Carceri italiane, il futuro è nella telemedicina

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Nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale di Roma si sta svolgendo oggi l’evento Phigital:”L’ecosistema integrale della Digital Health nei diversi istituti – La telemedicina e il teleconsulto come miglioramento dell’accesso alle cure in regime di restrizione”.

Telemedicina, che nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale sta prendendo piede, meno nelle carceri. Dove durante il 2020 si è registrato un’affanno nella gestione delle cure ai detenuti. É stato l’anno delle sfide in ambito digitale e sanitario, due realtà ormai strettamente collegate, dove la collaborazione tra pubblico e privato si rende sempre più necessaria per offrire un servizio efficiente e fruibile a tutti.

L’incontro ha l’obiettivo di avviare un dibattito su un tema di importante come quello della telemedicina e del telecontrollo all’interno delle carceri italiane, ma anche nelle Rsa, e sul contributo che questi strumenti possono apportare per migliorare la qualità della salute dei detenuti e degli anziani.

Presente Giuseppe Assogna, presidente Società Italiana per studi di Economia ed Etica sul Farmaco e sugli Interventi Terapeutici, che ha aperto l’incontro con i dati economici della sanità 2020. “La spesa sanitaria è risultata pari a 123.474 milioni, un incremento del 6,7%. Dati Antigone. Tra il 2017 al 2021 il bilancio del Ministero della Giustizia è cresciuto del 13% passando dal 7,8 a 8,8 miliardi, il 35% del bilancio è destinato al settore sanitario e farmaceutico, al mantenimento dei detenuti tossicodipendenti presso comunità terapeutiche e al servizio di consulenze psicologiche.
L’emergenza virus ha accelerato il discorso, dormiente, della telemedicina come risposta alla misura del distanziamento tra medico e paziente, ma non solo per questa motivazione. Semplificherebbe infatti la tracciabilità dei dati” – conclude.

Presente Giuseppe Emanuele Cangemi, vice presidente Consiglio Regionale Lazio – “In 14 anni di attività messa in campo nella Regione Lazio abbiamo più volte affrontato il tema della sanità penitenziaria, con il carcere Regina Coeli dove presenti 80 posti letto e due sale operatorie. Nel 2011 inoltre venne stipulato un protocollo d’intesa con l’Ospedale San Giovanni con risultati eccellenti. Oggi la criticità emersa è rappresentata dai medici del territorio che presentano una difficoltà strutturale nell’accettare lo sviluppo digitale che investe la medicina. Invece siamo davanti ad un processo naturale che dobbiamo abbracciare data la necessità di essere tempestivi e contenere i costi. Un sistema che renderà il sistema anche più giusto”.

La denuncia di Alessio Scandurra (Associazione Antigone): “il carcere è un luogo malsano e vive ancora una anacronistica arretratezza informatica.  Ancora oggi troppi ostacoli per un dignitoso diritto alla cura”

Il racconto di G. C., un detenuto in regime di semi libertà, presente al convegno.

Come ha vissuto il momento della malattia mentre si trovava in carcere?
“Nel carcere ogni volta è un problema anche solo avere un consulto. Tra domande e autorizzazioni passa tempo, sono un soggetto iperteso. Anche svolgere un banale esame diventa un’odissea. L’esempio, la visita oculistica, 6 mesi per essere visto dal medico, altri 6 per la diagnosi. Si rischia, nell’urgenza di arrivare tardi. In carcere c’è un medico generico e quando serve lo specialista diventa un problema. Mi auguro che la situazione migliori per gli altri detenuti, io oggi sono in semi libertà, ho problemi comunque a reperire le medicine, devo chiedere al carcere per avere la ricetta e questo è un problema”.

Insomma, alcune delle criticità del SSN penitenziario sono la farraginosità, obsolescenza e lentezza delle procedure per l’erogazione delle prestazioni sanitarie. E l’uso della telemedicina e dell teleconsulto può contribuire in maniera determinante ad abbattere le barriere geografiche e temporali, facilitare la comunicazione  e l’interazione tra medico e paziente.