Yoga è sport

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Il 19 settembre il ministero italiano competente ha riconosciuto lo Yoga come sport (un passo già compiuto dall’India nel 2020). La notizia sta facendo discutere gli esperti del settore e i praticanti, ma è necessario fare diverse osservazioni prima di trarre conclusioni affrettate.

Senza addentrarci nella fitta foresta del vasto paradigma culturale della spiritualità e del benessere indiano — il corpus di conoscenze più antico e ampio al mondo — sappiamo che in origine gli asana erano solo il terzo degli otto rami dello yoga. Per citare una fonte su tutte, gli Yoga Sutra di Patanjali (II sec. a.C.) li concepivano perlopiù come posizioni stabili e confortevoli, nate per preparare il corpo alla meditazione seduta e per sviluppare la coscienza attraverso l’aspetto fisico e, successivamente, mentale.

Trovare l’esatta paternità degli asana è un compito arduo: i testi dell’Hatha Yoga provengono infatti dalla tradizione eterodossa dei Nath, che si ritiene sia sorta intorno al VII secolo d.C. Nel tempo, le posizioni fisiche dello Yoga si sono progressivamente trasformate nella disciplina posturale e dinamica che conosciamo oggi. Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, alcuni maestri indiani hanno riformulato l’Hatha Yoga rendendolo più dinamico e performante. L’iniziatore di questo processo di maggiore esternalizzazione e fisicalizzazione fu il maestro Tirumalai Krishnamacharya (1888–1989), insieme ai suoi discepoli, tra cui il famosissimo B. K. S. Iyengar. Gli stili sono diventati così più attivi, vigorosi e caratterizzati da sequenze fisse di posizioni collegate al respiro (vinyasa), acquisendo una maggiore evidenza terapeutica e scientifica. Da lì, la diffusione dello Yoga è arrivata fino a Hollywood e in America Latina.

Lo Yoga moderno sembra presentare due grandi novità rispetto alla pratica tradizionale:

Lo sviluppo di diversi asana di rinforzo, soprattutto in posizione eretta.

L’utilizzo di sequenze in movimento, prima fra tutte il Saluto al Sole (Surya Namaskar), inventato nel 1929 dal raja Pratinidhi Pant di Aundh nell’ambito di un programma di salute pubblica e di educazione fisica.

Tuttavia, esiste da sempre una profonda complementarietà tra gli approcci che partono dalla mente e quelli che partono dal corpo. Nello Zazen (Giappone), ad esempio, è proprio la postura fisica a guidare la presenza mentale nella meditazione. Lo stesso accade nell’esecuzione degli asana o nello Yoga Nidra (sviluppato da Satyananda Saraswati), eseguito rigorosamente con il corpo a terra in Shavasana. Inoltre, un tempo lo Yoga era anche una pratica di cura comunitaria: nei monasteri situati nelle foreste ci si prendeva cura degli “ultimi”, e Shivananda Saraswati fu un grande esempio di medico illuminato in questo senso.

Oggi l’intera società soffre di una mancanza di benessere e la pratica dello yoga si è diffusa orizzontalmente in quello che si può definire “pre-yoga” (Upa Yoga), anch’esso da sempre esistito all’interno della versione integrale e tradizionale. Lo yoga ha influenzato in modo significativo discipline occidentali come la ginnastica posturale, il metodo Alexander e il pilates, creando una contaminazione reciproca che ha ridefinito il concetto moderno di benessere psicofisico in una vera e propria evoluzione della cultura del movimento.

Forse potremmo quindi equiparare il pre-yoga e gli asana allo sport, trovando così una spiegazione ai recenti riconoscimenti in India e in Italia. Lo sport, adottato come stile di vita fisiologico, può essere inteso come l’insieme di pilastri e cofattori (sana alimentazione, buon sonno ed esercizio fisico all’aria aperta) utili al miglioramento della salute e del benessere individuale e sociale. Anche in Cina e in Giappone le arti marziali interne e gli esercizi posturali tradizionali e dinamici si praticano all’aperto: sarebbe una conquista straordinaria se le persone scendessero dal divano, lasciassero il telecomando e iniziassero a praticare nei parchi.

Il paradigma originale, culturale e spirituale dello Yoga non viene certo messo in discussione da questi riconoscimenti sportivi. Il futuro impegno dovrebbe invece muoversi verso la salvaguardia di queste bio-discipline, filosofie e pratiche sportive. Questa svolta epocale può ispirare la società umana verso il progresso del benessere fisico, mentale e spirituale — inteso come salute globale e non solo come assenza di malattia. Si tratta di assumersi la piena responsabilità di stili di vita che favoriscano l’equilibrio e l’evoluzione interiore, verso un mondo unito, pacifico e libero. Proprio come lo Yoga più profondo, classico e integrale insegna e proclama fin dalla notte dei tempi.

Luca Marini Achenza

Socioantropologo della prevenzione primaria, studioso di bioetnomedicine e
paradigmi tradizionali del benessere; estimatore della cultura mediterranea e dei
suoi Patrimoni come principale risorsa turistica nazionale; insegnante di cucina
tradizionale, naturale e mediterranea (ATM); sommelier e degustatore sensoriale di
vino, acqua ed altri alimenti.