Una pianta “cocciuta”.
di Roberto Marini
La linajola comune (Linaria vulgaris) è una pianta facente parte della famiglia delle Plantaginacee.
L’ etimologia del binomio scientifico deriva dal latino.
Il nome generico (Linaria) “linum” significa “lino”. Sebbene non sia il vero e proprio Lino da cui si ricava il pregiato tessile, la somiglianza delle foglie appena nate ha fatto si che anche il nome comune italiano “Linaria” fosse associato bonariamente alla pianta più “famosa”.
L’epiteto specifico, (vulgaris) invece significa “volgo” o “popolo”, e si traduce come “comune”, “ordinario” o “diffuso”, a indicare la grande abbondanza e la facilità con cui la pianta cresce spontaneamente.
Difatti in Italia è davvero comune nel territorio continentale e peninsulare ad eccezione della Sicilia dove la segnalano in modo molto raro se non assente e curiosamente con i fiori bianchi.
La Linajola cresce un po’ ovunque ma più sovente su terreni incolti, nei campi abbandonati, e sorprendentemente su bordi stradali dove viene costantemente lambita dai veicoli nonché ai margini delle ferrovie e tra la ghiaia.
Nella nostra zona possiamo ammirarla in questo periodo facendo una passeggiata fuori città come ad esempio nella necropoli della Banditaccia dove il colore dei suoi fiori giallo-arancione si fonde benissimo con il marrone del tufo che circonda la zona sepolcrale.
Questa pianta, come la stragrande maggioranza di quelle selvatiche da fiore si riproduce tramite impollinazione entomofila e cioè grazie agli insetti. Quelli volanti (api, farfalle, coleotteri) sono molto più efficaci di quelli terrestri (come le formiche) ma entrambi partecipano all’ impollinazione in modo del tutto accidentale con il trasporto dei granuli pollinici sul proprio corpo fino allo stigma di un altro fiore.
I fiori della Linajola sono eduli cioè commestibili: il loro sapore dolciastro che ricorda vagamente il melone possono essere consumati freschi, aggiunti crudi alle insalate o usati per guarnire formaggi freschi. Anche le foglie sono tecnicamente commestibili, ma hanno un sapore meno gradevole, piuttosto acre e amaro, per cui raramente vengono consumate a scopo alimentare.
Linaria ha tantissimi nomi comuni che spaziano dal “falso lino” come abbiamo già accennato a “bocca di leone minore” nome anch’ esso derivato da un’ altra somiglianza ma stavolta per il fiore della “vera” bocca di leone (Antirrhinum majus); “erba dei tacchini” soprannome contadino che fa riferimento al lungo sperone posteriore del fiore, vagamente simile al bargiglio dei tacchini, “erba rospo” e l’ affascinante “erba strega” legato al suo impiego storico e diffuso nella medicina popolare per la preparazione di impacchi e rimedi officinali che tuttavia si sono un po’ persi nel tempo a favore di altre piante.
Nel linguaggio dei fiori questa pianta rappresenta la testardaggine, la tenacia e la caparbietà.
Questo significato nasce dalla sua incredibile forza vitale: è infatti -come spiegavo all’ inizio- una pianta pioniera in grado di colonizzare rapidamente i terreni più difficili.
Una vera e propria pianta “cocciuta” che deve il suo vivere alla sua sfacciata fiducia nel futuro.
Un po’ come dovremo fare noi con la vita.


































































