Ladispoli, tre casi di legionella in un mese

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Due le persone decedute dopo aver contratto il batterio. Un terzo uomo si è salvato. L’Asl al lavoro per stabilire le cause del contagio. Nel mirino condizionatori e tubature idriche di case poco abitate e strutture ricettive anche in altre regioni.

Due vittime in 30 giorni a Ladispoli, un’altra persona invece è riuscita a salvarsi. Infezioni improvvise dovute alla legionella, un batterio molto pericoloso in alcuni casi che a quanto pare avrebbe agito in modo letale. Non è chiaro ancora se tutti i 3 gli episodi abbiano a che fare con la città, l’Asl di Roma 4 è a lavoro per stabilirlo.

Il primo fatto è risalente al periodo natalizio. Una 69enne di Magliano Romano, poi deceduta all’Aurelia Hospital, aveva deciso di trascorrere le festività in un appartamento utilizzato come seconda casa a Ladispoli. A pochi giorni dal suo arrivo, era il 19 dicembre, la pensionata ha accusato sintomi influenzali. Le cose sono peggiorate con il passare del tempo e la donna è finita in ospedale. Le sue condizioni sono precipitate in pochissimo tempo tanto che si è deciso il trasferimento immediato in terapia intensiva. La donna non ce l’ha fatta. A quanto si è appreso, l’Asl Roma 4 è intervenuta effettuando nei giorni scorsi un sopralluogo negli ultimi posti frequentati dalla vittima, in particolar modo l’abitazione ladispolana. “E’ un protocollo che deve essere seguito in queste situazioni, – arriva la conferma dal Servizio igiene e sanità pubblica dell’azienda sanitaria Roma 4 – ora si faranno tutti gli accertamenti necessari, anche in sinergia con le Asl delle altre regioni, per capire le cause che hanno portato al contagio legionella”.

Controlli in corso nelle abitazioni, specie nelle condotte idriche ma anche negli impianti di condizionamento delle strutture ricettive dove potrebbero essersi annidati i batteri. E ciò non è escluso riguardi i successivi due casi. Un geometra cerveterano 49enne ma residente a Ladispoli è l’altra persona morta, a metà gennaio, in seguito ad una polmonite legata ad una infezione da legionella. Il professionista in quel periodo aveva soggiornato in un b&b fuori città. Subito dopo la malattia, il ricovero in ospedale e il decesso. Analoga situazione per il terzo soggetto: una breve vacanza in Umbria e gli stessi sintomi dopo aver trascorso dei giorni in una struttura ricettiva. Che il germe sia stato inalato dai vapori d’acqua o dai condizionatori di case poco “vissute”, o di strutture turistiche, si saprà a breve. Quel che l’Asl ci tiene a precisare è che tuttavia la legionella non si può trasmettere da persona a persona.