PASTO DA CASA: AUMENTANO LE RICHIESTE ALLA CORRADO MELONE

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LE FAMIGLIE RISPARMIANO SULLA RETTA MA IL COMUNE PERDE SOLDI. IL DIBATTITO È APERTO.

Martedì il primo suono della campanella in tutti i plessi e come da anni a questa parte, per gli alunni della Corrado Melone di Ladispoli, c’è un’opzione in più: la possibilità di portarsi il pasto da casa. Un provvedimento stabilito all’interno del circolo didattico ormai anni fa e che, evidentemente, continua a registrare consensi. Sarebbero ormai quasi 150 le adesioni delle famiglie che ogni giorno, quindi, prepareranno il pranzo per i rispettivi figli mettendolo nello zainetto e dando loro la possibilità di effettuare il tempo pieno che non è scattato sin da subito martedì scorso e che invece partirà lunedì prossimo per essere allineati.

Subito una doppia riflessione. Per i genitori questa è un’occasione per risparmiare in un periodo contrassegnato da ristrettezze economiche e dall’aumento delle bollette. Per il Comune invece è un mancato introito e, di conseguenza, inutile girarci intorno, non vede di buon occhio il pasto portato da casa. E lo lascia intendere l’assessore alla Pubblica istruzione di Palazzo Falcone che tende la mano a chi si trova in difficoltà e per questo ha deciso di usufruire di un servizio in realtà non utilizzato in molte sedi. «C’è un numero molto alto di iscrizioni al pasto di casa – ha detto prima dell’inizio di scuola Margherita Frappa – e lo abbiamo appreso nell’incontro avuto settimane fa. Quello che voglio dire ai nuclei familiari in difficoltà, che quindi rinunciano alla mensa normale per ragioni economiche, il Comune può intervenire laddove ci fossero situazioni simili. Perdere 150 pasti al giorno, significa perderne più di 20mila nell’arco di un anno. E la ditta Cir, in base al contratto, li produce. Tuttavia è un regolamento legittimo quello della scuola, che avviene anche in altre città italiane. Però è chiaro che il tema dovrà essere affrontato più attentamente».

La Giunta comunale ha avuto già una serie di colloqui con tutti gli enti in campo. «Se occorre abbiamo messo a disposizione il nutrizionista – ha poi aggiunto Margherita Frappa – ci sono gli esperti per le allergie o per altri casi particolari come previsto ad esempio nelle altre religioni. Poi il menù verrà sempre comunicato prima. La nostra disponibilità è massima per andare incontro alle esigenze di tutti».

Numeri sul pasto da casa confermati anche dal preside della Corrado Melone. «Evidentemente è avvenuta una crescita rispetto al passato – ha risposto Riccardo Agresti – ma non so quali possano essere le motivazioni, se cioè economiche o legate alla qualità del cibo. Tanti anni fa avevamo riscontrato dei problemini in questo senso, e lo avevo appurato personalmente poi la situazione è migliorata. Non credo neanche che la ditta ci perdi, perché ogni giorno noi comunichiamo ai loro addetti il numero dei pasti da preparare per alunni e docenti, e quindi non avrebbe senso cucinarli per persone assenti. Però sono domande queste che devono essere rivolte al Comune, non alla scuola. Noi ci adeguiamo alle richieste delle famiglie, e a monte alle decisioni che adotta autonomamente il Consiglio».

Dunque gli studenti hanno diritto al panino da casa, o a qualsiasi pasto, e possono mangiarlo in mensa; la scuola semmai deve vigilare sullo scambio alimenti. Così era stato stabilito anni fa da una sentenza del Tar del Lazio, precisamente il 7 luglio del 2020. A proposito di mensa, semaforo verde per la mensa alla Corrado Melone. Niente spostamenti in extremis dopo un incontro proficuo tra la dirigenza e il Comune che ha concesso di poter allestire il refettorio all’interno del centro polivalente “Marco Vannini”. «Il nuovo assessore alla Scuola Margherita Frappa, – ha concluso Agresti – a seguito della nostra richiesta ha confermato l’intenzione di lasciare la sala polifunzionale almeno per un altro anno, come refettorio per i bambini ed i ragazzi. Questo ci consentirà di avere finalmente, dopo vari anni, libero, utilizzabile e funzionante il laboratorio con le sue attrezzature».
I bambini dell’infanzia invece non consumeranno il pasto più nelle proprie aule.