5G, cellulari, elettrosmog: “fanno venire il cancro”

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Intervista al Prof. Angelo Gino Levis, esperto di mutagenesi ambientale.

Dai tribunali nuove clamorose sentenze sul nesso cancerogeno mentre i ministeri promuoveranno una campagna d’informazione sui rischi

di Maurizio Martucci

Una lunga, onorata carriera. Dedizione, rigore etico e professionalità l’hanno tenuto lontano dai colossi delle telecomunicazioni che, nell’ultimo ventennio, finanziano ricerca, scienza e medicina compromettendone l’indipendenza nei controversi risultati. Superati gli 80 anni, Angelo Gino Levis viene considerato un luminare a livello mondiale. La sua vasta produzione è un riferimento per comprendere l’interazione tra campi elettromagnetici e salute umana. I suoi contributi hanno smascherato il lato oscuro del pericolo invisibile. “Non ho dubbi nel ritenere evidentemente provato il requisito di elevata probabilità che sostiene il nesso causale tra l’induzione di un neurinoma del nervo acustico (cancro, NdA) e l’esposizione a telefoni cellulari”. Già cattedratico di Mutagenesi Ambientale all’Università di Padova, Levis venne invitato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a far parte dei gruppi di lavoro dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nelle monografie sulla tossicologia genetica dei metalli tossici, mentre nel 2007 era nella Commissione Oncologica Nazionale del Ministero della Sanità, così come suoi sono numerosi articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali per snidare condizionamenti e conflitti di interessi tra ricercatori e componenti di Commissioni e Agenzie Internazionali che si occupano degli effetti sulla salute dell’ubiquitario elettrosmog. E sempre sua la perizia epidemiologica con cui -per la prima volta al mondo – dopo la sentenza del Tribunale di Brescia nel 2012 la Corte Suprema di Cassazione ha riconosciuto ‘oltre ogni ragionevole dubbio’il nesso telefonino=cancro. Angelo Gino Levisdel suo lavoro ne fa una missione, presta gratuitamente consulenza a chi gli chiede aiuto, attualmente assiste casi di malati di tumore da esposizioni professionali a radiofrequenze, giudizi ancora in discussione nelle aule di tribunale da cui si attendono nuove clamorose sentenze. Mentre avanza il pericolo 5G e i ministeri di salute, ambiente e pubblica istruzione sono stati condannati dal TAR Lazio a promuovere, entro i prossimi tre mesi, una campagna d’informazione nazionale sui pericoli nell’uso di Smartphone e cellulari.

“L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro che opera sotto l’egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel Maggio 2011 ha classificato le emissioni a radiofrequenza dei telefoni mobili come ‘possibili agenti cancerogeni per l’uomo’ proprio sulla base dei dati epidemiologici sull’aumento – dovuto all’uso intenso e prolungato nel tempo di cellulari e cordless – dell’incidenza di neurinomi al nervo acustico e di tumori al cervello”.

Prof. Levis, dopo gli appelli per una moratoria avanzata dall’alleanza italiana Stop 5G, alcuni giornali hanno riportato la tesi negazionista di chi insiste a far finta di nulla negando gli effetti nocivi dell’elettrosmog. Può ricordare ai lettori de L’Ortica cosa afferma invece il verdetto della Cassazione nello storico processo in cui ha offerto la sua consulenza tecnica?

“La Corte d’Appello di Brescia, Sezione Lavoro, con sentenza del 10 Dicembre 2009 confermata in pieno dalla Suprema Corte di Cassazione nel 2012 ha riconosciuto, nel caso di un dirigente d’azienda che aveva utilizzato per molti anni i telefoni mobili, l’origine professionale di un tumore a un nervo cranico mai prima correlato. E pur ammettendo che ‘nel caso di specie si verte, comunque, in ambito di causalità debole’, la Corte ha comunque correttamente ricordato e applicato il fondamentale assunto per cui ‘anche la citata forma attenuata di causalità ha comunque valenza in sede previdenziale’, cioè i giudici hanno confermato in pieno e in via definitiva tale sentenza, ribadendo la maggiore credibilità dei risultati molto preoccupanti dei lavori – metodologicamente corretti e finanziati da enti pubblici ––  che evidenziano invece la correlazione tra incrementi rilevanti e statisticamente significativi di tumori alla testa e un uso abituale e protratto nel tempo dei telefonini….”

L’esatto contrario di quanto affermano i negazionisti….

“… l’ha detto la Corte, rispetto ai risultati falsamente tranquillizzanti sostanzialmente cofinanziati da compagnie di telefonia cellulare interessate a tali risultati, chiaramente inficiati da errori metodologici, false interpretazioni e conclusioni ingiustificate”.

Se siamo vittime di un grossolano inganno, ci spiega, in poche parole, come, perché e quando si rischiare di sviluppare il cancro nell’utilizzare Smartphone o telefono cellulare?

“Il rischio di incidenza di neurinomi acustici ipsilaterali è più che raddoppiato negli utilizzatori di cellulari e cordless da circa 10 anni, con un tempo di esposizione giornaliero che va da 16 a 32 minuti al giorno per un totale di 1.000-2.000 ore complessive…”

… quindi lei dice, bastano 16-32 minuti al giorno per 10 anni trascorsi con la testa attaccata sul telefonino per far degenerare il pericolo in qualcosa di più concreto e allarmante…

“.. non solo, il rischio è maggiore per chi ha usato più tipi di telefoni mobili (cellulari e cordless, in particolare analogici) e per chi li ha usati in situazioni nelle quali è debole il segnale elettromagnetico emesso dalla stazione radio-base (cioè le antenne spesso sui tetti dei palazzi, NdA), perché la stazione radio base è lontana, perché si telefona da un locale fortemente schermato o perché il traffico telefonico nella zona in cui si opera è particolarmente intenso”

E come si può sviluppare il cancro?

“L’azione oncogena dei telefoni mobili è supportata da vari meccanismi d’azione a livello genetico, cellulare, ormonale e funzionale che ne confermano la plausibilità biologica…”

Però, proprio in questi giorni, in tema di 5G c’è chi continua a sostenere l’inoffensività delle radiofrequenze, nonostante l’Internet delle cose non abbia uno studio preliminare sul rischio sanitario e la sanità mondiale dovrebbe riaggiornare la cancerogenesi dell’elettrosmog valutati gli studi indipendenti e più aggiornati. Non le sembra un paradosso?

Questa situazione è la conseguenza di un percorso a ritroso che le nostre autorità sanitarie e legislative hanno compiuto nei confronti della tutela dai rischi da campi elettromagnetici. Infatti, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 erano stati emanati su questo tema provvedimenti cautelativi improntati al Principio di Precauzione mentre, a partire dal 2003, in aperto spregio del progredire delle conoscenze scientifiche sugli effetti dannosi per la salute umana delle esposizioni a campi elettromagnetici e ignorando completamente i principi ispiratori nel Precauzione e Proporzionalità,  si è avuta una brusca inversione di rotta che ha portato ad una progressiva liberalizzazione delle normative sulle esposizioni ai campi elettromagnetici, in particolare per quanto riguarda le  tecnologie di trasmissione wireless, compresi i telefoni mobili con tutte le nuove funzioni di cui questi sono stati via via dotati.

Processo nel quale il Ministero della Salute e gli organismi che a questo fanno capo hanno avuto un ruolo determinante avvallando gli interessi dei produttori a scapito della salute della popolazione.”