La via Sepolcrale torna a risplendere

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di Giovanni Zucconi

A Cerveteri si trova una delle aree archeologiche più spettacolari del mondo intero.

Poche hanno lo stesso fascino, e la stessa capacità di generare stupore quando la si attraversa. Uno stupore e una meraviglia che rimangono intatti ogni volta che si percorre questa via millenaria, che sia la prima o la milionesima. Stiamo naturalmente parlando della Via degli Inferi. L’antica via, sacra agli Etruschi, che univa Caere al pianoro tufaceo che ospitava le tombe dei loro cari. Una via di collegamento e di dolore, ultimo viaggio dei defunti che venivano poi tumulati in quella che noi oggi chiamiamo Necropoli della Banditaccia. Se potessimo tornare indietro, la vedremmo percorsa, probabilmente ogni giorno, da cortei funebri che avevano come meta una delle migliaia di tombe scavate nel tufo del pianoro, già arredata e pronta per ospitare l’anima immortale del caro congiunto. Date queste premesse credo che sia inutile sottolineare ulteriormente l’importanza storica e culturale della via degli Inferi. E’ un’area archeologica che da sola potrebbe raccontare lo spirito più profondo degli antichi Etruschi, meglio di tante altre più rinomate e più note. E’ un gioiello archeologico di cui Cerveteri dovrebbe andare fiera, e che dovrebbe cercare di tutelare e valorizzare meglio di quanto è stato fatto negli ultimi decenni. Fino ad oggi, la storia della via degli Inferi è stata caratterizzata da periodi in cui l’antico percorso è stato in larga parte percorribile e leggibile, e da lunghi anni in cui parte di questo era impraticabile, ricoperto dal fango e dalla vegetazione infestante. Ma soprattutto, i circa due km complessivi della via degli Inferi, non sono mai stati praticamente mai percorribili per intero, privando i numerosi visitatori della magnificenza dello percorso completo. Questo, per definire meglio l’area archeologica, assume convenzionalmente dei nomi diversi a seconda del tratto che prendiamo in considerazione. Viene chiamata “via degli Inferi” il tratto che va dall’antica porta di accesso a Caere, che si trova nel pianoro dove attualmente troviamo la moderna Cerveteri, fino al recinto esterno della Necropoli della Banditaccia. Poi la via prosegue dentro il recinto, prendendo il nome di “via Sepolcrale Principale”, fino ad uscire dalla parte opposta, assumendo il nome di “via Sepolcrale”. Questa prosegue fino al margine inferiore del pianoro, in direzione del mare. Due km densi di storia, e che permettono al visitatore di ammirare un ricchissimo campionario di antiche sepolture etrusche. Ci vorrebbero ore per percorrere questa via sacra e gustare e ammirare con il giusto tempo tutte le meraviglie che contiene. Il problema è che questi due km non sono mai stati visitabili per intero. Almeno fino ad oggi, come vedremo in seguito… La sua storia moderna inizia, come molto di quello che possiamo ammirare oggi a Cerveteri, con degli scavi del grande Raniero Mengarelli. Questi iniziarono nel 1927, e interessarono quel tratto che va dal recinto della necropoli della Banditaccia alla porte dell’antica Caere. Poi questi lavori furono vanificati dalle forze della Natura, fino al 1975, quando una campagna di lavoro, di circa 3 anni, condotta dal Gruppo Archeologico Romano, bonificò dal fango e dalla vegetazione un lungo tratto di questa via sacra. La campagna riprese nel 1982 e, nei successivi 4 anni, i volontari del GAR restituirono al mondo la via degli Inferi nell’aspetto che oggi possiamo ammirare. Negli anni successivi, come già abbiamo anticipato, la via ha vissuto momenti di relativo abbandono, e periodi in cui le associazioni di volontariato del nostro territorio si sono spese per ripulire i tratti più devastati dalla Natura. Tra queste possiamo sicuramente ricordare il NAAC. Ma l’opera di recupero e valorizzazione più importante è stata condotta di nuovo dalla Sezione di Cerveteri-Ladispoli del Gruppo Archeologico Romano che, a partire dal 2015, ha ripreso una massiccia opera di ripulitura su tutto il tratto della via degli Inferi. Questa attività è stata, come tutti i progetti portati avanti dalle associazioni di volontariato archeologico, resa possibile grazie alla collaborazione con la Soprintendenza, che ha affiancato i volontari nel loro lavoro e ha vigilato affinché tutto si svolgesse nel pieno rispetto dei luoghi e delle regole. Da responsabile della sezione del GAR, mi corre l’obbligo di ringraziare di cuore la Soprintendente Alfonsina Russo, la responsabile delle aree archeologiche di Cerveteri Rita Cosentino e l’assistente Monica Arduini. Ma un protagonista importante è stato anche il Comune di Cerveteri che, nella persona dell’Assessore Lorenzo Croci, ha sempre supportato il GAR in questa iniziativa, e ha fornito logistica e contributi per l’acquisto delle attrezzature necessarie. Il risultato di questo impegnativo lavoro è adesso visibile a tutti. La via degli Inferi non è mai stata così bella da quando gli Etruschi la percorrevano con i loro cortei funebri. E soprattutto, dopo molti decenni, è finalmente interamente accessibile tutto il percorso. I due i km, dalla porta di Caere fino al margine estremo del pianoro, sono adesso tutti percorribili, per la gioia dei fortunati visitatori che vorranno fare quattro passi nella storia degli Etruschi. Questo importante evento non poteva che essere celebrato con una cerimonia, nella quale sono intervenute tutte le autorità coinvolte. Il 28 settembre 2017, alla presenza della Soprintendente Alfonsina Russo, del Sindaco Alessio Pascucci, dell’Assessore Lorenzo Croci e del Presidente onorario dei Gruppi Archeologici d’Italia, Enrico Ragni, si è svolta una partecipata e solenne cerimonia per celebrare l’apertura al pubblico dell’intero tratto di via degli Inferi. Con l’occasione è stata anche scoperta una targa che celebra i 40 anni di attività del Gruppo Archeologico Romano in questa importante area archeologica. Da quel giorno, Cerveteri sta offrendo un gioiello archeologico in più ai propri visitatori. Un gioiello che continuerà a brillare e a emozionare per tanti anni a venire, perché sarà impegno del GAR di continuare a conservarlo in questo stato, e di valorizzarlo come il Mondo ci chiede. Non ci dimentichiamo mai che anche via degli Inferi è Patrimonio dell’Umanità.