Al Village Club di Valcanneto la scuola di musica di Stefano Indino, il fisarmonicista di Massimo Ranieri

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È di Cerveteri il fisarmonicista e  polistrumentista che da cinque  anni accompagna il famoso cantante  nella tournée: “Sogno o son desto”

di Felicia Caggianelli

Più che un sognatore si definisce un realizzatore anzi un fantasticatore. Lo ritiene più interessante del sognare perché ci può mettere sempre qualcosa di suo, di nuovo, di originale frutto della sua inventiva. È una persona solare, divertente, instancabile e sempre con un obiettivo da raggiungere. Tant’è che nel suo vocabolario le parole stazionare, fermarsi e simili sembrano essere state abrogate.  Con la sua amica d’avventure, la fisarmonica, ha un intimo rapporto; si intuisce come la stringe a sé mentre ci racconta qualche frame della sua intensa vita, e quando la sfiora per renderci partecipi di melodie che adora suonare.

 

Ad ammettere che si tratta di uno strumento che induce ad un rapporto viscerale è proprio lui. Stefano Indino, fisarmonicista e polistrumentista di Cerveteri che tra un concerto e una tournée con i grandi nomi di spessore del panorama musicale italiano tra un impegno alla scuola di musica ed un altro in teatro, riesce anche a dedicarsi a musical con tematiche che hanno segnato la storia di un paese come la vita di Padre Pino Puglisi assassinato dalla mafia. Per fare strada nella vita e soprattutto nel mondo della musica, ci confessa, bisogna studiare. Non a caso per lui lo studio resta una delle poche ancore sicure nel mondo del lavoro in quanto la conoscenza delle tecniche differenti e dei diversi stili ti permette di reinventarti e di non rimanere indietro con la frenetica involuzione sociale che colpisce tutti i settori che si rapportano con un pubblico visto che oggi come oggi spesso il prodotto si confeziona in base al fruitore. Non serve a nulla bruciare le tappe, ci confessa. Non serve prendere due mesi di lezioni di canto per sentirsi un cantante. Puoi anche avere le doti ma se non nutri la passione e la dote con lo studio  la tecnica e le esperienze prima o poi i limiti escono e il meccanismo della concorrenza non fa sconti a nessuno. Per conoscerlo meglio, prima della sua partenza per la bella Sicilia lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto di raccontarci alcuni degli aneddoti salienti della sua carriera iniziata in giovanissima età che gli ha permesso di raggiungere grandi traguardi. Stefano, come nasci come fisarmonicista? “Dobbiamo fare un salto in dietro nel tempo. Io ho iniziato nel 1978 come fisarmonicista, ho iniziato a studiare lo strumento da privatista. Nel 1983 visto che la fisarmonica  non era ancora avvalorato come materia di studio nei conservatori, anzi non era previsto  in quanto ritenuto uno strumento di musica popolare tradizionale, io lavoravo già nonostante ero piccolo, avevo 14 anni circa, quindi per prendermi un titolo di studio decisi di imparare a suonare il clarinetto e a studiare la  musica classica con uno strumento a fiato che per assurdo ha molte assonanze. Non a caso negli anni ho conosciuto diversi fisarmonicisti che hanno avuto il mio stesso problema e anche loro hanno ripiegato nel clarinetto come classe di studio”. Come nasce la tua passione per la musica?  “La passione per la musica l’ho coltivata perché già da piccolo ho avuto la fortuna di lavorare con dei professionisti del mestiere veramente seri.  Eravamo una band di 8-10 elementi  e collaboravamo con maestri e arrangiatori che ci guidavano con grande passione  e ci facevano vivere e respirare la musica. Sicuramente oggi i tempi sono cambiati. Prima era più facile ritagliarsi degli spazi, oggi quasi ti devi giustificare quando ti domandano che lavoro fai, proprio perché in Italia quella del musicista non è considerata una professione seria a meno che non fai la tua bella apparizione in televisione. Io  sono stato fortunato perché ho suonato in programmi seri e con maestri  e produttori bravi e competenti. Tuttavia se pensiamo che un’apparizione in uno dei tanti programmini televisivi ti incoroni musicista ad onorem solo perché sei simpatico e sai strimpellare la tastiera, premesso che va bene tutto quello che è lavoro, siamo sulla strada sbagliata;  non è il mio mondo, per me la musica è un’altra cosa. Io ho avuto la fortuna di essere diretto da uno dei grandi della televisione, Pippo Caruso, ecco io sono rimasto legato a quei maestri e devo dire che il più bel complimento è arrivato proprio da lui. Io l’ho conosciuto qualche anno fa, abbiamo realizzato un DVD live dedicato a Lucio Dalla che era venuto a mancare da poco e Fiorella Mannoia, molto amica di Lucio, fece un omaggio a questo immenso cantautore italiano ed io ero nell’orchestra, suonavo due brani di cui uno era arrangiato e diretto dal maestro Caruso. Ricordo quel’esperienza con grande emozione. Dopo aver chiacchierato con il Maestro ed esserci accorti che avevamo diversi amici in comune e lavoravamo nella stessa maniera mi disse: Ma dov’eri in tutti questi anni , come mai non ci siamo mai incontrati? Fu un’emozione grandissima. Lui viaggiava ad alti livelli. E ancora oggi, i più bravi musicisti del panorama italiano che ha formato,  lo ringraziano con grande stima”.  Quale pensi sia stato il tuo trampolino di lancio? “Io ho fatto tanta gavetta all’inizio. Non ho bruciato le tappe ma ho studiato e messo in pratica da subito quanto apprendevo e sinceramente erano lavoretti che  mi permettevano una certa  indipendenza economica. Sono stato sempre in penombra. Ho fatto tanta musica da ballo mi sono formato nei dancing ho imparato diversi stili e forse questo è il motivo per il quale mi piace sperimentare. Successivamente alla voglia di divertimento  è scattata anche la molla di prendere la musica sul serio e per fortuna ho avuto la possibilità di suonare il flamenco con gli spagnoli, la musica argentina con gli argentini, quella brasiliana con i brasiliani ovvero sono riuscito, quasi fossi una spugna, a cogliere anche tutte  le poliedriche sfaccettature di chi queste musiche le ha nel sangue essendo nato respirando questi ritmi.  Con il tempo tuttavia mi sono staccato dal  certo perché avevo bisogno di nuovi stimoli ed ho iniziato a spargere la voce che avevo il desiderio di fare nuove esperienze e così ho iniziato con il teatro. Ed ho scoperto che si trattava di un’altra mia grande passione ovvero la musica a disposizione degli attori. Ho iniziato con un omaggio a Gabriella Ferri. Con I Pandemonium, il gruppo storico di Gabriella, che quando Lei venne a mancare vollero farle questo omaggio. Ho fatto tre spettacoli e qualche film con il Premio Oscar Nicola Piovani. Per me è stato il massimo. Io ero un suo fan e devo dire che con quell’esperienza mi sono realizzato, ho coronato un mio sogno. Qualche anno fa sono stato interpellato per fare una registrazione in studio per Massimo Ranieri. Erano alla ricerca di un fisarmonicista, e io tempo addietro avevo inciso delle cose per lui, ma spesso gli artisti con i quali collabori non li incroci, tuttavia ricordo che Ranieri si regalò un disco che tra l’altro ancora deve uscire, ma sarà sicuramente bellissimo, e lo fece dirigere ed arrangiare dal produttore italo-canadese, Gino Vannelli, tanto per intenderci Vannelli per noi musicisti è il must, tant’è che all’inizio pensavo si trattasse di uno scherzo tra amici. Io francamente conoscendo bene lo stile di Gino pensavo di non essere la persona più adatta, mi rassicurai solo quando mi fecero presente che Vannelli avrebbe dovuto realizzare in chiave moderna dei brani di Massimo Ranieri di quarant’anni fa.  Non nascondo che per me è stato un grande orgoglio, da quell’esperienza di collaborazione credo che Ranieri sia rimasto colpito dalla mia performance positivamente tanto che da lì a tre mesi mi ha chiamato per una collaborazione nella tournee estiva. La tournee estiva non c’è mai stata è diventata  una tournee autunno-inverno e una collaborazione che ancora dura e attualmente sono ben cinque anni che stiamo in giro con lo spettacolo :Sogno o son desto”.  Sappiamo che hai creato anche una scuola di musica. Come nasce questo nuovo progetto? “Essendo uno spirito sempre in movimento mi piace sperimentare e mettermi in gioco e così da due anni a questa parte mi sono divertito a dar vita ad una scuola di musica a Valcanneto, all’interno dello splendido centro sportivo Village, che dirigo ma onestamente non ci insegno a causa dei miei impegni. Tuttavia  sono riuscito a creare una squadra coesa di amici e colleghi che stimo quindi gli allievi sono in buone mani.  Inoltre avendo per anni dato la spalla a tanti cantanti ed amici ultimamente ho deciso di prendermi del tempo per me, per cui mi capita di andare a suonare anche da solista e andare a proporre dei concerti di fisarmonica, inoltre con il trio di Ranieri ho conosciuto un bravissimo violinista Alessandro Golini ed un chitarrista Paolo Batistini suo amico abbiamo messo su un trio che ci sta regalando tante soddisfazioni anche se è nato da un anno”. Progetti futuri? “Si è conclusa da qualche settimana la tournee con Massimo Ranieri e la sua band che ci ha portato fino a metà maggio a girare tra Canada e Stati Uniti. In cantiere c’è la realizzazione di un disco con il trio Coimba e tanti bei concerti live, mentre dal 23 al 30 maggio sarò in Sicilia per ricordare la figura di Padre Pino Puglisi un eroe moderno che nella sua strenua difesa del vangelo e della legalità, e nel suo incessante tentativo di strappare i ragazzi siciliani alla criminalità e alla strada, nel 1993 ha perso la vita per mano della mafia”.