MIA FIGLIA HA NOVANTASEI ANNI

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Villa Vittorio, «quando la vita di un nostro caro si avvia sulla scia del tramonto, è nostro dovere rendere quel tramonto speciale».

Ci sono momenti e circostanze, nella nostra vita, che mai avremmo creduto di dover affrontare e che quando ce li troviamo di fronte ci investono e ci travolgono e a quel punto tutte le promesse, tutti i discorsi fatti con convinzione assoluta, si capovolgono e ci lasciano interdetti, basiti, a chiederci:“ma è possibile che IO abbia preso questa decisione”?

Ho voluto dar voce alla mia storia, sicura di interpretare anche quella di una infinità di casi simili. Mia figlia ha novant’anni, come scrisse Gianna Coletti nel suo famoso libro.
Anch’io, sono arrivata ad avere una figlia di novantasei anni. Con tutte le problematiche di quell’età, ma, nonostante l’impegno incessante, diurno e notturno da parte mia, di mio fratello e di Lidia Florea, nostra carissima amica che ci ha sempre aiutati, nel ruolo di badante, ma in realtà come una sorella, la situazione era diventata ingestibile, e l’unica soluzione che si proponeva a noi, era la più temuta: il ricovero in una Casa di Riposo!
Fu così che, dopo aver tentato, anche se non riuscendoci del tutto, di maturare questa decisione, dopo giorni e giorni di dolorose ricerche, conobbi Marco Mazzoni, proprietario con la moglie Fabiola, delle Case alloggio per anziani Villa Vittorio.

villa VittorioRicordo che mentre chiedevo informazioni circa le regole ed il soggiorno degli ospiti di quella Struttura, mi colpi una frase del titolare:”Ho costruito la prima Casa di Riposo per mia madre“. Sembrano parole semplici ma non lo sono, poiché la commozione trapelava dalla sua voce e si vedeva anche oltre le lenti scure…il resto e’ venuto di conseguenza.
Ho pensato che una persona dotata di tale sensibilità non poteva far altro che offrire ciò di cui era, a ragione, pienamente convinto. Fui subito colpita per l’aria pulita, l’ambiente caldo e rassicurante, la cordialità quasi affettuosa ma al tempo stesso professionale del personale. Così che, mia madre fece ingresso a Villa Vittorio.
Lì conobbi Iolanda, che mi tranquillizzò col suo fare preciso e dettagliato sulla terapia degli ospiti e sulla loro permanenza, come del resto i suoi colleghi dei quali non ricordo i nomi poiché, poco tempo dopo, feci trasferire mia madre nella terza neo nata residenza, raggiungibile in minor tempo e dotata di più comfort.

Immersa in una splendida pineta dove (covid permettendo) si potrà godere di tavoli e barbecue per picnic con i propri cari, e di stanze dove possono pernottare i familiari degli ospiti. Dotata di un immenso spazio dove gli anziani possono trascorrere il tempo a loro piacimento. All’interno si respira il classico odore di una costante ed accurata pulizia e fuori un buon profumo di erba, sapientemente tagliata dal figlio di Bernardetta la simpatica cuoca della Struttura che ogni giorno, con pazienza prepara i pasti per i suoi ospiti. Il salone elegante ed arredato con classe ti fa sentire protetto e coccolato, ma a fare di questa struttura un Casa eccellente è il personale che lavora con estrema passione.
Il Capo infermieri ed amministratore Fabio Negretti, sempre presente, estremamente paziente ed attento a tutto ciò che succede. Vlad, un infermiere che, nonostante la giovanissima età sa sempre dare la giusta risposta ad ogni domanda, parla pacatamente e con tre parole ti tranquillizza. Sofia, l’infermiera dolce e comprensiva che mi misura la temperatura e mi accompagna da mia madre. Chiara, terapista dai modi simpaticamente romaneschi alza il morale a chi è triste sorridendo con simpatia. Arianna l’infermiera dai bellissimi occhi verdi, consacrata al suo lavoro.
In tutto questo però, affiora comunque, il doloroso neo dell’abbandono anche se la ragione ti dice che non è abbandono ma un atto d’amore, non compreso da mia madre che “non capisce” perché si trova lì e mi accorgo che l’elaborazione di quel pensiero la ritrovo nel suo sguardo a tratti sereno, a volte inquieto, una inquietudine svelata dai gesti, dai tentennamenti della testa, da una mimica facciale che rinuncia alla fatica di trovare le parole per dire portami con te. Quando la vita di un nostro caro si avvia sulla scia del tramonto, è nostro dovere rendere quel tramonto speciale. Per queste ragioni e per altro ancora, dopo tante ricerche, ho scelto Villa Vittorio!

di Maria Daniela Lazzara