IL RUGGITO DI HOLLYWOOD: CENT’ANNI DI SEGRETI DIETRO IL LEONE DELLA MGM

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ruggito di leone

Nel firmamento del cinema mondiale esistono simboli capaci di valicare il tempo, ma nessuno possiede la forza magnetica del leone della MetroGoldwyn-Mayer (MGM).

Quel maestoso felino racchiuso nel cerchio dorato di una pellicola cinematografica, sormontato dal motto latino “Ars Gratia Artis” (L’arte per l’arte), accoglie gli spettatori fin dal lontano 1924. Eppure, dietro questa intramontabile icona pop si nasconde una dinastia di veri animali e una manciata di insospettabili segreti hollywoodiani.

Il pubblico lo chiama affettuosamente “Leo il Leone”, ma nella realtà storica si sono avvicendati ben otto esemplari in carne e ossa. Il capostipite fu Slats, un leone mansueto nato allo zoo di Dublino che inaugurò l’era del cinema muto limitandosi a guardarsi intorno. Il vero punto di svolta arrivò nel 1928 con l’avvento del sonoro e l’introduzione di Jackie, il primo felino a emettere il celebre ruggito udibile in sala. Jackie divenne una leggenda nello star system anche per la sua incredibile fortuna, sopravvivendo miracolosamente a disastri ferroviari, terremoti e persino all’incidente di un aereo nel deserto.

A lui seguirono altri splendidi esemplari come Tanner, che tenne a battesimo i primi storici film a colori in Technicolor. L’illusione del cinema, però, viaggia sempre su binari inaspettati. Il leggendario ruggito che tutti conosciamo non appartiene affatto a un leone. Nei primi anni ’80 lo studio decise di modernizzare l’audio: i tecnici scoprirono che il vero verso del leone somigliava troppo a un profondo sbadiglio e non risultava abbastanza spaventoso. Il sound designer Mark Mangini decise così di mixare e sostituire la traccia audio originale con i ruggiti, ben più feroci e imponenti, di una tigre.

Oggi, dopo quasi un secolo di onorata carriera animale, la tradizione si è fusa con l’avanguardia tecnologica. Nel 2021 la MGM ha mandato ufficialmente in pensione i leoni veri, sostituendo la clip storica con una perfetta controfigura digitale in CGI. Un software fotorealistico modella oggi la criniera della mascotte più famosa della storia, ma la magia resta immutata: quel ruggito fiero continua a essere l’inizio di un grande sogno a occhi aperti.