“L’INVASIONE” DEI FISTIONI TURCHI AL LAGO DI MARTIGNANO

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lago di Martignano

Non è certo verso dove si siano diretti i fistioni che tra gennaio e febbraio hanno fatto tappa al lago di Martignano e che poi hanno ripreso il volo per la loro migrazione.

di Graziarosa Villani

In Ecco i numeri 542, 710, 409. Sono i dati della presenza del fistione turco, un bellissimo uccelllo migratore, alias Netta Rufina, al lago di Martignano rispettivamenti negli anni 2018, 2019 e 2020. Questo splendido specchio d’acqua di origine vulcanica in pieno inverno accoglie un numero sempre crescente di questa particolare anatide, di provenienza euro-turanica, un fenomeno non scontato ma che si deve alla progressiva messa in sicurezza del territorio da minacce antropiche.

Oggi il lago di Martignano, e lo si è detto in chiare note nella recente Giornata dedicata al Fistione Turco che si è tenuta per iniziativa del Parco di Bracciano-Martignano può vantare acque limpide, ricche di biodiversità e una vegetazione algale che si spinge fino a venti metri di profondità. E sono proprio le alghe ad attrarre da luoghi lontani il fistione turco al lago di Martignano. Sono infatti, secondo gli addetti ai lavori, uno dei suoi cibi preferiti. I numeri in questo caso sono confortanti. Dall’unico esemplare censito nel 1982 si è fatto un salto temporale fino 2002 quando i rilevamenti della presenza di questo migratore sono ripresi con regolarità.

Dal 2010 la sua presenza è andata sempre in crescendo con dati – ad esempio – che riferiscono di 334 fistioni nel 2016 fino al picco di 710 nel 2019. Un risultato che si deve soprattutto a interventi salva natura, a partire dal divieto di caccia introdotto per i territorio nel 1992, passando poi per la istituzione del parco di Bracciano-Martignano fino alla recente introduzione di un numero chiuso di accessi sul versante anguillarino, meta un tempo nei mesi estivi di turisti di nicchia in massima parte romani ma non solo.

Non è certo verso dove si siano diretti i fistioni che tra gennaio e febbraio hanno fatto tappa al lago di Martignano e che poi hanno ripreso il volo per la loro migrazione.

Mancano ad oggi infatti azioni di rilevamento con il sistema tradizionale dell’inanellamento o con quello più innovativo del posizionamento tramite Gps satellitari. Quello che è certo è che “appare chiara – si legge in un approfondito studio firmato da Guido Baldi, Mauro Bernoni, Mattia Azzella e Fabrizio Mantero – la relazione tra la popolazione svernante di Netta rufina, in continua espansione durante l’inverno, e la buona qualità dell’ecosistema del lago di Martignano”.