocività”. 

L’agricoltura e la cosmesi biologica è regolamentata da leggi europee e nazionali. Per assicurare che agricoltori, addetti alla lavorazione e importatori siano rispettosi della normativa è stato istituito un rigido sistema di controllo su base comunitaria. Ben più visibile in etichetta deve essere l’apposito logo. I prodotti certificati da agricoltura biologica devono infatti recare sulla confezione il logo biologico dell’Unione Europea, l’unico marchio che garantisce i consumatori sulla sicurezza riguardo l’origine biologica di alimenti e bevande. 

Il consumatore dovrebbe essere messo nella condizione di scegliere consapevolmente cosa sta acquistando senza essere tratto in inganno e senza dover giocare al piccolo chimico nella corsia del supermercato cercando di decifrare l’etichetta. Se al supermercato vogliamo acquistare ortaggi biologici possiamo farlo ed essere certi che lo siano, mentre se la questione ambientale o salutare per noi non è di primaria importanza possiamo scegliere di acquistare ortaggi coltivati con il metodo tradizionale.

In parole povere c’è bio e bio. La nostra più potente arma a disposizione resta “l’informazione”. Solo in questo modo possiamo difenderci da un mercato sempre più cinico e aggressivo che non si cura in alcun modo della salute delle persone e dell’ambiente. Fidiamoci di produttori e negozianti che fanno della trasparenza una mission aziendale e diffidiamo dai prezzi eccessivamente bassi. Chiediamoci sempre come un litro di latte possa costare 39 centesimi, un litro di olio extravergine d’oliva 2,80 euro, o dieci uova 1,60 euro.

Che il Cambiamento, quello vero, cominci dentro di noi.

A cura di Ben di Bio
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