SCUOLA PUBBLICA ADDIO

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scuola pubblica

“LA SCUOLA STATALE È ORMAI PREDA DELLA TECNOCRAZIA DIGITALE. POSSO ANDARE IN PENSIONE SENZA RIMPIANTI”.

Sono un pugno allo stomaco le parole di addio alla scuola pronunciate dal professor Saverio Mauro Tassi, docente che in questi anni con coraggiosa determinazione si è battuto per la scuola in presenza e per la non discriminazione dei docenti e degli studenti non vaccinati, pur essendo lui vaccinato.

Parole pesanti come pietre che testimoniano, attraverso il racconto di un episodio emblematico, l’inesorabile tracollo di una istituzione che un tempo riusciva ad offrire una formazione unica al mondo. Un tracollo soprattutto morale in cui a trionfare, complice la passività di una intera categoria professionale, è la tecnocrazia transumana a scapito dell’umano e di ciò che costituisce il fondamento stesso dell’educazione: la relazione viva e concreta con l’altro.

“Oggi sono stato in collegio per l’ultima volta. In collegio docenti intendo (in un collegio vero e proprio ci sono stato alcuni anni da ragazzo, ma in quello mi divertivo). Uno dei punti all’ordine del giorno riguardava la proposta di un regolamento per svolgere a distanza, cioè on line, le riunioni del Consiglio d’Istituto, dei dipartimenti (tutti i docenti della stessa materia) e i colloqui con i genitori. Attenzione: non in caso di emergenza epidemica, ma come prassi normale! Il ministero D’Istruzione ha infatti diramato una grida che consente e anzi sollecita di fatto la trasformazione dell’emergenza in normalità. Ho rammentato ai colleghi l’importanza della relazionalità, e quindi della presenza in carne e ossa, non solo nel rapporto tra noi insegnanti e gli studenti ma anche in quello tra colleghi e in quello con i genitori. Ovvero, non solo per fini pedagogico-didattici ma anche per favorire l’ideazione di proposte e l’intesa sulle deliberazioni, oppure per comprendere le situazioni familiari dei nostri studenti. Ho ricordato anche che il nuovo regolamento si inserisce pienamente nella strategia ministeriale di snaturamento tecnocratico della scuola. Come credete sia andata la votazione finale? Fin troppo bene, considerando che l’accidia – volete mettere evitare di schiodarsi da casa e poter far finta di ascoltare mentre si legge un libro o si tagliano le cipolle? – era la migliore alleata di chi proponeva il nuovo regolamento: 20 contrari, circa altrettanto gli astenuti e 46 favorevoli. Credo che quanto successo oggi nella mia scuola, sia la prova provata del disegno governativo di sfruttare l’emergenza pandemica per imporre una tecnologizzazione disumanizzante delle relazioni sociali. Ma forse è ancor più la prova provata della disponibilità dei più a sottomettersi a questo disegno, soprattutto a causa della loro pigrizia e passività. Ex malo bonum. Mi è definitivamente chiaro, e penso lo sarà sempre più per molti altri, che la scuola statale è perduta e che, di conseguenza, la possibilità di una vera trasmissione del patrimonio culturale umano alle nuove generazioni dovrà essere affidata alle scuole indipendenti. Per il momento, e per me come individuo, l’esperienza odierna mi consente di andare in pensione senza più nemmeno l’ombra di un rimpianto”.

di Miriam Alborghetti