IL LITORALE TRA EROSIONE E RIFIUTI

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Da una parte le mareggiate che divorano le spiagge, dall’altra l’immondizia trascinata a riva dalla corrente. A Porto Pidocchio spunta fuori persino la carcassa di un cinghiale.

Spiagge di Ladispoli e Campo di Mare divorate dalle mareggiate. Forza distruttiva
dell’erosione anche a ridosso dei simboli naturali come la Palude di Torre Flavia o le dune
mediterranee di Palo Laziale dove negli ultimi 2 anni il mare ha persino raggiunto le necropoli sotterranee riportando alla luce mandibole, costole e bacini di scheletri e pezzi di tombe a Cappuccina degli antichi romani. Ma ora lo scenario è davvero critico sul lungomare di via Regina Elena per lo stabilimento balneare “Molto”. Le onde hanno
inondato la veranda, le recensioni e abbattuto il chiosco. La pavimentazione è franata. C’è molta apprensione da parte dei titolari che invocano interventi in somma urgenza. Ulteriori tempeste potrebbero infliggere il colpo di grazia alla struttura.

Non sono esenti da pericoli anche altri stabilimenti sia del tratto centrale del litorale che di quelli in via Marco Polo. Temono invece ripercussioni sulla Palude gli ambientalisti. L’acqua marina a contatto con quella dolce arrecherebbe danni permanenti all’ecosistema faunistico e floreale. A Ladispoli è partita la corsa contro il tempo per salvare la costa sempre più sofferente con all’orizzonte lo spiraglio dei fondi regionali, circa 6 milioni, da poter spendere in questi anni. Il contenzioso tra Comune e Regione si è finalmente risolto. Era il 2008 quando l’assessore regionale, Filiberto Zaratti, attivò il procedimento per destinare 8 milioni di euro sul litorale. Il piano delle scogliere partì con un’iniziale sblocco di quasi 2 milioni per somma urgenza perché le onde avevano demolito le verande di alcuni stabilimenti. Solo che dopo qualche anno la giunta Polverini bloccò tutto contestando i
lavori. Il braccio di ferro si è risolto con l’attuale amministrazione che al momento non è riuscita però ad indicare una data precisa sull’avvio degli interventi in difesa della costa.

Litorale: erosione, rifiuti, inattività

A Cerveteri la categoria non intravede nessuna possibilità nonostante le pressanti richieste dei gestori delle strutture e del presidente di Assobalneari Campo di Mare, Celso Valerio Caferri. Questione degrado. C’è da affrontare l’emergenza rifiuti. Canne, tronchi, rami. Animali morti (tra cui un tasso a Santa Marinella e un cinghiale a Porto Pidocchio) ma soprattutto, purtroppo per l’ambiente, plastica, copertoni e rifiuti di ogni genere. La tregua concessa dal maltempo ha acceso i riflettori sul degrado apparso sulla costa da Santa Marinella a Ladispoli, passando per Marina di Cerveteri. Le mareggiate hanno trascinato a riva qualsiasi cosa, persino auto (è il caso sempre di Santa Marinella). Non è solo per le onde spinte dal forte vento di scirocco. Anche i canali delle città, stracolmi di rifiuti e di detriti, hanno fatto la loro parte insudiciando il litorale. Colpa – è stato evidenziato in più di un’occasione – degli incivili che continuano a gettare plastica, vetro e altro materiale sulle sponde dei torrenti. Colpa anche di chi non provvede a ripulirle le rive dei fossi completamente intasati quando arriva la piena. Ne sanno qualcosa i poveri abitanti cerveterani di via Fosso della Tomba che si sono trovati la melma dentro casa, devastata in più parti. Due famiglie hanno perso tutto per via degli allagamenti e giorno dopo giorno stanno cercando di ricostruirsi un futuro. Ironia della sorte il giorno seguente al nubifragio ruspe e tecnici del Consorzio, dopo svariati anni, hanno avviato la bonifica di via Fosso
della Tomba. Una coincidenza?