Era di Ladispoli la più bella voce italiana della Lirica

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Intervista a tutto campo con Roberto Magri, per venti anni uno dei tenori più apprezzati  a livello mondiale di Giovanni Zucconi

Intervistare un cantante lirico è un’esperienza che ti lascia il segno. Sono abituati a dominare il palcoscenico, e a rapire il pubblico con le magnifiche finzioni disegnate dalla loro voce. E anche fuori del teatro mantengono il ruolo di mattatori della scena. Tutto questo l’ho potuto verificare incontrando Roberto Magri, un baritono che a Ladispoli ha fondato l’associazione “Il Melodramma”, una scuola di bel canto che raccoglie allievi nell’ambito di Roma, Ladispoli, e Cerveteri. Magri è una vera forza della natura, che come vedremo non risparmia a nessuno le sue frecciate. Mi accoglie nel suo salotto pieno di premi e riconoscimenti. Io, da profano, non riesco ad apprezzare subito il valore di tutte queste targhe, medaglie e pergamene. Ma quando poi me le descrive, le manifestazioni dove sono state consegnate, capisco la loro importanza e il valore dell’artista che sto per intervistare.

Maestro, ci parli un po’ di lei

“Ho iniziato da ragazzo a studiare canto. Ho lasciato la famiglia per seguire la mia passione, e sono andato a Roma dove ho fatto la fame. Ho fatto tanti lavori per mantenermi, ma sono riuscito a terminare i miei studi di canto. Ero considerato la più bella voce italiana della Lirica. La mia carriera si è svolta dal 1975 al 1995. Venti anni di palcoscenico, nei quali ho cantato in tutto il mondo.”

Ma credo che lei non abbia avuto il successo che meritava

“Perché il mondo della Lirica è un ambiente che ti impone dei compromessi, se vuoi cantare in qualche teatro importante. E io non ho mai voluto cedere a questi compromessi. Ma non mi faccia scendere in particolari.”

Chi comanda in questo ambiente?

“Poche persone. Tutto viene stabilito dai grossi agenti dei cantanti”.

Mi sembra di capire che lei non ha avuto dei buoni rapporti con questi signori

“No. A cominciare dalle provvigioni in nero che mi sono sempre rifiutato di riconoscere. Questo naturalmente non mi ha aiutato a trovare delle occasioni per esibirmi in teatri importanti. Ma ho avuto comunque le mie soddisfazioni, anche all’estero. Come può vedere, ho vinto decine di premi molto importanti. Sono andato anche in Ungheria, a Szeged, dove ho vinto un concorso internazionale nel quale si esibivano i baritoni di tutto il mondo. Li cantai il Rigoletto. Poi mi hanno trasmesso molte volte in televisione. Ho tutte le registrazioni.”

Adesso si sta dedicando a formare nuovi talenti?

“Si. Io ho fondato un’associazione culturale melodrammatica, “Il Melodramma”, con la quale voglio portare la cultura della Lirica tra la gente. A Cerveteri e a Ladispoli, ma non solo. Abbiamo fatto tanti concerti. E io, nei concerti che organizzo, non porto gente improvvisata. Porto cantanti veri, dei miei colleghi. Io purtroppo non posso più cantare, perché ho avuto la carriera interrotta da un grave problema di salute. Adesso mi limito ad organizzare concerti e a insegnare canto. Il grande tenore di Ladispoli, Roberto Aronica, che si sta esibendo nei teatri di tutto il mondo, è un mio allievo”.

Oltre che avere un cattivo rapporto con gli agenti dei cantanti, lei ha altre cose da rimproverare al mondo della lirica?

“Ho qualcosa da contestare ai registi di oggi. L’Opera, ha sempre una sua connotazione ben precisa. Un determinato periodo, e determinati costumi. Detto questo, perché, per esempio, Tosca deve essere rappresentata ai tempi del Fascismo, con i Federali in scena? Ma non esiste proprio. Io questo non lo riesco proprio a capire. L’opera è nata in un certo modo, e così deve essere rappresentata”.

Mi sembra di avere capito che lei non ama molto nemmeno Pavarotti. Eppure è considerato uno dei più grandi tenori del secolo no?

“Per dire che è stato il più grande tenore del secolo, bisogna tornare indietro e considerare: Enrico Caruso, Bernardo De Muro, Francesco Tamagno, Francesco Merli, Mario Filippeschi, Giuseppe Di Stefano, tanto per fare alcuni nomi. Tutti questi se lo incartavano a Pavarotti. Lui è stato un grande venditore di se stesso, e quando è emerso, ormai i grandi tenori non c’erano più. Grande tenore, naturalmente, ma non certo il più bravo del secolo. Ma non è un’opinione solo mia. Se lei sente 50 melomani, 49 le diranno che Pavarotti è stato un grande tenore, ma non il più grande”.

Sta disegnando un quadro non esaltante del mondo della Lirica. Almeno le scuole di canto le salva?

“Purtroppo anche quelle rappresentano un problema. Le faccio un esempio. Lei prende oggi il diploma di canto a Santa Cecilia. Le hanno insegnato tutto quello che serve per diventare cantante. Lei esce, e da domani può insegnare canto, anche se non si è mai esibito in un teatro. Le sembra normale? Se non ti confronti con il palcoscenico, non puoi andare da nessuna parte. Il mio maestro diceva che i somari si vedono quando si alza il sipario”.

Ne conosce maestri di canto di questo tipo?

“Eccome se li conosco. Due maestri usciti dal Conservatorio vengono a prendere lezioni da me. Ai miei tempi dicevano che se studi al Conservatorio, non canterai mai in un teatro”.

Come giudica la situazione della cultura della Lirica a Cerveteri e a Ladispoli?

“Quando riesco ad organizzare uno spettacolo in queste due città, otteniamo sempre un grandissimo risultato. Non immagina i bis che siamo costretti a fare. Gli abitanti di Cerveteri e di Ladispoli amano la Lirica, anche se non c’è una sufficiente cultura su questa arte”.

Quale potrebbe essere una soluzione per diffondere la cultura della Lirica nelle nostre due città?

“Fare più spettacoli. Dare la possibilità di conoscere il Bel Canto ai massimi livelli di espressione”.

Perché secondo lei non si fanno un numero sufficiente di spettacoli a Cerveteri e a Ladispoli?

“E’ un problema di bilanci comunali. Ma ho provato anche a venire incontro a queste difficoltà, offrendo di fare spettacoli senza chiedere nulla, se non l’incasso della serata.”

Quindi lei può organizzare a Cerveteri e a Ladispoli dei spettacoli gratuiti? Dove le spese se le ripaga con gli eventuali incassi?

“Si. Ho fatto anche spettacoli dove non ho preso nulla perché l’ingresso era gratuito. E faccio spettacoli con cantanti di primordine, non con cantanti improvvisati. Ci vorrebbe poco ad organizzare diversi spettacoli durante l’anno. Mettiamo l’ingresso a 10 euro e l’incasso lo diamo ai cantanti. Io a fronte di un rimborso spese per i cantanti, se non è possibile prevedere un incasso, poterei organizzare anche un concerto al mese tra Ladispoli e Cerveteri.

C’è forse anche una carenza di strutture nelle nostre due città?

“No. Non sono necessari e strutture particolari. Per esempio la Sala Ruspoli, a Cerveteri, è ottima per organizzare spettacoli di canto. L’unico vincolo è quello che deve essere presente un pianoforte”.

Mai fatta una rappresentazione a Cerveteri, nell’area della Necropoli?

“No. Ma mi piacerebbe molto farla. Tra i tumuli, sarebbe uno scenario straordinario”.

Nei suoi spettacoli potrebbero esibirsi anche dei giovani cantanti locali.

“Certo. Più spettacoli si fanno a livello locale, e più diamo la possibilità ai giovani cantanti di emergere e di farsi le ossa. Consideri che le grandi agenzie, quelle che fanno da padrone in questo mondo, non rischiano facendo debuttare i giovani talenti, ma si rivolgono solo a cantanti affermati, magari provenienti dall’estero”.

Tra cinquanta anni come vede la Lirica?

“La vedo nera, purtroppo, almeno in Italia. Non ci sarà più nulla, se non poche cose per una piccola élite”.