La storia mai raccontata del Sorbo

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Necropoli del Sorbo

Torniamo ad occuparci della Necropoli etrusca,
uno scandalo grottesco che parte da lontano
di Giovanni Zucconi

C’è una storia, a Cerveteri, che non è mai stata raccontata in tutti i suoi aspetti. E’ quella della Grande Razzia del patrimonio archeologico di Cerveteri attuata nella seconda metà del secolo scorso. Mi rendo conto che detta così, questa affermazione lascia un po’ perplessi. Mi potreste fare osservare che sono stati scritti fiumi d’inchiostro su questo tema, in particolare sul fenomeno dei tombaroli che hanno saccheggiato migliaia di tombe sul nostro territorio. Ma parlare solo dei tombaroli non basta a spiegare bene il fenomeno. Sarebbe come parlare dei mafiosi senza parlare della Mafia, che non è fatta solo da picciotti, ma è un sistema organico e solidale di interessi, collusioni, protezioni, coperture ed omertà. Così come non ci sono solo i mafiosi con la coppola e con la lupara, così a Cerveteri non ci sono stati solo tombaroli con la pala e con lo spido. Per spiegare meglio questo concetto, provo a ricordare uno dei più incredibili disastri archeologici di cui si abbia notizia: la costruzione di un intero quartiere sull’antichissima Necropoli del Sorbo. Vi faccio una semplice domanda. Se voi foste un costruttore, vi azzardereste a costruire addirittura un intero quartiere su un’area archeologica, rischiando tutti i vostri capitali, stiamo parlando di molti palazzi, se non foste certo che nessuno vi fermerà? Io sono sicuro che nessuno di noi sarebbe così imprudente da farlo senza contare su una precisa rete di favoreggiamenti e di complicità. E’ su questa rete, che esisteva prima dello scempio del Sorbo e che è continuata ad esistere anche dopo, che non è mai stato scritto nulla. Mi ricordo che in un mio precedente articolo sul Sorbo, mi domandavo dove fossero in quei giorni il Sindaco Marini e il Soprintendente Moretti. Ce lo domandiamo ancora tutti, naturalmente. Ma loro, da soli, non potrebbero giustificare tutto quello che è successo. Per costruire un intero quartiere su una Necropoli, non basta che i soli vertici chiudano un occhio. E’ necessario che vengano chiusi molti occhi, e a tutti i livelli, sia all’interno del Comune, che all’interno della Soprintendenza. E’ necessario che ci sia un “sistema” che collabori affinché l’impossibile possa essere realizzato. Io non sono sicuro che tutti i lettori siano consapevoli dell’importanza e della vastità della Necropoli del Sorbo. Avete presente la Tomba Regolini Galassi, famosa in tutto il mondo? Quella è nella Necropoli del Sorbo. Avete presente la fila di tombe etrusche presenti nel giardino della scuola elementare “Giovanni Cena”. Quella è Necropoli del Sorbo. Se andate in biblioteca comunale, fatevi prestare il primo numero di “Studi Etruschi”. Vi troverete il resoconto degli scavi che hanno fatto emergere, in quella antica Necropoli, migliaia di tombe e cinerari di ogni tipo. Vi troverete la raffigurazione di una parte della Necropoli che è stata scavata, dal Mengarelli, negli anni 20 del 1900. Vedrete quanto fosse fitta la disposizione delle tombe. Una superficie lunare, come viene descritta in quel libro. Riportiamo quella foto per farvi capire meglio lo scenario. Questa necropoli, ricca di migliaia di tombe, adesso non esiste più. Al suo posto adesso troverete palazzi e ville a schiera, che sono il frutto di cantieri che furono regolarmente autorizzati, dopo opportune verifiche effettuate da funzionari della Soprintendenza. Regolarmente autorizzati perché, da quello che mi risulta, il vincolo su quell’area fu posto dalla Soprintendenza solo nel 1976, 10 anni dopo la costruzione del quartiere, e tolto, nella zona dove poi sono state realizzate le villette, nel 1996. Per Soprintendenza lì sotto, miracolosamente non c’era più nulla. Ma magari erano sbagliate le rilevazioni che sono riportate su “Studi Etruschi”. Magari sono troppo pignolo io, che credo che non solo non si dovrebbe costruire sopra le necropoli, ma neanche vicino. La beffa delle beffe, è che una via di quella zona, è stata dedicata proprio a Raniero Mengarelli, il mitico ingegnere che per primo aveva portato alla luce, in modo sistematico, la Necropoli del Sorbo. In un numero del settimanale Epoca, del settembre 1972, un giornalista scopre questo scandalo e manifesta tutto il suo ingenuo stupore. Racconta un episodio che non conoscevo, e che è molto rappresentativo di quello che abbiamo scritto: la scoperta, nel 1972, di alcune tombe con ricchi corredi e addirittura con rari affreschi del VII secolo, sotto i sei palazzi costruite al Sorbo. Racconta di come la Soprintendenza sia stata costretta a interrompere gli scavi perché il costruttore aveva ottenuto dal Prefetto l’ordine della sospensione dei lavori, in quanto minacciavano la stabilità dei palazzi sovrastanti. La racconto meglio: non solo la Soprintendenza non aveva chiesto di fermare i lavori di costruzione o di abbattere quanto già costruito, ma essa è stata addirittura costretta dal costruttore, per preservare quelle abitazioni, ad abbandonare delle preziose testimonianze etrusche sotto i palazzi. Non trovate paradossale ed imbarazzante tutto questo? Non so se questo sia sufficiente per supporre l’esistenza di una rete di complicità e connivenze nella nostra città in quegli anni. Dove era l’ispettore di zona della Soprintendenza in quel lontano 1966?  E dove erano tutti i funzionari locali delle Soprintendenza, che avevano il compito di vigilare e di proteggere le nostre aree archeologiche? Se lo chiede anche l’ingenuo giornalista di Epoca: “…Resta quindi da domandarsi come mai la “scoperta” sia avvenuta solo ora. Il complesso residenziale si trova infatti a poca distanza dalla celebre Tomba Regolini Galassi; e la zona, tutt’intorno, è letteralmente crivellata dagli scavi dei “tombaroli”. Un sospetto sarebbe stato più che lecito…”.

Per il momento chiudiamo qui la trattazione. Altri temi sarebbero da approfondire per avvalorare la nostra tesi, e proveremo a farlo in seguito. Per esempio ragionare sul perché il museo etrusco a Cerveteri fu inaugurato solo nel 1967, 89 anni dopo quello di Tarquinia. Eppure, a Cerveteri, fin dal 1909, gli scavi sistematici effettuati dal Mengarelli avevano regalato alla nostra comunità migliaia di preziosi reperti, che nel frattempo, in larga maggioranza, venivano “dimenticati” dentro i magazzini. Ci ragioneremo. Intanto cominciate a farvi venire qualche idea, e vediamo se coincidono con le mie. Cominciamo a ragionare non solo in termini di tombaroli, ma di un sistema integrato per lo sfruttamento illegale delle nostre ricchezze archeologiche. Forse cominceremo a capire meglio il perché Cerveteri, pur al centro di una delle più vaste e belle aree archeologiche del mondo, sia ridotta nello stato che noi tutti conosciamo.