LA SEMEIOTICA NEL DOLORE TORACICO NON CARDIACO

0
709

PROGRESSI E REGRESSI IN MEDICINA.

a cura del Dottor Aldo Ercoli

Un dolore toracico di nuova insorgenza? In un soggetto adulto è necessario identificare una patologia potenzialmente pericolosa che minacci la vita. Infarto miocardico, embolia polmonare, pneumotorace iperteso, sono tutte condizioni morbose che necessitano un trattamento d’urgenza, da “codice rosso”.

L’anamnesi, la semeiotica e la visita medica ci consentono, nella gran parte dei casi di diagnosticare un dolore toracico non cardiaco, assai simile all’angina pectoris, oppure definito atipico. Un dolore che può essere inquadrato in tre principali patologie che non hanno niente a che vedere con il cuore.

Quali sono? Le statistiche cliniche riportano al primo posto (fino al 50% dei casi) fattori psicologici. Molto spesso l’ansia e gli attacchi di panico sono la causa. Al secondo posto vi sono le patologie esofagee, in particolare il reflusso gastroesofageo (30-40%).

La “medaglia di bronzo” (terzo posto) va ai disturbi neuromuscolari della parete toracica (10-20%). Questi dati statistici ci vengono forniti esclusivamente da lavori scientifici effettuati in sede universitaria – ospedaliera.

La medicina territoriale, quella pertinente la prima linea, quella che visita per prima il soggetto che accusa questa sintomatologia che percentuali ci ha offerto a tal riguardo?

Se non siamo al livello infinitesimale, poco ci manca. Anche la medicina di territorio di gruppo (che può vantare sovente un numero esiguo di sanitari) non ci aiuta sull’argomento. Un vero peccato che sia quasi sempre cosi, che ci allontani dai dati reali.

Sono dell’opinione che i “medici di frontiera” di decenni anni orsono (e di cui ho fatto parte) abbiano un’idea diversa. Sto parlando di clinici che lavoravano ben sette ore ogni giorno a studio medico (quattro la mattina, tre il pomeriggio) senza trascurare le numerose visite a domicilio. A mio parere sono le patologie muscolo scheletriche, in particolare le malattie della colonna vertebrale cervico – dorsale quelle che si contengono il primato con i fattori psicologici.

Mi riferisco non solo alle frequenti nevralgie intercostali (o frigorie, post traumatiche etc) ma anche alle costo condriti, crampi dei muscoli intercostali, borsiti subacromici, malformazioni congenite quali il pectum escovatum o carenato.

Tutte patologie che vengono comunemente confuse con l’angina pectoris. Il medico delle “sette ore giornaliere” conosceva più di ogni altro il proprio paziente. Era in grado di distinguere questo dolore toracico muscoloscheletrico da una cardiopatia ischemica. Bastava riprodurre il dolore con la palpazione (più profonda che superficiale).

Manipolare l’area interessata. Prima però vi era un’anamnesi accurata, meticolosa, certosina. Mi domando quanti siano oggi i sanitari, gli addetti ai lavori, che pongono questi quesiti al paziente e soprattutto quanti siano coloro che “mettono le mani addosso” agli stessi, quanti lo palpino, lo pigino, lo percuotono (percussione toracica classica, niente di violento), lo invitino a tossire forte, ad effettuare inspirazioni ed espirazioni prolungate …

A mio modesto modo di vedere (secondo il mio debol pensiero avrebbe detto Alessandro Manzoni) nella maggior parte dei casi ci si limita all’ascoltazione con lo stetoscopio.
Sono pessimista?
Non lo posso escludere, posso sbagliarmi.

Avrò però il diritto di esprimere la mia opinione tal riguardo?
Si parla tanto, spesso senza la necessaria esperienza, dei grandi progressi della medicina attuale. Ma quanto costa la strumentazione?
Non vanno prima eseguite le manovre diagnostiche che non costano nulla?
Questo prima ancora che un robot telediagnostico dialoghi con il malato a distanza, da casa sua. Saranno casi isolati ma ho talora constatato che in un soggetto con dolore toracico (sia esso cardiaco o non cardiaco) si esegue in sede ospedaliera di pronto soccorso solo un ECG standard senza una classica (e benedetta!) Rx del torace.

Sarò pessimista, ripeto, ma resto del parere che stiamo perdendo le tracce, le impronte, i segnali di un’antica veneranda “ars medica”. Mi domando ancora quanti siano coloro che conoscono a fondo la semeiotica clinica di tutte le varianti di un infarto del miocardio. Di quali sono i sintomi ed i segni di un’embolia polmonare. Di un pneumotorace.

Sono un medico laureatomi nel 1974, del secolo scorso,specializzato in cardiologia e broncopneumologia, con 50 anni di esperienza, che non ha mai trascurato di aggiornarsi. Sono vecchio e da accantonare? O c’è qualcosa di vero in quello che dico e scrivo?