Terremoti e pandemie non fermano politici e compagni di merenda

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mascherine

Lo scandalo delle mascherine che coinvolge la Regione Lazio offende il popolo avvilito, impaurito ed affamato.

Di Toni Moretti

Non si riesce a spiegare con parole, il terremoto provato dentro a livello emozionale nell’assistere al servizio mandato in onda dalle Iene mercoledì sera sullo scandalo che si è consumato alla Regione Lazio su quello che la stampa buonista e di regime, perchè ormai così siamo costretti ad esprimerci, catalogherà come un accidentale incauto acquisto.

Incredulo ho dovuto ascoltare le giustificazioni di persone che sfoggiando una faccia assimilabile a paffuti deretani, cercavano di far passare come normale una commessa pari a trentuno milioni di Euro ad una società a responsabilità limitata con un capitale sociale di diecimila Euro, che non ha mai trattato e commercializzato il prodotto richiesto essendosi occupata di ben altro, e alla quale si da un acconto di ben undici milioni di euro senza nessuna garanzia, visto che quella offerta, una polizza assicurativa è stata stipulata da una società inglese chiusa da due anni, a fronte di una consegna che naturalmente non è avvenuta. Sempre quelle facce, con disorientanti piccoli peti, volevano far passare per normale anche il fatto che quella merce, si parla di milioni di mascherine protettive per il Coronavirus, siano state acquistate ad un costo individuale superiore ad un Euro per pezzo, rispetto all’offerta contenuta in un altro preventivo per prodotti con le stesse caratteristiche. L’indisponenza oltrepassa il limite quando costoro, incalzati dal giornalista, quasi inveiscono sentendosi maltrattati visto che lavorano giorno e notte e non apprezzano il loro sacrificio. Ma ci rendiamo conto?

A questo punto si ripropone con prepotenza la questione morale per la politica tutta e ciò che ne consegue. Quella politica immorale che con terremoti e pandemie non riesce a mettere da parte i suoi vezzi affaristici e speculativi, connivente ad amici coi quali spartire la merenda. E non stupisce quindi neanche che un sindaco, come il nostro, con una coloratissima operazione di marketing dove appare che egli dona, faccia passare come una personalissima chance di sopravvivenza che egli offre ciò che è un semplice riconoscimento di diritti. Al popolo, affamato, derubato, afflitto, offeso, non rimanre che attendere giustizia da parte di chi potrà darglela se vorrà, correndo il rischio, se la chiede ad alta voce, di essere definito manettaro e giustizialista.