La coppia complementare: il giudice e l’imputato

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Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Nel precedente articolo ho parlato di una tipologia di relazione di coppia, la cosiddetta coppia complementare. In estrema sintesi: per coppia complementare non si intende una coppia in cui i due partners “si completano”; questo avviene un po’ in tutte le coppie. Si intende invece un tipo di legame di coppia in cui uno dei due ha sempre rigidamente una posizione di potere sull’altro (posizione up) e l’altro, di conseguenza, ha sempre una posizione down,(dove poi non è detto che avere una posizione down non abbia anche dei vantaggi secondari e non conferisca effettivamente “il vero potere”!). Vorrei chiarire, a scanso di equivoci, che i termini up e down sono relativi al funzionamento della coppia, non sono cioè categorie morali: non c’è uno che è effettivamente “superiore” ed uno che è “inferiore” in quanto persona. Detto ciò, in questo articolo approfondirò una “sotto-categoria” di relazione complementare, quella “del giudice e dell’imputato”: in queste coppie chi gioca il ruolo dell’imputato è in posizione down per quanto riguarda il suo “curriculum vitae”, ovvero ha un passato non proprio limpido, se non giuridicamente, almeno moralmente. Un esempio cinematografico è dato da “Pretty woman” (sarebbe molto interessante vedere un “Pretty woman 2” in cui si vedono gli sviluppi di questa relazione di coppia nel tempo). Altri esempi tipici sono le coppie in cui uno dei due delinque: in questi casi la divisione dei ruoli è nettissima e tutta la relazione è invasa da comportamenti relativi al controllo e al sospetto da parte del “giudice” e dai tentativi di nascondere e negare atti criminali da parte “dell’imputato”. Altre coppie di questo tipo, con ruoli molto più velati ma sempre presenti, sono quelle in cui è forte il divario scolastico e culturale: allora il partner “più competente” può trovarsi a interpretare il ruolo di giudice e l’altro lì sempre a giustificarsi e a tacere le sue ragioni. Ancora, un altro esempio, è quello delle coppie in cui un partner si comporta da “libertino”: il partner geloso assumerà allora la veste dell’inquisitore che controlla, mentre il partner “imputato” dovrà ogni volta fornire alibi a presunti (o reali) tradimenti. In quest’ultimo caso si evince bene il gioco che la coppia porta avanti, poiché assume trame sbalorditive: è sorprendente come il “traditore” semini indizi che possano eccitare la necessità di controllo da parte del partner geloso, il quale chiederà all’altro di dimostrare costantemente la sua innocenza; ma poiché l’altro risponde in maniera incerta, il geloso aumenterà il controllo ed il gioco si perpetuerà. Di tutte queste coppie voglio sottolineare proprio “il gioco” che entrambi i partner hanno contribuito, inconsciamente si intende, a creare nel tempo e che li blocca in una situazione di sofferenza e di impossibilità di evoluzione. Il fatto è che i partner di queste coppie fanno fatica a stare insieme in un altro modo. Quello che conta allora per non mettere a rischio il loro legame è non dare fine al gioco, non cambiarne le regole. Un modo di aiutare queste persone è pertanto quello di portarle a capire le motivazioni psicologiche inconsce che le spingono a rivestire questi rigidi ruoli di coppia ed aiutarle a trovare il coraggio per vivere in modo nuovo le loro relazioni con gli altri.

Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Psicoterapie individuali, di coppia e familiari

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