INTERVISTA A FRANCESCO RANDAZZO

0
217
Randazzo

DALLA DIRETTA ONLINE SUL CANALE ORTICAWEB L’INCONTRO CON FRANCESCO RANDAZZO, CON IL DESTINO E LE FANTASTICHE CONTRADDIZIONI UMANE.

Francesco Randazzo

Un rapporto pieno di errori, di equivoci, basato su un’attrazione fisica travolgente. Umano, troppo umano. Lo viviamo tra le pagine del romanzo “Il vero amore è un quiete accesa” del regista e drammaturgo Francesco Randazzo. Un opera letteraria sul destino e sul tempo, sull’amore. Che scombussola, travolge, inquieta. “L’amore che è l’unica vera rivoluzione che da millenni il genere umano combatte, l’unica cosa che le divinità antiche ci invidiano”. Le troviamo a volteggiare nel cielo di Roma, rapite dalle tumultuose emozioni umane.

Partiamo dal titolo, come mai Ungaretti, perché “Il vero amore è una quiete accesa”?
Il titolo nasce da un intuizione che ho avuto dopo averlo scritto, naturalmente. Pensando alla scena in cui Tommaso si trova nella piazzola di sosta dove ha recuperato la sua auto rubata. É notte fonda, vede le luci accese delle finestre dei palazzi e si interroga sui grandi temi dell’ esistenza: sulla vita, sul nostro scorrere in maniera ordinaria nel tempo, fino a quando non vede la ragazza e quella quiete si accenderà. Mi è sembrato simbolico nella storia dei due personaggi. E poi devo ringraziare Ungaretti perché è un bellissimo titolo.

Passione, dolore, ferocia. Sentimenti che crescendo ci insegnano a moderare, se non addirittura a nascondere. Le emozioni si reprimono o si vivono in tutta la loro brutalità?
In questo senso non è una storia romantica, è una storia che mette in primo piano le emozioni, che vanno vissute. L’ho scritto non tanto pensando a una storia d’amore quanto un romanzo sul destino e sul tempo, la storia è emblematica di questi incontri fortuiti che nella vita possono capitare, di amori che si accendono al primo sguardo, e che bisogna avere occhi e sensi disposti ad accoglierli. I due protagonisti lo faranno in maniera estrema però vivranno la loro storia d’amore. Non dura tantissimo ma vale una vita.

Farsi male in amore è facile e naturale, dunque dedicarsi all’altro incondizionatamente lo trovi impossibile o noioso?
Dovrebbe essere spontaneo, nel senso che se te lo chiedi diventa o impossibile o noioso, ma se il sentimento ti spinge a questa apertura istintiva verso l’altro, non te ne accorgi nemmeno, la vivi.

Da buon siciliano sarai orgoglioso della tua terra, cosa ti lega a Roma, tanto da sceglierla come location di questo travolgente amore?
Roma è la mia città d’elezione, da giovane studente siciliano sono venuto a Roma per frequentare l’Accademia di Arme drammatica Silvio D’Amico e poi sono rimasto per 27 anni, è la mia seconda città, della mia formazione, della mia gioventù. È una città madre tanto quanto Siracusa.

A Roma i due personaggi non sono soli, insieme a loro ci sono Iride e le sue sorelle che osservano e raccontano, influenzano anche il loro destino?
Le divinità elleniche che sorvolano il cielo di Roma, mi piaceva l’idea che la città come crogiolo di popoli millenari, di arte e lingue potesse accogliere anche queste divinità antiche. Viene anche dal mio strascico siciliano, Dei che non se ne sono mai andati. Loro non possono intervenire, mi piaceva però l’idea che in questa loro osservazione si potessero anche insinuare nelle maglie, nelle dei due personaggi. Non possono salvarli, alle divinità piace sopratutto partecipare alla passione umana che a loro è preclusa. Gli Dei senza di noi si annoiano, quindi queste 4 divinità, capeggiate da Iride, che è la divinità dell’ arcobaleno e che era anche la divinità delegata a favorire il passaggio delle anime dal corpo terreno all’aldilà. Mi piaceva che raccontassero la storia con la curiosità verso questo bene prezioso che noi abbiamo: siamo mortali ma possiamo vivere brucianti emozioni. Che valgono più dell’immortalità di qualunque Dio.

Esalti dunque l’imperfezione umana, un messaggio controcorrente.
La bellezza, quella che ti cattura, nasce sempre da un piccolo dettaglio d’imperfezione. I protagonisti non sono belli, ma affascinanti. Della loro imperfezione si nutre la loro personale e unica bellezza. La bellezza quando diventa standard, lo vediamo continuamente con la chirurgia estetica, è solo un tentativo disperato di superare i segni del tempo. Un altro grande tema del libro. Tempo che va goduto, anche sbagliando. La storia d’amore tra Tommaso e Leyla nasce all’improvviso, si vedono e vanno a fare sesso! Da lì in poi diventa un legame indissolubile, capita continuamente.

Francesco Randazzo

Credi nel destino oppure siamo noi i soli artefici?
Io credo nel destino ma allo stesso tempo nella nostra possibilità di agire all’interno del nostro destino, noi possiamo scegliere tutti i finali possibili. Io sono per l’autodeterminazione. Noi veniamo da lontano, tutta l’umanità è collegata da una storia comune sotterranea che ci porta da qualche parte, fin dalla nascita.

Alterni la vita dei due personaggi, repentinamente passi dalla casa di Tommaso al letto di Leyla come fosse la scena di un film, rientra nei progetti futuri?
In molti dicono che sarebbe un bel film, è auspicabile.

di Barbara Pignataro