Tumore da cellulare nel mirino della più grande organizzazione oncologica italiana

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Sempre più necessaria una moratoria sul 5G  frenando l’installazione di wi-fi e nuove antenne:  alleanza contro il cancro (ministero della salute) indaga sull’elettrosmog per spiegare le cause di un tumore maligno al cervello!

di Maurizio Martucci

Ma che paradosso, inerzia e imperizia, la sensazione che possa esserci perfino dolo comincia a serpeggiare eccome: siamo praticamente all’anticamera di una sorta di esposizione tumorale19 di massa pianificata nella consapevolezza del rischio socio-sanitario! Qualcosa di molto, molto più grave di un esperimento a cielo aperto, di cittadini ignari resi cavie umane o di una semplice mancanza di consenso informato in violazione del codice di Norimberga. Perché?

Mentre l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha ufficialmente annunciato la rivalutazione dell’aggravamento della cancerogenesi nella riclassificazione programmata nel 2020-2024, la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana, che si chiama Alleanza Contro il Cancro (fondata nel 2002 dal Ministero della Salute), in piena corsa al 5G sta studiando le possibili correlazioni tra tumore maligno al cervello d onde elettromagnetiche. E il bello (anzi, il brutto, verrebbe da dire!) è che lo sta facendo proprio mentre il Ministro della Salute Giulia Grillo continua a tacere sui gravi rischi a cui il Governo sta esponendo tutta la popolazione civile italiana con l’avvio della fase sperimentale del wireless di quinta generazione, mentre l’Avvocatura dello Stato ha persino fatto ricorso in appello contro la sentenza del TAR Lazio che ha recentemente condannato tre ministeri ad intraprendere una campagna d’informazione pubblica sui pericoli per la salute umana dell’uso dei telefoni cellulari, dopo che nell’ultima audizione in Commissione parlamentare l’Istituto Superiore di Sanità s’è persino spinta a negarepossibili effetti (nocivi) biologici da elettrosmog e l’alleanza italiana Stop 5Gha fatto testimoniare in Senato malati oncologici da radiofrequenze ed elettrosensibili.

Lo studio italiano in questione è quello dell’Alleanza Contro il Cancroe si riferisce al Glioblastoma. E’ condotto da uno dei nove Working Group che si occupano delle principali tipologie di cancro e ricerca clinica. L’Alleanza Contro il Cancro è formata da numerosi istituti di ricerca a cui aderiscono anche Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, Associazione Italiana Malati di Cancro, Italian Sarcoma Group, Fondazione Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica e (guarda caso!) Istituto Superiore di Sanità. Lo studio sulle possibili correlazioni tra glioblastoma ed onde elettromagnetiche è coordinato da Stefano Indraccolo (dirigente presso Immunologia e diagnostica molecolare, Istituto Oncologico Veneto – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico)con la collaborazione del coordinatore preclinico Lucia Ricci-Vitiani (Istituto Superiore di Sanità) e del coordinatore clinico Gaetano Finocchiaro (Istituto Besta di Milano) e “coinvolge una decina di laboratori ed unità cliniche di altrettanti IRCCS attivi in neuro-oncologia ed opera condividendo sia risultati di specifici test sia linee cellulari originate dalla neoplasia, nonché attività di formazione per i giovani ricercatori”.

Altro dato in controtendenza nel gruppo di lavoro è la presenza di un’immunologa e di una neuro-oncologa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma incaricate della ricerca clinica: infatti il nosocomio pediatrico capitolino risulta servito da rete wireless, un vero e proprio contro senso se si pensa all’irradiazione di radiofrequenze diffuse sui corpi di adolescenti e bambini in età pediatrica, visto che lo studio dell’Alleanza Contro il Cancro si prefigge di accertare proprio la correlazione tra elettrosmog e incidenza tumorale.

Sul sito dell’Alleanza Contro il Cancro si legge infatti che “il glioblastoma è il tumore maligno più comune tra le neoplasie cerebrali – con incidenza globale di circa 3-4 casi su 100.000 persone per anno. Più frequente negli uomini che nelle donne, esso insorge prevalentemente nella fascia d’età compresa tra i 55 e i 75 anni, senza particolare distribuzione territoriale ma con maggiore incidenza nella popolazione caucasica rispetto alle popolazioni africane o asiatiche”.

Tra i fattori di rischio tumorale accertati dalla scienza c’è l’esposizione a radiazioni ionizzanti tipica della permanenza in aree interessate da incidenti nucleari o ai trattamenti radioterapici. Altre concause probabili che negli anni hanno generato dibattito e interesse sono quelle di origine professionale come l’esposizione ad alcuni pesticidi e/o sostanze chimiche utilizzate nell’industria (es. cloruro di vinile), ma non si osserva una maggiore incidenza di tale neoplasia in specifiche categorie professionali e non sono stati raggiunti dimostrazioni conclusive al riguardo. Può invece riguardare potenzialmente ognuno di noi, l’esposizione prolungata ai campi magnetici generata dai telefoni cellulari. L’inquinamento elettromagnetico che caratterizza in modo crescente la nostra società, dovrebbe essere valutato con attenzione ed essere al centro di adeguate campagne di sensibilizzazione, come peraltro riconosciuto da recenti sentenze della magistratura al riguardo. Infine, una predisposizione genetica è stata osservata in una minoranza dei casi (5-10%), specie in associazione alle neurofibromatosi, alla sclerosi tuberosa o alla sindrome di Li-Fraumeni.

Le tre linee d’azione. La ricerca contro il Glioblastoma si concentra su tre linee progettuali. «La prima – spiega Indraccolo – riguarda la caratterizzazione genetica di linee cellulari dei Pazienti degli IRCCS associati, una risorsa molto importante per la sperimentazione in vitro di farmaci targettizzati. La seconda si propone di approfondire le conoscenze sulla piccola sotto popolazione dei lungo sopravviventi – e sono solo il 5%. Obiettivo del progetto comprendere se esistano precise caratteristiche genetiche o del microambiente del tumore, che si accompagnano a una lunga sopravvivenza. La terza progettuale – aggiunge ancora Indraccolo – presenta finalità di natura squisitamente clinico-assistenziale: grazie a uno sforzo congiunto è stato perfezionato un pannello (il cosiddettogbmoncochip), costituito da una cinquantina di geni ad alto tasso di mutazione o amplificazione in questo tipo di tumore. Il sequenziamento tramite tecnologia NGS dei campioni, ci consentirà di fornire ai colleghi clinici che ne faranno richiesta, un servizio di profilazione genetica del Glioblastoma, tutto sommato ancora poco caratterizzato da questo punto di vista. Tale profilazione può rappresentare il punto di partenza per il trattamento con farmaci innovativi a bersaglio molecolare di specifici sottogruppi di pazienti».