OSSESSIONE D’AMORE DEI FRATELLI TAVIANI

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Arriva sul grande schermo l’ultima fatica dei fratelli Taviani tratta dal capolavoro di Fenoglio “Una questione privata”. Il dramma di un amore colpevole. Alla realizzazione del film ha partecipato anche Olmi. Nel cast Bellè, Marinelli e Richelmy.

di Barbara Civinini

Quasi un Parsifal alla ricerca della sua verità. Così Paolo e Vittorio Taviani vedono il loro protagonista, tratto dal capolavoro postumo di Fenoglio, Una questione privata, da cui la pellicola ha mutuato intatto il titolo, a significare che non si tratta di una storia di guerra, ma piuttosto di passione, d’amore. Insomma, una storia che con la Resistenza c’entra molto poco, come dichiarano dagli stessi registi. Milton, interpretato dal bravo Luca Marinelli – David di Donatello per Jeeg Robot – vive la sua ossessione sulle note di Over the Rainbow, il tema musicale de Il mago di Oz, interpretato da Judy Garland, la canzone preferita dei tre giovani protagonisti in quell’estate del 1943. S’incontrano nella villa estiva di Fulvia (Valentina Bellè), dove la ragazza gioca con i sentimenti dei due giovani. Con un sapiente gioco di flashback i due fratelli ricostruiscono il triangolo fra i tre che viene interrotto bruscamente dalla guerra. Un anno dopo Milton – abbandonato l’esercito regolare e arruolatosi per la causa – si ritrova davanti alla villa chiusa e apprende in modo fortuito da una conversazione che, in realtà, lei è innamorata del suo amico partigiano Giorgio (Lorenzo Richelmy). A questo punto il nostro ‘antieroe’, accecato dalla gelosia, intraprende un viaggio folle alla ricerca del suo rivale in amore fra le nebbie ed i boschi delle Langhe, solo per sapere chi ama veramente Fulvia. È questa follia d’amore che campeggia su tutto. “Milton diventa un Orlando furioso. Ci siamo presi molta libertà, adattando Fenoglio – dicono i due signori del cinema italiano – come riporta sul web Il Giornale. Il nostro è cinema-cinema e, per dirla con Pirandello, le storie sono sacchi vuoti, afflosciati a terra, che riempiamo come cavolo ci pare”, precisa Paolo. Fu proprio Calvino, che avrebbe voluto scrivere la prefazione del romanzo uscito postumo, a paragonare il protagonista all’Orlando furioso, accostandolo all’epica follia amorosa di Ariosto. A distanza di mezzo secolo, i due fratelli, oltrepassata la soglia degli ottanta, e non da poco, rileggono il capolavoro di Fenoglio con un linguaggio e una rappresentazione molto più teatrale che filmica che ad alcuni è sembrata stonata, fuori tempo e fuori luogo. Il fascismo non è così lontano come sembra – dichiarano in TV all’indomani degli orribili fatti che hanno visto protagonista Anna Frank – cerca di ritornare. Oggi, nel nostro tempo ambiguo, di guerra non guerreggiata – affermano i due registi – Fenoglio ci ha suggestionato con la sua storia. Da qui siamo partiti per evocare, in una lunga corsa ossessiva, un dramma tutto personale, privato appunto: un dramma d’amore innocente e pur colpevole, perché nei giorni atroci della guerra civile il destino di ciascuno deve confondersi con il destino di tutti. Il film presentato in anteprima mondiale al Festival di Toronto, unica pellicola italiana alla Festa del Cinema di Roma, è stato prodotto con il contributo di Rai Cinema e del MiBACT.