CENTRATURA: PORTARE L’ATTENZIONE A SE STESSI E TORNARE AL CENTRO

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centratura

 

centratura
Laura Vanni
Operatore tuina, istruttore
di taijiquan e qi gong

Hai mai sentito parlare di “centratura”? Questo termine si incontra spesso in tema di crescita personale ma nasce in altri ambiti.
La centratura è, infatti, un’operazione che in ambito tecnico e riguarda quegli utensili con lavoro circolare e consiste nell’operazione con la quale il pezzo viene fissato in modo che il suo asse coincida esattamente con l’asse di rotazione della macchina (definizione Treccani).
Quando parliamo di centratura nell’ambito umano a quale centro ci stiamo riferendo? Detto molto semplicemente, il centro in questo caso siamo noi, o meglio, la nostra individualità e il nostro modo più autentico di essere. Essere centrati, in un certo senso, significa avere una sorta di bilanciamento interiore, un punto di riferimento che richiama un concetto di stabilità ed equilibrio.

La centratura si traduce nella capacità di non essere trasportati come una foglia dal vento né sballottati come una piccola imbarcazione tra i flutti di un mare agitato. La centratura non è una “cosa” o una “pratica ma, piuttosto, è una condizione, uno stato vissuto dall’individuo che gli conferisce solidità. Consente di avere un orientamento ad un obiettivo, un punto di riferimento nel nostro essere e nel nostro fare. Ma se questa è la centratura, che cos’è che la impedisce o la rende difficoltosa?
Far germogliare il seme
Nel processo di centratura, ciò che sposta l’attenzione dal centro è, inevitabilmente, l’interazione con l’ambiente esterno e l’esposizione a ciò che accade intorno a noi. Questo può essere a livello personale (relazioni, lavoro, eventi) ma anche a livello più ampio, sociale (vedi anche le difficoltà legate in questi ultimi periodi agli eventi covid-19). Tutte le cose che accadono intorno a noi in un certo senso ci “contaminano” nel bene e nel male. Entrano dentro di noi in modo inconscio e in un qualche modo spostano il nostro baricentro ovvero, appunto, interferiscono con la nostra centratura.
E questo non avviene solo in condizioni di emergenza e in episodi circoscritti. A volte questa contaminazione e questo spostamento dal nostro centro si ha fin dalle prime fasi della nostra vita. Il contesto che ci accoglie alla nascita rappresenta, infatti, qualcosa che inevitabilmente ci condiziona, seppure in un clima di amore incondizionato e profondo. Alla nascita troviamo aspettative da esaudire e bisogni impliciti da soddisfare. Non sempre tutto questo è esplicito ma quasi sempre tutto questo guida le nostre scelte. Le nostre azioni e, in altri casi, la nostra immobilità. In questa situazione non è sempre facile restare “in se stessi”.
La medicina cinese ci insegna che ognuno di noi ha un “seme” autentico da far germogliare. I propri talenti da sviluppare, la propria strada da seguire, il proprio mandato. Far germogliare il seme e far crescere questa pianta alimentandola ogni giorno rende la nostra vita appagante, ci fa sentire connessi.
Quando non siamo centrati
Se quando siamo centrati percepiamo la nostra vita come appagante e ci sentiamo connessi, come ci  sentiamo quando non siamo centrati? In assenza di centratura tenderemo a sentirci in preda a sentimenti di paura, angoscia, ansia. Ci sentiremo in balia delle sollecitazioni esterne. Avremo sentimenti di fragilità e impotenza. Non avvertiremo alcuna connessione tra i nostri stati di coscienza e l’ambiente esterno. Il nostro corpo e la nostra mente saranno iper-reattive agli stimoli esterni e manifesteranno questa iper-reattività con fastidi, lamentele, tic nervosi o dolori nel corpo di vario tipo. Tenderemo, quindi, a preferire una zona di comfort, quindi la ripetizione di una routine rassicurante piuttosto che affrontare un faticoso cambiamento di prospettiva o addirittura un cambiamento di stile di vita. Ma soprattutto, non ci sentiremo connessi con noi stessi.Il primo passo per lavorare sulla propria centratura è quello di lavorare sulla propria consapevolezza. Come stai? In che posizione è il tuo corpo esattamente in questo momento, mentre leggi questo articolo? Come sono le spalle? Sollevate o abbassate? E il respiro? E’ profondo e completo o superficiale e ridotto? Sono diverse le strategie che possiamo mettere in campo per raggiungere questo obiettivo iniziando già oggi.
Iniziare la pratica di discipline che favoriscono la connessione mente-corpo come il qi gong o, in altri ambiti, lo yoga o la bioenergetica o anche della meditazione e della presenza mentale.
Leggi l’articolo integrale sul mio sito www.lauravannimedicinacinese.it