QUANTO E’ RISCHIOSA L’ANAFILASSI?

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anafilassi

Per anafilassi (termine che deriva dal greco; controprotezione) si includono tutti quei segni e sintomi quali rinite, tosse, prurito, orticaria, edema laringeo, oppureriduzione del sensorio, shok, broncospasmo, ipotensione arteriosa, talora aritmia grave, crampi gastrointestinali, vomito. E’ questo un quadro clinico estremamente complesso <espressione di una reazione sistemica potenzialmente letale nei confronti di un allergene che può manifestarsi dopo pochi minuti dall’esposizione alla sostanza scatenata> (Harrison).

L’anafilassi è associata ad una varietà di fattori, compresi alimenti, farmaci, punture di insetti, morsi di animali. In teoria qualsiasi allergene può provocare una reazione anafilattica. Nella partica clinica si tratta, nella maggior parte dei casi, di sostanze proteiche: derivati del polline, veleno di imenotteri, alimenti, ormoni, farmaci (soprattutto antibiotici), antisierici, mezzi di contrasto. Siamo di fronte ad una patologia severa che, se non trattata, può portare al decesso.

E’ bene escludere però altre cause con sintomi e segni che posano simulare gli aspetti tipici dell’anafilassi quali reazioni vaso vagali, iperventilazione, bolo isterico. <Tutte queste manifestazioni devono essere escluse prima di iniziare un trattamento aggressivo>(Michal D. Katz, Clinical Pharacist, University Medical Center, Tucson, Arizona).

Ancor prima di valutare, con una certa rapidità, se trattasi di una reazione locale, che può restare tale oppure generalizzarsi, con una  ben più grave reazione sistemica è necessario effettuare, quando possibile, una completa anamnesi dell’esposizione, compresa ogni reazione precedente.

Una reazione locale può spesso essere dovuta ad una puntura d’ape (ma anche da iniezioni farmacologica per via intramuscolare o sottocutanea). I sintomi di solito consistono in rossore, edema e dolore nella sede dell’iniezione. Nella puntura d’ape il fenomeno può circoscriversi li senza ulteriori complicanze. Se vi è però un’ allergia, o predisposizione allergica (spesso su base genetica), il paziente inizia, dopo breve tempo, ad accusare prurito in tutto il corpo e, nei casi più gravi, anche difficoltà nelle respirazione con edema dellaglottide e shok anafilattico mortale, quando questi sintomi non vengono opportunatamente e sollecitamente trattati. Considerata la diversità del quadro clinico vanno monitorati i segni ed i sintomi sistemici. Se il paziente è stabile, dopo rimozione del pungiglione, si somministrano antistaminici per via orale tenendolo in osservazione per 4-8 ore. Se continua ad essere stabile lo si dimette consigliando un trattamento antistaminico per 24 ore.

Qualora il paziente è instabile va posizionato in “trendelemburg” (decubito dorsale con il piano del bacino rialzato rispetto a quello delle spalle) somministrandogli O2 (ossigeno). Vanno valutati i parametri vitali (pressione arteriosa non apprezzabile, assenza di ventilazione, presenza di grave aritmia) che se alterati occorrerà necessariamente ricorrere all’adrenalinae alle somministrazioni di liquidi via endovena (flebo).

In ospedale il paziente va rivalutato dopo 5-10 minuti e se presente ancora ipotensione e broncospasmo va ripetuta l’adrenalina. Se i valori pressori continuano ad essere molto bassi, nuova somministrazione di liquidi endovena iniziando anche l’impiego di sostanze vasoattive.

Nel broncospasma si associa un’areosolterapia con agonisti B2 (broncodilatatori) e solo se permane la broncocostruzione è consigliabile ricorrere alla somministrazione di aminofillina endovena. Se nonostante tutto ciò permane il broncospasmo va presa in considerazione l’intubazione. In ogni caso, sia di ipotensione che di broncospasmo, vanno impiegati, nei casi refrattari, cortisonici per via sistemica.

I glucocorticoidi per via endovenosa pur non essendo efficaci riguardo alla manifestazioni acute (in realtà seconda la personale esperienze spesso lo sono nel prurito generalmente da puntura d’ape per prevenire l’edema della glottide), sono utili nel controllo dell’ipotensione persistente oppure del broncospasmo.

Per quanto concerne la prevenzione, oltre ad evitare il contatto con l’allergene responsabile, è utile eseguire test cutanei e desensibilizzazione e sostanze quali gli antibiotici o il veleno di imenotteri. I pazienti dovrebbero poi disporre di un kit di adrenalina non scaduto. Questo per tutti coloro che sono ad alto rischio di reazioni severe.

ortica
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli