Caravaggio è stato ucciso a Ladispoli

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Riparte la macchina organizzativa per ristabilire la verità dei fatti sugli ultimi giorni di vita del grande Michelangelo Merisidi Felicia Caggianelli

A Ladispoli si torna a respirare l’enigma del grande Michelangelo Merisi da Caravaggio, grazie alla volontà della Giunta del sindaco Grando di approfondire e fare chiarezza su uno degli enigmi più affascinanti improntati nel seicento e avvolti dalla magia di uno dei pittori più rivoluzionari della storia dell’arte, le cui  figure scolpite dalla luce emergono dal buio con una forza ed una modernità sconcertanti, proprio come fu la sua stessa vita  intensa e a tratti violenta, illuminata da brevi periodi di fama e di genialità. A Ladispoli un primo approccio, con la delicata tematica caduta ben presto nel dimenticatoio, si era avuta nel 2013 e più precisamente il 23 marzo quando a poco più di un anno dalla chiusura delle celebrazioni per i 400 anni della morte del Caravaggio a Ladispoli, uno dei massimi esperti del grande pittore del seicento presentò il suo ultimo libro sull’affascinante enigma della  morte di Michelangelo Merisi. A riaprire la viva ferita su una delle questioni culturali che non sembra trovare pace e verità, fu infatti  il nuovo impegno letterario del Professor Vincenzo Pacelli, redattore e membro fondatore della rivista Studi di storia dell’arte, venuto a mancare qualche anno fa, e Gianluca Forgione, laureato in archeologia e storia dell’arte nonché consulente scientifico che presentarono, nell’aula consiliare di Ladispoli, il libro dal titolo: Caravaggio tra arte e scienza, edito da Paparo. Il volume, tuttora attuale, affronta in modo scientifico la tesi sostenuta da tempo dal Professor Pacelli, uno dei massimi studiosi dell’artista, secondo il quale il Caravaggio non morì malato a Porto Ercole bensì fu ucciso dai sicari dei Cavalieri di Malta a Palo, frazione di Ladispoli, ovvero quello che è l’ultimo approdo del suo peregrinare storicamente documentato. La passione del Professor Pacelli per la storia del Caravaggio affonda le radici nel suo vissuto universitario, con una tesi di laurea proprio sul pittore che era riuscito a fondere genio e sregolatezza quasi fossero le facce di un’unica medaglia.  Un’avventura proseguita in quanto rappresentava una novità assoluta nel campo dell’arte e poi perché la tesi di Porto Ercole non convinceva. Estremamente coinvolgente e dettagliato fu l’introduzione del Professore Pacelli che enunciò la sua tesi esponendo un attento excursus degli ultimi anni del Caravaggio, soffermandosi sulle tappe più importanti che lo avevano condotto sino al porto di Palo. I giornalisti de L’Ortica, presenti all’evento  ebbero modo di intervistare il Professor Pacelli che dichiarò quanto segue: “Caravaggio sarebbe stato ucciso a Ladispoli – sottolineò Pacelli –  probabilmente nella prigione del castello di proprietà degli Orsini, dov’era stato portato alla fine del suo viaggio che lo vedeva tornare a Roma per consegnare dei quadri a un illustre committente o addirittura al Papa per la grazia ricevuta. Questa ipotesi spiegherebbe il mancato ritrovamento del corpo del più famoso pittore del 1500, escludendo la seconda ipotesi, ovvero La morte per opera di una malattia nei pressi Porto Ercole in Toscana”.  Professore, quali sono le altre teorie che lievitano attorno a morte del Caravaggio? “Qualche hanno fa un ricercatore ha ipotizzato il ritrovamento del corpo del Caravaggio studiando l’ossatura di un malcapitato, attribuendogli l’85% della compatibilità con il DNA del pittore. Tuttavia il test di compatibilità del DNA risulta positivo se vi è una congruenza del 99,99%. Dovete sapere -proseguì il Professor Pacelli- che io ed il mio cane, in quanto esseri viventi, abbiamo una compatibilità pari al 90%”. Ancora una volta eccoci alla ricerca di un approdo sicuro nel mare magnum delle tante ipotesi spesso enunciate per creare confusione, come affermava il dottor Francesco Petrucci, che ai giornalisti dichiarava: Gli innumerevoli libri pubblicati negli ultimi anni a riguardo non aggiungono niente alla causa della verità ma creano solo confusione, alcuni infatti vengono scritti con scopi puramente mediatici elevandoli poi a scoperte secolari” ma la giunta del sindaco Grando sembra voler recuperare questo importante tassello di storia del nostro territorio che darebbe sicuramente lustro  alla ridente Ladispoli. Non sappiamo se i tempi sono maturi ma i presupposti ci sono, incrociamo le dita.