TUMORE PER COLPA DEL CELLULARE

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tumore al cervello

ENNESIMA SENTENZA CONDANNA L’ETTROSMOG. “DANNO BIOLOGICO PERMANENTE 57%”: ULTIMO VERDETTO SHOCK IN FAVORE DI DANNEGGIATI DA RADIOFREQUENZE

di Martucci Maurizio

Sconfessata ancora una volta la scienza negazionista del danno, cioè quella conflitta da interessi e vicina all’industria telefonica da cui attinge anche il Governo italiano: tumore intracranico causato dall’uso di telefono cellulare, schwannoma vestibolare, ovvero un tumore dell’VIII nervo cranico.

Conseguenze? “Sordità sinistra, impianto cocleare a destra, paresi del nervo facciale, disturbo dell’equilibrio, sindrome depressiva e danno biologico permanente 57%”. E’ scritto nell’ultimo verdetto shock, l’ennesima sentenza in favore di un danneggiato da elettrosmog, emessa pochi giorni fa dalla Corte d’Appello di Torino che, confermando in secondo grado la decisione del Tribunale di Aosta, ha dato ragione a Michele Nania, pensionato di 63enne a cui l’INAIL pagherà vita natural durante la malattia professionale per aver usato in servizio per 13 anni – per una media di tre ore al giorno – il telefono cellulare per un totale stimato tra le 12 e le 14.000 ore complessive di wireless sulla testa, tra il 1995 e il 2008. “E’ una sentenza figlia del serrato confronto scientifico, il ruolo dei giuristi è stato marginale”, affermano gli avvocati della vittima.

L’ennesima di una lunga e triste sequela imbarazzante per governanti e lobby: “La nostra attività wireless – mettendo le mani avanti dichiara Verizon, colosso americano del 5G – deve affrontare anche azioni legali per lesioni personali e omicidio colposo relative a presunti effetti sulla salute di telefoni wireless o trasmettitori di radiofrequenze.”

Infatti i presunti precedenti hanno già tracciato il futuro.

Nel 2021, la Corte d’appello di Firenze condanna l’Inail al risarcimento per la malattia professionale a tre ex dipendenti Enel della provincia di Lucca, uno però già morto, nel primo riconoscimento giurisprudenziale per malattie ematiche causate dall’esposizione a onde elettromagnetiche.

2020, la Corte d’Appello di Torino conferma integralmente la sentenza del Tribunale di Ivrea del 2017 in favore di Roberto Romeo, dipendente Telecom: è vero che il neurinoma dell’acustico è stato causato da uso lavorativo del cellulare, perché “esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo criteri probabilistici “più probabile che non”.

• Il caso più noto, unico al mondo, arriva però dalla Corte Suprema di Cassazione, Roma 2012, ‘oltre ogni ragionevole dubbio’, sentenza in favore dell’ex manager bresciano Innocente Marcolini: “sentivo un gran calore stando al telefonino. Non avrei mai pensato che quel fastidio mi avrebbe rovinato la vita”. Tumore al cervello, sordità da un orecchio, parziale paralisi del viso, morfina sedante, oppioidi e analgesico ogni sei ore. “Un rischio aggiuntivo per i tumori cerebrali è documentato dopo esposizione per anni (>10) a radiofrequenze emesse da telefoni portatili e cellulari”, sentenzia la Corte.

E poi ci sono i verdetti accolti in primo grado ma rigettati in appello, diciamo le non verità giudiziarie, ma per questo non di certo non verità nella realtà della vita dei danneggiati:

2019, il Tribunale di Monza condanna l’INAIL riconoscendo ad un addetto di Linate e Malpensa la malattia professionale con inabilità permanente (misura del 38%) per neurinoma del nervo acustico da irradiazioni di radiofrequenze emesse da telefoni cordless e cellulari.

2017, il Tribunale di Firenze sezione Lavoro condanna l’INAIL all’indennizzo in rendita per inabilità permanente in favore di Alessandro Maurri per malattia professionale nella misura del 16% per un neurinoma ipsilaterale del nervo acustico dopo aver “prestato attività lavorativa presso varie imprese, svolgendo mansioni che comportavano il prolungato uso di telefoni cellulari”.

• Sempre nel 2017 la sezione lavoro della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo sentenzia poi in favore della vedova di un agente della Polizia di Stato deceduto, ‘vittima del dovere’, cioè morto per causa di servizio nello svolgimento di attività di intelligence, a “contatto, giorno e notte con i propri uomini con apparecchiature elettroniche di ricezione “usando “ pressochè costantemente il telefono cellulare”. L’agente muore nel 2010 a 44 anni per glioblastoma, tumore maligno alla testa.

E la lista nera è purtroppo ancora lunga, e pure tanto: sorvolando sul noto affaire Radio Vaticana di cui ho scritto nel mio libro Manuale di autodifesa per elettrosensibili (Terra Nuova), potrei continuare citando casi internazionali, la storia di Jimmy Gonzalez, 42 anni, brillante avvocato della Florida fino al 2011, morto per glioblastoma multiforme: “è stato il cellulare”, la sua ultima denuncia. Oppure l’epilogo di Robert Kane, americano ingegnere Motorola per 30 anni, autore del libro testamento “Telefoni cellulari, la roulette russa”, morto pure lui per un tumore maligno in testa. E ancora Justis James Greto, 15 anni, nel 2017 morto per un tumore al cervello (“colpa del Wi-Fi”, secondo i genitori). Per non dimenticare l’ultimo rapporto dell’agenzia di sanità pubblica francese Santé Publique France: rispetto al 2018 c’è stata un’impennata di ben quattro volte del glioblastoma.

E pensare che dal Senato della Repubblica, prima che nel Governo Meloni diventasse Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione, nella scorsa legislatura Alessio Butti ha avuto il coraggio di dire: “la scienza lo ha spiegato nel dettaglio […] i rischi sanitari e ambientali sono “del tutto immaginari e del tutto ipotetici”. Si, come no: complottista, negazionista!