Il mito del Zanza: un narciso attivo

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Il mito del Zanza: un narciso attivo

A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Non credo che per Zanza (Maurizio Zanfanti, il play-boy riminese carnalmente amato da migliaia di avvenenti scandinave) il termine vitellone sia il più appropriato.

Non è adeguato al suo stile di vita, al frenetico edonistico ritmo da lui imposto in più di 40 anni della vita. Centottanta conquiste a stagione, con punte di duecentoventi nelle decadi 70-80, quando aveva 20-30 anni.  Fino oltre all’anno 2005 avanzato, una fiumana di bionde del Nord Europa sono venute a Rimini e Riccione per fare l’amore con lui, ricevere una sua foto firmata quale indelebile souvenir di una vacanza perfetta: mare, sole, tavola, gite, balli… e Zanza. Fisico asciutto, capelli biondi fluenti sulle spalle, lineamenti del viso pur decisamente maschili perfetti…

E’ stato lui il vero leone indiscusso della Riviera Romagnola. Aveva il suo tempio al “Blow up” (elèvati e salta su), la discoteca riminese più frequentata dalle nordiche. Un’orda famelica alla ricerca della felicità, non un’invasione barbarica, sul finire degli anni 70. Ai vantaggi che madre natura gli aveva dato il Zanza aggiungeva un talento fuori dal comune: parlava perfettamente lo svedese alternandolo con l’allegro e coinvolgente dialetto romagnolo; conosceva sapientemente l’arte della seduzione elegante, mai volgare, rispettosa, con qualche intrigante allusione; entrava con quello sguardo magnetico nell’animo delle fanciulle sempre assistito da una loquela incessante e dal sorriso sulle labbra. In discoteca di notte o nel meriggio di giorno, distribuiva alle spasimanti i “numeretti” con gli orari come le segretarie negli studi medici affollati di pazienti. Credo che non avendo altro mestiere del “discotecaro”, arrotondasse il mestiere facendosi pagare a piacere le prestazioni.

E di giorno, anche ricompensato dai gestori degli stabilimenti balneari che lo invitavano. Una vera star popolare la cui fama internazionale fu consacrata da un’intervista della Bild, nota rivista tedesca. Il re del rimorchio? No affatto. Zanza non era un vitellone uno che ci provava, perché era lui ad essere rimorchiato, anche se poi sceglieva. Dal Blow-up passò ad un’altra discoteca il Club 33, così chiamato perché non accettava l’ingresso di persone con più di 33 anni. La sua instancabile attività di “una botta e via… e sotto un’altra” non si esauriva d’estate. Era lui che invitato, (specie in Svezia e Norvegia) a trovare le sue ammiratrici che lo presentavano ad altre coetanee.  Più che un predatore a me sembra che sia stato un… depredato felice. Non credo che si possano fare paragoni con Don Giovanni, Casanova, il Bell’Antonio, Gastone o Rodolfo Valentino.

Parliamo di epoche diverse in cui l’emancipazione sessuale femminile era ben differente, senza spot letterari, teatrali, televisivi, cinematografici. Il fu Maurizio Zanfanti non ne aveva bisogno. Tutt’altro che uno “sciupafemmine” questo dispensatore di felicità condivisa… era lui che veniva “sciupato”. Credo che sia errato considerarlo un “sessista”. Siamo lontani anni luce dai ricatti sessuali sul lavoro (cinema, TV, teatro, moda, sport e quant’altro). I predatori sessuali di ragazze (talora però compiacenti), che vogliono fare carriera in fretta sono eticamente degli esseri spregevoli, infimi, rispetto a lui.  Zanza è fuori bersaglio di ogni rivendicazione femminile. Lui, biondissimo e bellissimo risplendeva di luce propria, non di quella riflessa lunare. Non ha mai sfruttato né prestato alcuna donna. Ogni rapporto intimo era sempre consensuale. Ci si sceglieva a vicenda. Le eventuali offerte (sempre che si siano state) forse gli permettevano quei viaggi in Scandinavia. Paragonarlo ad un “magnaccia” è un’idiozia se non una bestemmia. Zanza non ha sfruttato nessuna donna perché ripeto, consenziente è stato ogni suo approccio intimo. A lui bastava essere appagato e appagare in natura, al fine di soddisfare il suo narcisistico impero del migliore amante del mondo, sia in qualità che soprattutto in quantità. Prediligeva le nordiche (le svedesi in particolare) e lasciava il fratello alle italiane. Né poteva innamorarsi di nessuna perché lui amava solo se stesso.

Egoista, crudele, anaffettivo? Andiamoci piano con queste parole. Lui non voleva legami duraturi e le ammiratrici lo sapevano: patti chiari, amicizia lunga. Era un escort maschile? Affatto, non scherziamo. Altro che prostituto… mi verrebbe da dire che è stato un donatore!! Più vicino ad un “gigolò” ma con una fama di “Tomber de femme” straordinariamente più elevata, direi irraggiungibile da un bel ragazzo parigino. Una nullità rispetto a lui. Stava lontano dagli omosessuali non perché li disprezzasse anzi li rispettava, semplicemente non li capiva. Per lui esisteva solo il… profumo di donna. Come il sole in un giorno estivo, la sua quarantennale stagione volgeva al termine dopo avere compiuto i 60 anni. Non che avesse deposto le armi intendiamoci. Mai alzata ‘bandiera bianca’. Né ‘bandiera rossa’ (la politica non lo appassionava, la sua missione era un’altra). Superati i 60 anni, il suo raggio solare (più bello e biondo del “crodino”) declinava verso un triste tramonto. Lui, ironia della sorte, doveva pagare per avere le eredi di quelle stesse donne dei tempi passati… quelli migliori. Non concepiva il pensionamento, la pace dei sensi.

Era nato per quello scopo e così doveva finire. Sì, morire a 63 anni, il 27 settembre 2018 dopo l’ultimo fatale assalto tra le braccia di un’atterrita escort rumena di 23 anni, ben 40 meno di lui.

Personalmente essendo un cristiano pur modesto peccatore come tanti altri, forse tutti (ricordate la frase di Gesù riguardo chi “scagli la prima pietra?”) …credo nell’aldilà. E non sono affatto convinto che, pur peccando di lussuria, Zanza sia ora all’Inferno. Certo in Paradiso no, quello lo ha già avuto in terra. Forse è in Purgatorio, non è stato certamente un santo (con “l’etica che tira oggi” penso che siano rimasti in pochi), ma nemmeno un criminale, uno stupratore, un ricattatore sessuale, un pedofilo, un ladro, un assassino. No nemmeno un falso imbroglione.

Lui ha assecondato i desideri di chi lo voleva tutto per sé (non più di mezz’ora si concedeva). Per chi voleva ritornare a casa con un souvenir sessuale. Il suo limite? Il sesso fine a se stesso, con delle regole e confini stabiliti dall’inizio e sempre di comune accordo. La sua cultura non gli permetteva di andare oltre il sesso. Piaceva alle donne e si autocompiaceva. Un narciso… attivo… non stagnante né specchiante… anzi… (completate voi l’aggettivo giusto in rima).

aldoercoli@gmail.com