In meteorologia il termine non esiste.
E’ un modo di dire giornalistico nato per descrivere visivamente la violenza di un fenomeno. In meteorologia questo termine non esiste e non viene usato nei bollettini ufficiali. Dal punto di vista scientifico, quello che comunemente chiamiamo “bomba d’acqua” è in realtà un nubifragio o, più specificamente, una pioggia torrenziale e concentrata.
Si parla di nubifragio quando la quantità di pioggia caduta supera i trenta millimetri l’ora (30 litri d’acqua su un metro quadrato in soli sessanta minuti), oppure quando cadono più di cinquanta millimetri in poche ore.

Dal punto di vista fisico, il fenomeno è legato a nuvole a grandissimo sviluppo verticale, all’interno delle quali ci sono correnti d’aria calda ascendenti (che vanno verso l’alto) così forti da riuscire a “sorreggere” tonnellate di acqua e grandine, impedendo loro di cadere. Se la corrente calda s’ indebolisce improvvisamente, o se l’accumulo d’acqua diventa troppo pesante, la nuvola non riesce più a trattenere il carico. E tutta l’acqua accumulata precipita al suolo in pochissimi minuti e su un’area molto ristretta (spesso pochi chilometri quadrati). L’effetto visivo e distruttivo è proprio quello di una massa d’acqua che “cade a blocchi”, simile all’esplosione di una diga.
Spesso le “bombe d’acqua” sono accompagnate da vento violentissimo. Succede quando l’aria fredda e pesante che accompagna la pioggia precipita verso il basso, impatta contro il suolo e si espande in orizzontale a velocità che possono superare i 100 km/h, causando danni simili a quelli di una tromba d’aria, ma con una dinamica completamente diversa.
Se ti stai chiedendo come mai i nubifragi sembrano essere sempre più frequenti in Italia, i meteorologi e i climatologi dell’Agenzia ItaliaMeteo identificano la causa dell’aumento di questi eventi estremi nel riscaldamento globale. L’Italia si trova al centro di un’area geografica considerata un vero e proprio “hotspot” climatico: il Mediterraneo. Il meccanismo si sviluppa attraverso una precisa catena termodinamica: più calore = più vapore. L’aumento delle temperature globali riscalda la superficie dei nostri mari. Un mare più caldo evapora molto più velocemente, immettendo nell’atmosfera enormi quantità di vapore acqueo e umidità. Poi, per ogni grado Celsius in più, l’aria può trattenere circa il 7% di vapore acqueo in più. L’atmosfera si comporta come una spugna gigante che accumula energia termica e umidità. Quando le prime correnti fredde di origine atlantica o polare scendono sull’Italia in autunno, l’impatto con questa enorme massa di aria calda e carica di umidità è letteralmente esplosivo. Tutta l’acqua accumulata è rilasciata violentemente in pochissimo tempo, trasformando i normali temporali del passato in nubifragi localizzati ed estremamente distruttivi.


































































