“Si nasce col fuoco della musica”

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di Paola Stefanucci

Per i cultori del jazz- ma non solo – Nico Morelli non ha, certo, bisogno di presentazioni.

Il compositore e pianista tarantino, classe 1965, “emigrato” a Parigi nel ’98, tiene concerti in mezzo globo, dal Marocco al Messico, ma non salterebbe mai una tappa italiana. Reclutato da Paolo Fresu per la terza edizione della maratona musicale pro terremotati, che quest’anno ha coinvolto oltre l’Aquila, Amatrice, Scheggino e Camerino, è volato dalla Francia per offrire le sue note per la rinascita delle Terre del sisma. Si è esibito generosamente nella Cattedrale aquilana di San Bernardino. Noi lo abbiamo incontrato di nuovo a Roma, ieri, all’Auditorium Parco della Musica, per la presentazione in patria dell’ultimo album, da lui scritto e arrangiato, “UnFOLKettable Two”, già apprezzato, di recente, dall’entusiasmo dei parigini all’Istituto di Cultura Italiana. Il cd, prodotto da Puglia Sounds e dalla casa discografica francese Cristal Records, è il seguito ideale dell’omonimo progetto “Un(Folk)ettable Pizzica&Jazz Project”, lanciato nel 2006.

Sul palco insieme a Morelli al piano,  Barbara Eramo, voce, Davide Berardi, chitarre, Mimmo Campanale, percussioni, Camillo Pace, basso. Il titolo “UnFOLKettable” -gioco di parole tra folk e il brano “Unforgettable di Irving Gordon e reso celebre da Nat King Cole – dice tutto sull’opera: rivisitazione in jazz della musica popolare del sud Italia in un suggestivo viaggio dai campi di cotone del Mississipi alla campagna pugliese. Perché la musica per Nico non ha né confini né barriere. Ecco il nostro colloquio.

Nico, musicisti si nasce?

C’è chi ci nasce e c’è chi con tanta determinazione ci diventa. Ma tutti hanno in comune lo stesso fuoco: quello della Musica.

E allora, innato o acquisito, chi si è accorto del suo talento?

Tante persone. Eppure da ambizioso quale sono ho ancora la  “pretesa” di conquistare nuove platee.
Ricorda la sua prima volta al piano? E la sua prima composizione?

Sì. La prima volta al piano avevo circa 4 anni.  Era Natale. Avevo ricevuto in dono un pianino giocattolo, quelli con i tasti con i colori su ogni nota uguale per ogni ottava e… non riuscivo più a staccarmi da quello strumento giocattolo. Dimenticai di colpo l’esistenza delle macchinine e delle caramelle.

La prima composizione l’ho scritta che dovevo avere più o meno 5 anni. Era dedicata a mia sorella “Rosanna”. Ho ritrovato per caso lo spartito proprio di recente. Graficamente  è scritto benissimo, ma musicalmente è pieno di errori: non si capisce nulla!

Quanto contano le sue radici pugliesi per la sua creatività? 

Penso che le radici, i luoghi in cui siamo nati e cresciuti, ci rendano unici.  Ci sono tanti esseri umani. Tanti artisti. Tanti musicisti.  Ciò che ci rende riconoscibili in questo mare di esistenze è sì l’arte ma amalgamata alla storia della nostra terra.

Ripercorriamo velocemente il suo percorso discografico dal  primo album “Behind the window”, a 28 anni, all’ultima novità “UnFOLKettable Two”…

Era il ’93, avevo appena terminato il Conservatorio. Ero nel mio trip di esaltazione dell’armonia e del suono. Tra esperienze, concerti, dischi, tournée, il mio amore verso il jazz si è trasformato e intensificato. Un musicista deve saper raccontare la sua passione ma anche la sua storia: “Unfolkettable two” racconta Nico Morelli musicista, ma racconta anche Nico Morelli uomo; cosa che forse“Behind the window” non faceva a pieno.  Ma  ho ancora tanto da raccontare con i prossimi dischi. La vita è bella  proprio perché non si finisce mai di raccontare il nostro passaggio su questo pianeta.

Da 20 anni lei è a Parigi, perché ha scelto la capitale francese per vivere?

Penso che sia stata lei a scegliere me. Piombai a Parigi nell’ottobre del 1998,  prevedendo due mesi di permanenza, ma le coincidenze vollero  che il mio soggiorno si prolungasse fino a stabilire il mio quartier generale nella città francese. Non escludo di cambiare presto luogo. Vado dove mi porta la Musica.

L’Italia le manca?

No, perché ci vengo spesso per concerti o per vedere la mia famiglia.
Lei si esibisce sovente anche all’estero. Qual è il pubblico più esigente che ha incontrato finora?

Quello della mia terra, la Puglia, probabilmente non perché lo sia realmente, ma perché è rappresentato dalla gente che amo, i miei fratelli, i miei amici, la mia famiglia. Grazie a loro sono quello che sono.

E quello più caloroso?

Ovunque, ma di più in Marocco, la gente ha sete di cultura ed esprime in maniera fragorosa le emozioni.

Parliamo del binomio (vincente) musica e solidarietà. Lei ha partecipato lo scorso 3 settembre alla maratona musicale “Il Jazz italiano per le Terre del sisma”: che cosa non dimenticherà?

Non dimenticherò i segni del terremoto ancora visibili a L’Aquila, dove ho suonato – case ancora in costruzione, vie inaccessibili, mura crollate – impressionante immaginare  i momenti terribili vissuti dalla popolazione. Ricorderò la solidarietà e la fratellanza fra noi musicisti, felici di avere finalmente un’occasione per rivederci tutti nella consapevolezza di offrire un aiuto concreto ai terremotati attraverso la nostra musica.