Il 60% dei detenuti è malato

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Emergono dati agghiaccianti da una inchiesta condotto dalla Società italiana di medicina penitenziaria nelle nostre carceri

di Dora Scalambretti

Tra le tantissime storie di malasanità penitenziaria ne abbiamo scelta una, quella di Norcaro Diego.

La sua lettera, pervenuta a noi grazie alla collaborazione di Pietro Ioia, rappresenta la realtà vissuta da tutti i detenuti d’Italia. Sono convinta che denunciare ciò che accade con storie vissute e scritte dai protagonisti sia l’unica strada per arrivare alle coscienze delle persone, per questo ho deciso di parlarvi di Diego. Per un periodo Diego è stato detenuto al carcere di Poggioreale in isolamento. Dopo aver denunciato alla magistratura di essere stato picchiato dalla polizia penitenziaria e di cui c’è un’inchiesta in corso, Diego è stato trasferito al carcere di Benevento sezione F stanza n.50 regime di massima sicurezza.

Diego ha un linfonodo alla gola e da molto tempo aspetta di fare gli esami necessari per le eventuali cure e terapie visto che perde sangue e pus. Inoltre Diego soffre di emorroidi sanguinolente con pus e anche per questa patologia ha, da tempo, richiesto una visita specialistica. Per questo tipo di patologia Diego avrebbe bisogno di tre medicazioni giornaliere fatte mattina pomeriggio e sera. Questo per garantire l’igiene personale e evitare che le lacerazioni s’infettino. Ma le medicazioni ad oggi da lui ottenute si ristringono ad una al giorno e ha l’ordine di lavarsi soltanto una volta al giorno. Non è difficile capire e comprendere il disagio e l’umiliazione che una persona possa provare per perdite di sangue nelle parti intime. La dignità umana viene così calpestata.

Dalla lettera di Diego siamo andati a scartabellare alcuni articoli e convegni del Simpse ( società italiana di medicina penitenziaria) e i dati che ne abbiamo tratto sono veramente allarmanti. Allarmanti anche perché le malattie contratte in carcere si divulgano al di fuori nel momento che il detenuto riacquista la sua libertà.

Bisogna tener conto che i detenuti sono il 32% tossicodipendenti, il 27 % hanno problemi psichiatrici, il 17 % contraggono malattie osteoarticolari, il 16 % cardiovascolari, il 10 % hanno problemi metabolici e dermatologici. Tra le malattie infettive troviamo per prima l’epatite C che riguarda il 32,8 %, seconda è la Tbc che rappresenta il 21,8 %, poi l’epatite B per il 5,3 %, Hiv per il 3,8 % e per finire la sifilide per il 2,3 %.

La situazione è andata peggiorando quando la sanità penitenziaria è passata dal carcere alle Asl. Il Simpse dichiara che il 60-80% dei detenuti è malato. La presenza di soggetti a rischio come i tossicodipendenti, il sovraffollamento e l’assenza di controlli sistematici favoriscono il contagio tra i soggetti. Bisogna tener presente in oltre che molti detenuti non sono a conoscenza di essere malati. Gli esperti chiedono che venga riscritta la legge del 2008 che ha trasferito al servizio sanitario nazionale le competenze e sottolineano l’importanza di aprire un osservatorio e il miglioramento della formazione dei 3 -4 mila operatori sanitari carcerari. Il mondo carcerario equivale a una città di 60mila abitanti, la prigione quindi è una riserva di Virus che poi circoleranno all’esterno delle mura carcerarie, anche perché, migliaia di detenuti restano meno di una settimana dietro le sbarre.

Le malattie sessualmente trasmesse (MST) sono molto elevate nelle persone che entrano nelle strutture di incarcerazione. La diagnosi e il trattamento precoce ridurrebbe l’impatto e il rischio di contagio al momento del ritorno alla libertà.

Questa mancanza sanitaria all’interno delle patrie galere e i continui tagli alla sanità molto spesso porta all’aggravamento delle patologie e la conseguente morte. Basti pensare che in carcere si muore per infarto a meno di 40 anni, questo perché la mancanza di movimento indebolisce il corpo e visto che nelle celle da due persone in realtà ne troviamo da quattro a sei, è chiaro che i metri per muoversi si ristringono.

Se andiamo poi a vedere il Codice Deontologico dell’infermiere ( l’edizione più recente è del 2009) ci rendiamo immediatamente conto che sono solo parole scritte lontane mille miglia dalla realtà che si vive nei penitenziari.

Ve ne voglio ricordare alcuni:

Capo 1 Art.3: La responsabilità dell’infermiere consiste nell’assistere, nel curare e nel prendersi cura della persona nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignita’ dell’individuo.

Capo 4 Art. 27: L’Infermiere garantisce la continuità assistenziale anche contribuendo alla realizzazione di una rete di rapporti interprofessionali e di una efficace gestione degli strumenti informativi.

Art.1 : L’infermiere garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico – terapeutiche.

Ora la mia domanda nasce spontanea.

Ma se per tutte le malattie in carcere viene usata la stessa pasticca “Miracolosa” come può un detenuto guarire e non peggiorare?

E ancora, Se non viene neanche rispettata la dignità di un malato che deve rimanere sporco di sangue e Pus , che non può neanche lavarsi, com’è possibile che un infermiere rispetti il Codice Deontologico?

La verità è che in carcere nessuno viene recuperato, in carcere si muore, si muore per botte e si muore per mancanza di cure e su questo ognuno di noi ne deve rispondere alla propria coscienza.

Io resto e resterò sempre dalla parte degli ultimi perché restano e sono i più vulnerabili.

Nella speranza che le cose cambino, anche su richiesta dell’Europa, noi continueremo a dare voce agli ultimi.