La cura del verde a singhiozzo

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Le piante affidate al loro destino eppure i comuni sono vincolati da obblighi.

Gianluca Paolacci: «C’è molta approssimazione qui a Cerveteri. L’esempio è il bosco di Valcanneto»
Parchi, giardini e alberature stradali. Spazi che dovrebbero rappresentare i polmoni verdi e il biglietto da visita di una comunità, ma che troppo spesso si trasformano nello specchio più fedele dell’incuria. Nel corso del tempo anche sul litorale nord, e Cerveteri non è esente dal fenomeno. Specie con l’arrivo della bella stagione e la morsa della siccità – si è visto – le piante soffrono e il verde pubblico ne risente. Eppure, la cura del patrimonio arboreo dovrebbe essere un dovere istituzionale inderogabile.
Il nodo cruciale della questione risiede in un evidente cortocircuito di responsabilità. Da un lato, le amministrazioni comunali sono rigorose nel pretendere decoro e sicurezza dai cittadini.
A Cerveteri, ad esempio, vengono emesse ordinanze sindacali – soprattutto in prossimità della stagione estiva – che impongono ai proprietari di terreni privati di provvedere allo sfalcio, alla pulizia da rovi ed erbacce e alla manutenzione delle siepi, pena sanzioni pecuniarie salate e denunce per il rischio incendi. Dall’altro lato, però, si nota spesso una pericolosa disattenzione nella cura del verde che ricade sotto la diretta gestione dell’ente pubblico. Alberi giovani piantati e annaffiati non sempre, aiuole abbandonate al loro destino, arbusti lasciati seccare. È il paradosso di chi lascia deperire i beni comuni per mancanza di programmazione o di fondi. Negli ultimi anni se n’è parlato nelle aree periferiche etrusche.
La domanda sorge spontanea: esiste un quadro normativo che obblighi il Comune a prendersi cura delle piante? A livello nazionale, la tutela del verde è disciplinata in modo organico da una legge che imporrebbe ai comuni con più di 15.000 abitanti l’obbligo di censire il verde pubblico e di promuovere politiche di gestione sostenibile. Insomma, i comuni vengono individuati come custodi legali del patrimonio arboreo cittadino. Questo significa che la mancata o negligente manutenzione, che porti alla morte prematura di piante o a situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica (rami pericolanti, alberi secchi e a rischio crollo), può configurarsi non solo come un danno erariale all’ambiente, ma in alcuni casi persino come un profilo di responsabilità civile.
Sul caso interviene Gianluca Paolacci, consigliere comunale di centrodestra e candidato a sindaco per le prossime amministrative. «Bisogna intanto distinguere, restando a Cerveteri – afferma – dai pini che sono ammalorati e che devono essere sostituti per l’incolumità pubblica perché magari hanno già spaccato l’asfalto, come accaduto alle Due Casette ad esempio con la sostituzione di cinque cipressi, da un’area come il bosco di Valcanneto, che rischia una strage di piante. Questo perché non ci si è accorti prima del problema, come spesso avviene. C’è poca attenzione sul nostro territorio dell’arredo urbano. Non c’è un serio censimento di tutte le aree comunali che avrebbero bisogno della giusta attenzione e del ripristino. Manca la riqualificazione. Alla rotatoria vengono collocate delle piante, ma dopo 3 mesi muoiono».