Rispettiamo Madre Terra

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E se l’agricoltura da imputata diventasse alleata?

di Alfonso Lustrino

Il capitalismo ha prosperato per secoli attraverso lo sfruttamento della natura, sia come fonte “inesauribile” di risorse da trasformare in merci, sia come deposito di rifiuti. Tuttavia, la capacità della Terra di “resistere” ai processi ecodistruttivi del capitale sta raggiungendo il suo limite.

In questo quadro l’agricoltura ricopre un ruolo da protagonista. Ventisei milioni di casi di avvelenamento all’anno, oltre 71 mila al giorno. E’ l’impatto dell’intossicazione acuta da pesticidi che determinano un incremento significativo del rischio di patologie cronico-degenerative (una su tutte il cancro) 1.

Il modello di industrializzazione dell’agricoltura intensiva deve considerarsi esaurito a causa dell’enorme impatto ambientale prodotto dall’uso massiccio di fertilizzanti chimici, pesticidi e diserbanti che ha contribuito al deterioramento della terra, alla contaminazione dell’acqua e alla perdita di biodiversità 2.

Ci vogliono migliaia di anni per creare pochi centimetri di terreno fertile, bastano pochi decenni per distruggerlo. Considerando l’intero pianeta, il degrado del suolo causato dalle attività umane costa complessivamente più del 10% del Prodotto lordo globale annuo e determina impatti negativi sul benessere di 3,2 miliardi di persone 3.

“È stato un trauma nazionale quando è emerso che alcune marche di pasta di grano aggiungevano a tavola un ospite non gradito come il glifosato, l’erbicida della Monsanto. Gli stranieri hanno condito il simbolo della nostra tradizione con la chimica e al risveglio dall’incantesimo abbiamo realizzato, con 70 anni di ritardo, che la nostra agricoltura è stata colonizzata dai pesticidi.”. Così Sabrina Giannini nella sua trasmissione “Indovina chi viene a cena”.

A questo punto sorgono spontanee alcune domande:

1) Perché ben oltre il 90% dell’agricoltura fa uso uso di pesticidi, concimi chimici, diserbanti e solo una piccola percentuale è biologica o biodinamica?
Evidentemente perché la domanda di prodotti provenienti da agricoltura intensiva è nettamente maggiore.

2) Ma perché la domanda del consumatore è rivolta quasi esclusivamente in una direzione? Il motivo è semplice: perché i prodotti “convenzionali” costano meno.

3) Ma perché i prodotti “convenzionali” costano meno di quelli biologici? E qui si apre un mondo. Sintetizzando estremamente i concetti i prodotti biologici, rispetto a quelli tradizionali, hanno un costo maggiore perché costa di più produrli. L’assenza di additivi chimici, vietati per legge affinché un prodotto possa essere etichettato come “bio”, rende minore la resa dei raccolti e maggiore lo scarto. Tra l’altro l’agricoltura biologica non è esente dall’uso di sostanze che, però anche se non dannose per ambiente e salute, hanno costi maggiori. Inoltre di norma l’agricoltura biologica è più attenta e controllata riguardo ai diritti dei lavoratori. Le aziende interessate non fanno uso di manodopera a basso costo e rispettano tutti i diritti degli addetti ai lavori.
La domanda potrebbe essere quindi rigirata: perché i prodotti della grande distribuzione o dei discount costano di meno?

Da questo articolo si evince quanto le nostre scelte possano influire sulla salute del nostro Pianeta (e sulla nostra). Basta col dare la colpa agli altri. E’ tempo di agire. Senza alibi.

Se non ora quando?

 

1 Rapporto “Cambia la Terra 2018”, edito da Federbio in collaborazione con Isde-Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf.

2 Fao, convegno febbraio 2018, pubblicato su Mondo Solidale di Repubblica.it

3Land Degradation and Restoration Assessment” pubblicato da Ipbes (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services).