PD CERVETERI: DIMISSIONI IN MASSA

11 membri del direttivo riconsegnano la tessera
per parcheggiarsi nel comitato
Società Aperta Cerveteri – Italia Viva

di Toni Moretti

Il Partito Democratico a Cerveteri raddoppia, non sul piano dei consensi ma su quello delle strutture: da oggi sono due. Non sarà parso vero, alle litigiose anime del PD locale l’opportunità offerta loro dalla scissione operata a livello nazionale da Matteo Renzi , che ha dato vita a Italia Viva. Un nuovo partito che, se dovessimo definirlo usando una terminologia ideologica, ormai considerata desueta, sarebbe la destra di quel grande inciucio che a suo tempo fu il matrimonio, consumato solo in forma innaturale, tra la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista.
A Cerveteri, i democristiani e i comunisti non si sono mai fusi, ma sono rimasti da sempre nella condizione di essere gli uni a voler prevalere sugli altri. Questo è avvenuto anche con la complicità dei vari dirigenti provinciali, regionali, o addirittura di deputati di riferimento che hanno costruito le loro fortune stando un po’ di qua e un po’ di là, senza scontentare nessuno. Non hanno mai fatto scelte precise nella loro radicalità per conservare quel manipolo di voti, frutto di scambi di interessi e clientele che assicuravano loro la sopravvivenza politica.
Semplice è stato, in un periodo come quello trascorso negli scorsi anni, orientato al mantenimento dell’esistente, far guerreggiare gli uni e gli altri per procura, palleggiando con commissariamenti del circolo locale ora legittimi ora illegittimi. a termini di regolamento, tanto da spingersi persino a chiedere l’intervento della magistratura ordinaria, non a caso c’è ancora un pronunciamento del magistrato atteso da Maurizio Falconi al quale fu contestata la legittimità della sua elezione a segretario di circolo. Più difficile era da gestire, come in questo momento, un partito in difficoltà, uscito sconfitto all’ultima tornata amministrativa perché diviso nelle linee e nelle scelte.

Si doveva ricomporre e far dimenticare che il PD era si il consigliere Falconi eletto sotto quella bandiera ma collocato all’opposizione ma era anche AnnoZero dove qualche esponente di giunta aveva trovato comunque opportunità di lavoro nella segreteria di un consigliere regionale PD, era anche l’assessore Ferri, a suo tempo espulso ma che continuava nel suo incarico fiduciario presso la segreteria del dell’ex Presidente del consiglio Regionale Leodori, era anche il vice sindaco Giuseppe Zito, che nonostante senza la tessera del partito, la cui concessione ostacolata dal circolo locale, nella stessa segreteria lavora, per cui il tentativo di aggiustamento con l’unità, non importa quanto vera, purché reggesse. Allora congresso unitario che partorisce la figura di Nello Giansanti come segretario, cambio di sede del circolo, riesumazione di vecchi e storici dirigenti del passato che avrebbero dovuto rappresentare il nuovo con metodi gestionali vecchi.

Non a caso, il precario equilibrio implode subito e 11 membri del direttivo si dimettono in massa, mossa che potrebbe rimettere tutto in discussione se non fosse successo che successivamente, gli undici dimissionari consegnassero la tessera ed uscissero formalmente dal partito parcheggiandosi in un comitato denominato “Società Aperta Cerveteri – Italia Viva” “Di cui sono il Coordinatore- dice Maurizio Falconi – al quale partecipano, come detto, non solo gli 11 dimissionari ma anche altri tesserati PD.” Il gioco è fatto se si pensa che questo avviene subito dopo che Marietta Tidei confluisce in Italia Viva di Renzi mentre il padre Pietro rimane con Zingaretti nel PD. Nulla di sconvolgente con questa mossa conoscendo i due, direi che si possono accettare scommesse sul potere egemonico di quello che rimane di quegli elettori. Dal canto suo, Rocco Maugliani, segretario Provinciale dei Dem, pur se dispiaciuto per quanto avviene a Cerveteri, ratifica ed appoggia la scelta di Giansanti e nel rispetto delle scelte augura ai fuoriusciti un buon viaggio, nella certezza che il PD farà grandi cose in questa città. Sarà!