AREA ARTIGIANALE IN CRISI: MANCA IL PERSONALE

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Una scuola professionale per giovani è la prima risposta ad un futuro nero. Il sindaco dà l’ok

di Emanuele Rossi
Falegnami, carrozzieri, meccanici ma anche elettricisti. Le aziende sono a corto di personale, cercano rimpiazzi sul mercato ma le risposte non arrivano. Vanno a gonfie vele probabilmente le professioni digitali e informatiche, ma i mestieri di una volta, in un certo senso, stanno quasi scomparendo. L’allarme lanciato nelle campagne è uno dei più ricorrenti (a cui si aggiunge anche quello del comparto turistico e ristorativo) ma ora un grido disperato parte pure dall’area artigianale di Ladispoli.
I titolari non riescono proprio a individuare profili adeguati alle richieste con il rischio che i tempi di attesa dei clienti si allunghino. Da tempo gli operatori ladispolani provano a reperire personale tramite annunci pubblici, passa parola ma all’orizzonte non si vedono spiragli. Per questo motivo si sono uniti decidendo di affrontare insieme la tematica, soprattutto proponendo una iniziativa che potrebbe cambiare le carte in tavola: la nascita di una scuola professionale di artigiani. Una scuola che possa gettare le basi per creare in futuro posti di lavoro. Un po’ come avviene per l’alberghiero con gli studenti che in breve tempo si trasformano in chef.
L’idea è piaciuta al primo cittadino di Ladispoli presente all’incontro chiesto e accordato agli artigiani. «Metteremo a disposizione i locali comunali per aiutarli a far nascere questa scuola – promette Alessandro Grando – sarebbe fondamentale offrire ai giovani la possibilità di imparare un mestiere e costruirsi un futuro. Un tema direi ricorrente in Italia, specie in questi anni. Sostenere gli artigiani significa sostenere l’economia locale e preservare le tradizioni del nostro territorio».
La creazione di un polo professionale non solo risponderebbe alla carenza di personale qualificato, ma offrirebbe anche una nuova opportunità a tanti ragazzi (anche se come avviene per altri settori i giovani si lamentano spesso per le paghe non proprio altissime).
Gli artigiani sono rimasti contenti dalla riunione e sperano che la scuola di formazione professionale possa aprire i battenti quanto prima, per formare la nuova generazione di lavoratori qualificati e garantire la continuità delle attività. L’iniziativa ha già suscitato l’interesse di numerosi giovani e delle loro famiglie, che vedono in questa opportunità una possibilità concreta di crescita e di sviluppo.
«Siamo contenti di questo incontro – spiega Valerio Gnazi, titolare di un’autofficina – spero che ci siano altre tappe per mettere a fuoco l’iter investendo tempo e soldi per far crescere i giovani e formarli alla professione». In tanti non vedono altre possibilità. «Se continua così l’artigianato andrà a morire – parla Claudio Sini sempre dall’area artigianale – magari tramite questa scuola riusciranno poi a insediarsi nel mondo lavorativo. Non c’è ricambio generazionale al momento, non si trovano meccanici, impiantisti e carrozzieri. Prima figurava qualche extracomunitario nella manodopera, ora manco quello». Si accorda Giuseppe Fusco, rappresentante del Cna Ladispoli-Cerveteri.
«Bisogna far capire alle famiglie – conclude – che anche un artigiano può diventare un grande industriale o imprenditore. Magari all’inizio bisogna fare dei sacrifici ma poi i frutti del duro lavoro vengono sempre raccolti». Ora, con il supporto del Comune, il progetto potrebbe diventare realtà, contribuendo a ridare vitalità ad un comparto che sta attraversando un momento non facilissimo con una trentina di aziende che devono fare i salti mortali per coprire le varie turnazioni con poca manodopera.
«Oggi è difficile per gli artigiani trovare personale formato – interviene Biagio Camicia, presidente di Consumatori Italiani più forti -, per questo chiediamo alle istituzioni fondi per formare e poi assumere questi giovani, insieme a sgravi fiscali. Occorre rilanciare il settore artigianale e creare posti lavoro in tempi di crisi e perdita di lavoro dovuto all’intelligenza artificiale».