“Le mie opere sono contenitori di memoria”

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Intervista con Vittorio Fava, artista poliedrico che regala emozioni nella pittura, nelle incisioni e nello scolpire mobilidi Giovanni Zucconi

Una delle cose belle del lavoro del giornalista, è che puoi conoscere da vicino dei personaggi straordinari. Come Vittorio Fava. Un artista forse poco conosciuto al grande pubblico, ma che ha le sue opere esposte anche in musei francesi e americani. Oltre a essere presenti in tantissime collezioni sparse per tutto il mondo.  Del resto se hai lavorato e studiato con Renato Guttuso, Mino Maccari o Alberto Ziveri, non puoi che essere un grande artista. Un artista poliedrico, che si è cimentato in molte discipline: opere pittoriche, libri d’artista, incisioni, mobili scolpiti, e addirittura film dipinti. Vittorio Fava, grazie al lavoro appassionato dell’Associazione Culturale “La luce dell’anima”, è stato a Ladispoli venerdì scorso, dove ha presentato le sue opere forse più belle ed emozionanti: i “Libri d’Artista”. Difficile spiegare con le parole la straordinarietà di questi “libri”, e l’emozione che ti trasmettono fin dal primo sguardo. Difficile spiegarlo, perché non sono opere d’arte solo da guardare, ma sono oggetti, materia, da toccare, odorare e sentire. Toccare? Certo, proprio toccare. Se non li tocchi, se non li sfogli, rimangono celati come un tesoro di pietre preziose che rimane chiuso in un forziere. Devi aprirlo e mettere le mani nelle gemme, e vederne ad una ad una la luce che emanano per poterne apprezzare tutto il suo valore. Lo stesso vale per i piccoli capolavori di Vittorio Fava. I suoi libri vanno sfogliati, e a ogni pagina fermarsi ad ammirare le meraviglie che vi ha posto. Decine e decine di piccoli oggetti, pezzi di libri antichi, disegni, fotografie, mini libri che lui stesso scrive. Ognuna di queste tessere del puzzle tridimensionale che lui compone, è una piccola memoria che parla ad ognuno in modo diverso. Che suscita ad ognuno un’emozione diversa. Perché ognuno ha memorie diverse da fare emergere dalla propria vita. Ogni suo libro è un vero e proprio contenitore di memorie, cangiante al variare della persona che lo tiene in mano o che lo sfoglia. Ognuno lo sfoglierà in modo diverso, e prenderà in mano un oggetto diverso, tra le decine che può trovare in ogni pagina. E magari lo riporrà nel libro in modo diverso da un altro. Creando una sua versione personale dell’opera. Come vi dicevo è difficile spiegare con le parole queste meravigliose opere d’arte. Vanno vissute. Bisognerebbe possederle, averle tra le mani, almeno per 10 minuti, e entrarci dentro. Entrarci come in quei musei che rappresentano una memoria collettiva da preservare, scoprendo ogni volta una cosa che ti era sfuggita le volte precedenti. Perché la vita delle persone, e la memoria che ne conservano, è fatta da tanti piccoli ricordi, messi insieme a formare una storia unica e irripetibile. Proprio come i libri d’artista di Vittorio Fava. La prossima volta che leggerete che c’è nelle vicinanze una mostra di Vittorio Fava, andatela a vedere. Scoprirete un artista straordinario. L’ultima sua importante mostra c’è stata a Roma, qualche mese fa, esposta nella Casina delle Civette di Villa Torlonia. Dopo Roma, Ladispoli. Un onore per tutti noi che abbiamo avuto il piacere di tenere in mano molti dei suoi libri migliori, e di conoscere personalmente il Maestro Fava. Eravamo in tanti. Segno che se proponi qualcosa di eccezionale, poi le persone sanno perfettamente riconoscerne il valore. Era presente, in rappresentanza del Comune di Ladispoli, anche l’Assessore alla Cultura, Marco Milani.

L’assessore alla cultura Milani presente alla mostra

Un ringraziamento particolare va naturalmente all’Associazione Culturale “La luce dell’anima”, e alle meravigliose persone che la animano. Hanno saputo portare a Ladispoli un’autentica chicca culturale. Seguiteli nelle loro iniziative. Hanno veramente una marcia in più.

L’artista insieme agli organizzatori

Concludiamo questa presentazione con una parte dell’intervista che il Maestro Vittorio Fava ci ha concesso prima dell’apertura della mostra.

Maestro, le sue opere che vediamo qui esposte sembrano essere dei contenitori di memorie. Che rapporto ha con la Memoria?

“Vero. Sono contenitori di memorie.”

Memorie sue?

“No. Memorie mie solo in minima parte. Io cerco di fare un concentrato delle memorie di tutti. Per questo i miei libri risultano essere così sedutivi. Perché, in realtà, lavorando con questi materiali vecchi, usati, raccolgo oggetti che appartengono alla memoria di tante persone. Sono veri e propri contenitori di memoria”

Ognuno vi si può riconoscere dentro in queste memorie

“Certamente. Nelle mie mostre ho sempre ricevuto qualche riconoscimento anche personale, di persone che hanno visto una pagina che ricordava alcuni frammenti della loro vita. Perché questo deve fare l’artista. Deve cercare di unire la memoria, l’inconscio collettivo, e farla diventare un’opera. Io faccio questo… Magari altri artisti fanno cose diverse.”

In qualche sua opera si è ispirato al nostro territorio?

“Si. Ho realizzato un grande libro del “Cacciatore Etrusco”. Però non lo posso esporre perché altrimenti sarei linciato dagli animalisti (Ride). E’ molto, molto, grande. La copertina è fatta con una pelle di cinghiale. Ad un primo impatto respinge un po’, ma aprendolo risulta essere molto interessante. E’ tutto un viaggio di questo cacciatore etrusco, un po’ primitivo”.

Avendo avuto il privilegio di osservare e interagire con le sue opere, la mia impressione è che i suoi libri d’artista stanno stretti in un museo. In nessun museo potresti toccare le sue opere. Non potresti sfogliarle, o tenerle in mano. Come credo sia necessario fare per goderne appieno tutte le emozioni che sanno donare. Mi sembrano più opere da tenere in casa, in salotto. Dove puoi viverle e goderne tutte le volte che si vuole. Tu, e le persone a te care

“No. Questo non lo condivido. Ho alcuni miei libri in musei importanti. A Parigi o a Miami, per esempio. Certo, l’opera deve essere aperta, ma anche chiusa ha una sua presenza, di “opera libro”. Non è solamente una scultura. Ma è chiaro che in un museo la gestione è diversa. In una casa, quotidianamente, lo si può sfogliare e “consultare”.”

Una delle opere del maestro Fava esposte a Ladispoli

Penso anche che quando crea un libro d’artista, si immagini sempre qualcuno che lo sfoglia…

“Si. Io creo sempre per gli altri. Non per me stesso. Quando lo sto creando, quando sto lavorando, lo faccio per me. Ma una volta terminata, l’opera appartiene agli altri. E sono opere dinamiche, che cambiano sempre. Ogni pagina è una storia diversa, un’opera diversa. A differenza della pittura e della scultura, sono cose che cambiano in continuazione. Come un libro tradizionale, dove sfogli le pagine e cambia la storia. Solo che questo è un libro fatto non solo di parole, ma soprattutto di materiali”.