UNA BIMBA E IL SUO GATTINO

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vita da gatto

Arriva in Italia, dopo un anno di attesa, il film di Guillaume Maidatchevsky “Mon chat et moi”, tratto da un romanzo classico per ragazzi degli anni 30, Rroû ” di Maurice Genevoix. Al Giffoni ha ottenuto il premio come miglior film nella categoria Elements+6.

di Barbara Civinini

“Quale dono è più grande dell’amore di un gatto?”Si domandava Charles Dickens, e per i francesi, la risposta sembra essere scontata. Per sei su dieci è diventato un membro a pieno titolo della famiglia. Il 74% lo ritiene un ansiolitico.

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La piccola Clémence è interpretata da Capucine Sainson-Fabresse – Plaion Pictures

E proprio dalla Francia arriva una bella storia di amicizia fra una bimba e il suo gattino tigrato. Girata in area di confine, fra documentario e fiaba, ricorda un’altra avventura contemporanea, quella di “Mia e il leone bianco”, ma la trama è stata ricavata da un classico della letteratura per ragazzi del 1931: ” Rroû “, di Maurice Genevoix.

 

Rroû è un gattino vivace e curioso che scopre la vita sui tetti di Parigi. Il suo destino cambia quando Clémence, dieci anni – interpretata dalla sorprendente Capucine Sainson-Fabresse – lo adotta e lo porta nella sua casa di campagna nel cuore delle montagne, sui Vosgi. Inizia allora un’avventura straordinaria per Clémence e Rroû, che li trasformerà per sempre. Uno dei produttori, Stéphane Millière, si è innamorato di questa storia da bambino e circa 10 anni fa ne ha acquistato i diritti, spiega il regista e cosceneggiatore Guillaume Maidatchevsky, che ha all’attivo pellicole di successo come “Ailo” e “Kina & Yuk”.

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Ciak si gira – Plaion Pictures

I valori trasmessi dal romanzo sono universali, anche perché tutti hanno avuto un gatto nella loro vita, ma l’ambientazione troppo aderente agli anni 30, secondo il regista, andava ammodernata. Di Genevoix, dice, è rimasto il punto di vista dell’animale, il modo in cui percepisce la natura. Il gatto è un animale dalle molte anime: il mattino uccide un uccellino in giardino e la sera fa le fusa sul divano. Volevo che i bambini capissero che il gatto ha la sua libertà, afferma. Soprattutto il regista ha cercato di rendere la simbiosi nata fra i due protagonisti, cresciuti insieme sul set.

Sarà proprio questo rapporto che aiuterà Clémence ad affrontare la difficile situazione dei suoi genitori che stanno per separarsi. Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di Muriel Bec, addestratrice di animali e ai quattro piccoli felini utilizzati nelle riprese. L’espressione di un felino è più difficile da leggere rispetto a quella di un cane, spiega Bec. È stata una vera sfida, sia per il regista che per me, dice. Non c’è “gatto da guardia”, prosegue. Rimane un individuo libero, non vincolato nel rapporto con gli esseri umani. È lui, infatti, il capo: va a fare carezze quando vuole, mostra gratitudine quando ne ha voglia.

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Clémence e Rroû in primo piano-Plaion Pictures

Questa è l’alchimia e la magia del film: aver catturato il rapporto di amicizia e complicità fra la bambina e il gatto, senza forzature, quasi come in un documentario. A Maidatchevsky piace far sognare e raccontare storie. Riprende gli animali come filmerebbe gli attori, all’altezza degli occhi, forse per i suoi studi di biologia o forse perché si è specializzato in documentari sulla fauna selvatica. Per lui ogni animale ha la sua personalità. Questi film si sforzano di farlo emergere per raccontare storie vere dal significato universale.