RESTA SUL TRONO RE CEMENTO

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centro commerciale Ladispoli

NUOVO CENTRO COMMERCIALE SPAZZA VIA LE CAMPAGNE DI LADISPOLI. DA RIDENTE CITTADINA BALNEARE A SOBBORGO DELLA CAPITALE.

Alla notizia del progetto di un centro commerciale all’altezza del km 38 della via Aurelia Ladispoli insorge. Volano parole forti dall’opposizione tutta, dai cittadini che da tempo ormai denunciano la sempre più ristretta presenza di aree verdi sul territorio. Lunedì sera mentre in aula si svolgeva il consiglio comunale, a porte chiuse, fuori Palazzo Falcone una ristretta folla di cittadini manifestava pacificamente il proprio dissenso verso il sindaco Alessandro Grando. Dopo la brutta palazzina costruita accanto all’ufficio postale, le colate di cemento nei giardini centrali, (ex) pubblici, ora spunta un centro commerciale di circa 33 mila metri cubi al km 38 della via Aurelia. Ennesima falciata al verde dai risvolti devastanti per l’economia locale. É il progetto presentato il 17 giugno da Grando in Commissione urbanistica.

Tutto ha avuto inizio con l’annuncio della convocazione del consiglio comunale per il giorno 21 giugno inspiegabilmente a porte chiuse. Si discute in fretta, sull’approvazione del progetto di un centro commerciale alle porte della città, dove adesso c’è un prato verde domani un mega business. Di questo ha bisogno Ladispoli? Sembrerebbe di no data la risposta della cittadina all’annuncio del sindaco, curioso se si pensa che il suo cavallo di battaglia durante la corsa alla poltrona fu proprio in difesa del territorio, minacciato dai piani integrati approvati delle precedenti amministrazioni. C’è cascato pure lui. Bizzarro è anche il momento in cui accade, ad un passo dalle elezioni, potrebbe sembrare una mossa azzardata, occasione per vecchi e nuovi schieramenti politici di brillare.
Ma al di là dei giochi politici, cosa pensano gli abitanti di Ladispoli? Non erano molti in piazza, le risposte social indicano una buona fetta favorevole a nuove aperture viste come opportunità di lavoro, ma che fine faranno le attività storiche presenti in città è la domanda di chi lunedì sera è sceso in strada per rivendicare il diritto degli esercenti di sopravvivere. Cosa si aspetta dal sit-in di questa sera? Mi aspetto che si smuovono le coscienze – risponde una cittadina – che dissente dal progetto in quanto il commercio a Ladispoli è stato affossato abbastanza. I vecchi commercianti li stiamo perdendo ad uno ad uno e non mi sembra corretto in quanto hanno fatto grande Ladispoli. Quando si abbassa una serranda è un colpo al cuore, conclude.
Proprio su questo aspetto ha puntato nel suo discorso Daniela Cianfarini chiedendo ai consiglieri in aula di uscire ed unirsi al NO. Tra loro c’è stato chi si è dichiarato pronto a votare contro il progetto, sperando però di non doverlo fare“. Si auspicava la mancanza del numero legale. Un atto che avrebbe certificato la sfiducia politica all’attuale amministrazione da parte di alcuni suoi componenti. Non è accaduto. Il punto è stato approvato, le opposizioni hanno votato contro eccetto Marco Pierini che ha votato favorevole con la maggioranza. L’identità di un partito che sa fare comunità – afferma Silvia Marongiu dopo il fattaccio – è fatta di differenze e sintonie, di senso di responsabilità, di valori e ci sono momenti nei quali si fanno scelte nette e si prendono strade diverse.

Un progetto che sembrerebbe essere spuntato dal nulla, caratterizzato dalla fretta di concludere, dove anche chi non lo contesta ha preso le distanze dalle modalità privata: una commissione di corsa, dove parecchie persone non hanno partecipato, perché non discuterne con la cittadinanza? Forse perché la risposta non sarebbe piaciuta al sindaco che invece va per la sua strada, inavvicinabile all’ingresso del palazzo comunale, presenti vigili e polizia in presidio nella piazza. Non è mancata la stampa locale, chi di casa nelle stanze, chi in attesa del verdetto. Presente Renato Rizzo di Casa del Popolo di Ladispoli, con tanto di striscione con su scritto “Grando non dovevi difendere il territorio? No alla colata di cemento”, il suo è un messaggio condiviso da tutte le realtà presenti. Compreso Garau che rileva come la situazione attuale sia frutto di un vuoto lasciato da una sinistra, che proprio dagli errori del passato è pronta a rinascere.
Ma non sarebbe la prima amministrazione a favorire gli imprenditori del mattone, è l’osservazione, pertinente, che giunge dalla strada, “si tratta solo di un attacco alla destra” che sembra scoprire il fianco agli avversari. A conferma, le parole pronunciate da Grando nel 2017, quando era il suo turno: “Basta cemento a Ladispoli. Ettari di verde agricolo potrebbero trasformarsi presto in centinaia di migliaia di metri cubi sparsi qua e là con vari piani integrati. Viviamo in una città che ha sette chilometri di costa, che ha alle spalle verdi colline e fitti boschi, oltre una spiaggia di sabbia ferrosa dagli effetti salutari ricercatissimi. E invece non ne abbiamo cura.”

Che lungo il tratto di strada nel quale Dino Risi girò una scena memorabile de ‘Il Sorpasso’ l’amministrazione comunale farà sorgere l’ennesimo polo commerciale, che deturperà un’area verde, con ricadute negative, non solo sul piano ambientale, ma anche sulla viabilità in entrata e uscita da Ladispoli, già fortemente intasata – citando Ladispoli Attiva – resta un fatto con il quale i cittadini, anche quelli in vacanza, presto o tardi, dovranno fare i conti.