Considerazioni cliniche sul nuovo Coronavirus (Covid-19)

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civitavecchia
Dottor Professor Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Il Covid-19, questo il nome dato al nuovo coronavirus, è una malattia infettiva che colpisce le vie respiratorie ma che si può trasmettere anche attraverso le mucose.

All’inizio, quando l’epidemia è scoppiata, con numeri allarmanti in Cina, essendo un agente patogeno totalmente sconosciuto ha colto di sorpresa la comunità scientifica mondiale (OMS).

Ci sono stati colpevoli ritardi nella comunicazione riguardo ai dati dell’epidemia. Si è poi compreso, sempre in ritardo, che il covid-19 era un fratello del virus che in un recente passato aveva provocato la Sars. Più che un fratello lo definirei un cugino, originario sempre dall’estremo Oriente, con caratteristiche molto diverse. E’ verosimile che la mutazione genetica sia avvenuta da un virus in cui pipistrelli e serpenti abbiano interagito tra loro.

Perché è diverso dalla Sars? Quali sono le sue modalità di trasmissione? Che manifestazioni cliniche provoca? Quali soggetti sono più a rischio? Innanzi tutto la diffusione, ossia la contaminazione interumana, è di gran lunga non paragonabile alla Sars. Il numero dei contagiati è notevole.

Si è detto, sempre erroneamente, che è meno grave perché nell’80% dei casi l’infezione lieve, provoca sintomi simil influenzali e solo nel 20% può dare una malattia severa (polmonite interstiziale alveolare) con un basso indice di mortalità pari al 2%.

Stando però ai numeri i pazienti finora deceduti sono circa 2500 contro i circa 780 della Sars. Questi sono dati statistici, non opinioni. Siamo poi solo all’inizio dell’epidemia e non siamo in grado di provvedere gli eventi futuri. Si è poi asserito, sempre erroneamente, che colpisce mortalmente gli anziani, gli immunodepressi, coloro che sono affetti da malattie croniche severe (cardiopatici, bronchitici cronici, pazienti affetti da epatopatie e nefropatie croniche di una certa gravita). Come si spiega allora il decesso dovuto al Covid-19 dell’eroe giovane medico (33 anni) cinese che l’ha sospettato e denunciato per primo assimilandolo alla Sars? Come si spiega che un giovane podista italiano (M.M di 36 anni) è ora in gravi condizioni cliniche all’Ospedale Sacco di Milano, anche lui colpito dallo stesso virus? Per i sintomi leggeri, simil influenzali, accusati il 10 febbraio, era stato dimesso dall’ospedale pur accusando febbre alta. E’ poi tornato in Ospedale, al Sacco, a causa di una violenta crisi respiratoria. Qui il tampone nasofaringeo ha permesso la diagnosi. Prima di avvertire i sintomi ha continuato a lavorare, ha giocato a calcetto con il figlio di un barista (finito in ospedale assieme a tre clienti del bar di Cotogno), ha partecipato a ben due maratone. La moglie di M.M., un’insegnante all’ottavo mese di gravidanza, è ricoverata anche lei al Sacco di Milano. Il 21 febbraio il numero di persone entrate in contatto con i casi positivi al coronavirus nel Lodigiano era arrivato a quota 250.

E non si tratta solo di soggetti anziani. A questo punto tre sono le considerazioni da fare sulla base di dati clinici della “medicina basata sull’evidenza scientifica”. La patologia può colpire chiunque, anche giovani, purchè il contatto con il soggetto che trasmette il Covid-19 sia prolungato. Il “quantum” infettante è un elemento importantissimo poi vengono le difese immunitarie di chi ha contratto l’infezione. Certamente i soggetti più vulnerabili, per età e malattie croniche, sono più a rischio di forme severe. La seconda considerazione da fare riguarda la modalità di trasmissione del virus. A differenza della Sars il contagio può avvenire anche da soggetti asintomatici. Questo rende, più insidiosa e meno facilmente diagnosticabile la malattia. Terza considerazione, sempre erroneamente, si è detto da parte di alcuni “eminenti” ,virologi ed infettivologi, che il virus non sarebbe sopravvissuto nemmeno un minuto su oggetti, pareti a superfici lisce. Ora si sa con certezza che il Covid-19 può restare attivo – contagiante anche fino a 9 ore. E’ per questo motivo che in Cina abbiamo visto in TV decontaminare ambienti frequentati dai malati con imponenti getti aereosolici a base di disinfettanti clorati capaci di uccidere il virus.

A queste tre legittime osservazioni vorrei aggiungere un dato curioso, che non mi spiego. L’Italia è stato la prima nazione dell’Unione Europea a chiudere i voli di andata e ritorno dalla Cina. Perché è risultato la più colpita in termini numerici di tutte le altre? Trovo strano che vesta questa non certa bella maglia nera. Che fare ora? La quarantena di due settimane (il periodo di incubazione potrebbe, in alcuni casi, essere più lunga) è un provvedimento utile.

Allora il nostro Medioevo (vedi la peste nera descritta dal Boccacio nel Decamerone) non era cosi ottuso e retrogrado? Lo stesso vale per la peste bubbonica del Manzoni, meglio fronteggiata dai provvedimenti della Serenissima di Venezia. Per il vaccino occorre molto tempo. Siamo disorientati in campo farmacologico. Possiamo contare solo su terapia di supporto in sala rianimazione. Se mi sono permesso di scrivere questo articolo è perché non sono solo uno specialista in Malattie polmonari dal 1977.

Nel 2003, al tempo della Sars, ho consegnato un diploma universitario a Firenze di esperto in materia,legittimato a insegnare. Per questo motivo ho tenuto, quale unico oratore, una lezione, presso Midas Hotel di Roma, a circa 200 medici di base.