Ladispoli, processo Bertazzoni: una condanna e due assoluzioni

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Sentenza di primo grado: Emanuele Orefice condannato a 3 anni; il fratello Vincenzo e il cognato Maximiliano Paolella sono stati assolti con formula piena.

È arrivato ad una svolta il processo (rito abbreviato) relativo al pestaggio di Marco Bertazzoni, avvenuto a luglio 2020 in piazza Rossellini a Ladispoli (nella foto). Ieri il gip di Civitavecchia ha condannato a 3 anni di carcere Emanuele Orefice e ha assolto invece il fratello Vincenzo e il cognato Maximiliano Paolella. Il capo di imputazione è lesioni gravissime aggravate dai futili motivi (la vittima perse anche l’uso dell’occhio dopo essere stato aggredito). I fatti erano stati ricostruiti dai carabinieri della stazione locale. Il 20 luglio di un anno fa si presentò Bertazzoni con la sua fidanzata raccontando di essere stato picchiato brutalmente da più persone intorno alle 3 di notte. Tutti si conoscevano anche perché frequentavano la stessa palestra, alcuni di loro con la passione dell’arte marziale mista. Il movente per gli inquirenti andava cercato nel mancato invito ad una festa. Ma forse c’era dell’altro, e nelle ore precedenti all’incontro-scontro emersero infatti scambi di messaggi telefonici molto duri. Un botta e risposta che preannunciò una lite che effettivamente avvenne di lì a poco. Al termine delle attività investigative, dopo due mesi praticamente, i carabinieri arrestarono i tre. Durante gli interrogatori di garanzia, Emanuele Orefice, 32 anni, si assunse la responsabilità di tutto. Si arriva a marzo 2021 e Vincenzo Orefice e il cognato Paolella, rispettivamente di 23 e 32 anni, tornano in libertà. Ieri la sentenza che – come confermato da Pietro Messina, avvocato di Emanuele Orefice – verrà impugnata. “Orefice si è preso subito la sua responsabilità e due testimoni che si trovavano in piazza si sono rivelati utili alla causa fornendo il loro racconto e facendo cambiare il quadro probatorio che ha portato all’assoluzione di due imputati”, ha aggiunto Messina.

Soddisfatto invece il legale dei due imputati assolti. «Lo avevamo sempre sostenuto – commenta Carmelo Antonio Pirrone – e ora il tribunale ha accolto la tesi difensiva, condividendo i profili di estraneità dai fatti così come contestati a carico di Vincenzo Orefice e Maximiliano Paolella».